Il lockdown un po’ come una spirale ci ha risucchiati in un limbo dal tempo sospeso e ovattato, costringendoci a stare fermi, a rallentare i ritmi, a distogliere l’attenzione da tutto quello che un attimo prima ci sembrava fondamentale nelle nostre vite. Il settore moda ha molto patito questo delicato momento storico, che però è stato anche l'occasione per porsi delle domande e pensare a qualcosa di nuovo. Perché comprimere mesi e mesi di lavoro in sfilate a cadenza stagionale? Perché ridurre il tutto in pochi minuti di show? Perché non puntare, piuttosto, su una narrazione alternativa, più fedele a quanto vissuto in questi mesi? Esattamente questo si è chiesto Alessandro Michele, che ha deciso di lasciarsi alle spalle le sfilate e racchiudere la nuova collezione estiva Ouverture of Something that Never Ended in 7 mini film, frutto delle consapevolezze emerse in lui in questo momento delicato. Negli Appunti dal silenzio scritti durante il lockdown e pubblicati su Instagram già si avvertiva questo bisogno forte di sperimentare nuove direzioni creative.

Nel mio piccolo, avverto impellente la necessità di cambiare molte cose del mio lavoro. In fondo l’inclinazione al cambiamento ha sempre contraddistinto la mia vita professionale, marcandola con una naturale e gioiosa irrequietezza creativa. Ma questa crisi è come se avesse amplificato tale urgenza trasformativa, rendendola non più differibile.

Alessandro Michele collabora con Gus Van Sant

Il direttore creativo di Gucci ha trovato un modo nuovo per presentare al mondo la nuova collezione estiva della Maison. Alessandro Michele non ha lasciato che il lockdown lo sfiorasse e lo lasciasse uguale a prima: ha messo a fuoco le conseguenze che sta avendo e avrà sulla moda e ha cercato nuove strade. Perché il settore non sarà più lo stesso dopo questa esperienza, ma non lo saremo nemmeno noi. Ecco perché ha pensato a un festival digitale di moda e cinema: il GucciFest. Nessuna tradizionale sfilata, bensì un film al giorno per una settimana, dal 16 al 22 novembre, tutti visionabili su YouTube Fashion, Weibo, il canale YouTube del marchio e il sito dedicato alla rassegna. Nei sette cortometraggi, della durata di circa 20 minuti ciascuno, alla regia c'è il pluripremiato Gus Van Sant: vi si respira un'atmosfera onirica, realtà e finzione si mescolano fino a diventare inscindibili. La protagonista è l'attrice Silvia Calderoni, ma danno il loro contributo anche alcune celebrities amiche della Maison, come Harry Styles e Billie Eilish. E se la trama di base (la vita della protagonista) è lo "stratagemma" per presentare la nuova collezione Gucci, Alessandro Michele ne approfitta per compiere un passo in più. Non si limita a far indossare i capi ai personaggi: in ogni scena fluttuano dei messaggi e delle riflessioni sul tempo in cui ci troviamo, su come è cambiato e ancora cambierà.

Silvia Calderoni, Episodio 2: At The Café
in foto: Silvia Calderoni, Episodio 2: At The Café

GucciFest: oltre gli abiti c'è di più

Il primo episodio del GucciFest è un'immersione nella routine mattutina della protagonista, che si muove negli spazi domestici svolgendo diverse attività. La vediamo fare yoga con una tutina di pizzo e girare in casa in abito da sera, poi si lava i denti, sistema il letto e ritira la posta. Proprio in questo momento c'è un piccolo indizio in merito a ciò che regista e direttore creativo ci vogliono trasmettere, che non è la semplice rielaborazione di una sfilata in passerella. La protagonista trova tra le lettere un volantino con scritto: «Voglio dirti che non potrei mai dimenticare il modo in cui mi hai detto ogni cosa senza dire niente». Il mini film non ha dialoghi, non sappiamo cosa pensa la protagonista, che però riesce a dire tutto con il gesto successivo: lancia dal balcone un abito rosso della sfilata Gucci donna Autunno/Inverno 2015, quella che segnò il debutto di Alessandro Michele con la Maison.

Silvia Calderoni, Episodio 3: At the post office.
in foto: Silvia Calderoni, Episodio 3: At the post office.

Nei cortometraggi una riflessione sulla moda

Il volantino e l'abito rosso sono il filo conduttore con l'episodio successivo. La protagonista si sposta in un café dove incontra un'amica e tanti altri personaggi enigmatici, con cui si lancia in conversazioni surreali. Molte delle donne sedute all'esterno indossano proprio il famoso abito rosso: il passato non si supera mai del tutto, mentre ci si sposta verso il nuovo, verso il futuro. E ritorna anche il misterioso volantino, su una parete. Fa la sua comparsa, ma sotto forma di francobollo, anche nel terzo episodio ambientato alle poste, dove Silvia si reca per spedire una cartolina. E qui tra le persone in fila c'è il critico d'arte Achille Bonito Oliva, il quale fa una telefonata al cantante Harry Styles e si lancia in riflessioni profonde sulla cultura e la moda contemporanea: «Viviamo in un'epoca un po' nervosa, fatta di conflitti e confronti, ma anche di coesistenza di gioiose differenze. Questo nell'ambito della cultura lo si può vedere nei vari campi, se pure restano le differenze. La moda veste l'umanità, l'arte la mette a nudo. La nostra è un'epoca di contaminazioni dove prevale una sfiducia nel futuro, ma una considerazione del presente».

Harry Styles, Episodio 3: At the post office
in foto: Harry Styles, Episodio 3: At the post office

Alessandro Michele non dà risposte, ma ci fa porre domande

Tutti i performer coinvolti nel GucciFest, a cominciare dalla Calderoni, non fanno da manichini. Indossano sì gli abiti di un brand, ma ci comunicano episodio dopo episodio la loro necessità di relazioni, la loro solitudine, il loro tendersi verso il mondo con spirito propositivo e con voglia di cambiamento. Che è poi lo spirito di Alessandro Michele nei confronti della moda. Lo stilista anche stavolta è stato capace di guardare oltre, di sperimentare e aprire la passerella a una dimensione ben più ampia di quella estetica, più vicina alla riflessione, portandoci a chiedere in che direzione stiamo andando e chi saremo domani. Sicuramente le risposte non le troveremo nell'ultimo episodio della rassegna, ma saremo forse più propensi e pronti a cercarle, ciascuno nel proprio, al termine della visione.