Questa mattina mi sono svegliata con il profumo di caffè. Pensavo di essere in ritardo per preparare la colazione e sono scesa in cucina in fretta e furia, trovandomi davanti lui che aveva preparato il caffè e i pancakes, ed era persino uscito a comprare la mimosa, che spicca sul tavolo della cucina. L'ho guardato sorpresa e un po' impaurita, ma poi lui è venuto verso di me e mi ha abbracciata forte. Ho sussultato quando mi ha stretta a sé, ma ho fatto finta di nulla, perché volevo godermi quel momento fino alla fine. Ho chiuso gli occhi, sognando che quell'attimo durasse per sempre, che quella gentilezza, quella delicatezza e quell'amore che vedevo nei suoi occhi durassero in eterno.

Mi ha guardata e mi ha chiesto scusa se qualche volta è un po' burbero, e mentre me lo diceva mi accarezzava i polsi. Durante la colazione mi ha riempita di parole dolci, mi ha detto che oggi per la Festa della Donna voleva portarmi al mare, di prepararmi e di farmi ancora più bella di quella che sono abitualmente. Non sono abituata a questo tono, e non sono neanche abituata a sentirmi dire da lui che sono bella. Rimango impietrita, senza sapere bene cosa fare, cosa dire. Dopo la colazione mi abbraccia di nuovo e mi porge il mazzo di fiori con i tulipani, i miei fiori preferiti, e la mimosa: "Giada questi sono per te, oggi voglio festeggiarti". Mi dice che ha un paio di appuntamenti di lavoro, ma che rientrerà per le 12.00 e che mi porterà a pranzo in quel posticino in riva al mare che mi piace tanto. Mi bacia e va via. Rimango ferma fissando il vuoto, pensando di sognare, e senza accorgermene mi lascio cadere sul divano. Ma mi sveglio subito da quello che sembrava un sogno. Mi sveglio perché cadendo sul divano la mia schiena mi ha ricordato la vita reale. Mi ha ricordato che ieri sera mi ha tirato uno schiaffo fortissimo in faccia perché avevo messo troppo sale sulla carne. Mi ha ricordato che dopo avermi buttato a terra, mi ha riempito di calci. Mi ha ricordato che da settimane ho i segni delle sue dita sui polsi.

Provo a non pensare e inizio a pulire la cucina, così se lui avesse dimenticato qualcosa e torna in casa non trova disordine. Mi faccio una doccia, sperando che l'acqua tiepida riesca a placare del tutto i pensieri e i ricordi di ieri. E del giorno prima. E di quello prima ancora. Esco dalla doccia mentre suona il telefono: è un messaggio sul gruppo che ho in comune con le mie amiche, che ormai guardo a stento perché a lui da fastidio quando sto al telefono con le ragazze. Sara ha inviato la foto di una scritta sul muro, dice di averla fotografata mentre andava al lavoro. Riconosco il posto, è dietro al parco dove ci incontravamo sempre quando eravamo più piccole. La frase è chiara e decisa, scritta a caratteri cubitali con una bomboletta nera su un muro scrostato: "La festa della donna è tutti i giorni". Mi guardo allo specchio: io tutti i giorni vedo solo schiaffi, insulti e violenza. Guardo il mio occhio viola, e penso a quanto sarebbe bello se lui fosse ogni giorno la persona che era stamattina, la persona che era quando mi sono innamorata di lui. Dolce, premuroso e gentile. Guardo il graffio sulla spalla e penso a come sarebbe bello se la quotidianità fosse fatta di colazione insieme, profumo di caffè al risveglio e fiori sul tavolo.

È davvero questa la vita che sognavo da bambina? È davvero questo il posto in cui voglio stare? È davvero questo l'amore che voglio per me? È la prima volta che ascolto davvero la mia risposta a queste domande che mi pongo da tempo. La prima volta che lo dico ad alta voce. E la risposta è no. Adesso, qui, davanti a uno specchio che mostra chiaramente i miei lividi sul corpo, gli occhi gonfi, i graffi e il volto provato da notti insonni e pianti, ho deciso di cambiare vita. Chiamo Sara, perché so che quel messaggio l'ha mandato sul gruppo ma in realtà era indirizzato a me. Cerca da mesi di farmi aprire gli occhi, cerca di farmi capire che lui non cambierà, che non sono io a essere sbagliata ma che è lui a essere sbagliato per me. Sono mesi che mi chiede di denunciarlo e di andare via da quella casa. Adesso sono pronta. Adesso dico basta. Risponde al primo squillo. Le dico solo un "Vieni a portarmi via da qui?" e mi risponde "Arrivo". Non so cosa dirà in ufficio. Non so se avesse qualche impegno. In questo momento so solo che voglio scappare da tutto questo. Sara arriva mentre io butto dentro al borsone i miei vestiti. Mi aiuta a raccogliere velocemente tutte le mie cose, e poi mi accompagna fuori dalla porta, lasciando le mie chiavi sul tavolo della cucina, proprio di fianco ai fiori.

Mentre mi accompagna a fare la denuncia che avrei dovuto fare già da tempo, vedo sul ciglio della strada un chioschetto di fiori. Chiedo a Sara di fermarsi, scendo e compro un mazzo di mimose. Adesso questo mazzo posso apprezzarlo per davvero, perché è il simbolo dell'amore che, finalmente, provo per me stessa. Simbolo della mia rinascita, del coraggio che sono riuscita a tirare fuori per amarmi davvero, per scappare da quella realtà fatta di violenza.

Le donne si festeggiano sempre, non solo l'8 Marzo

La storia di Giada è inventata, un racconto che mette in luce la realtà in cui, purtroppo, molte donne si ritrovano senza nessuna colpa e senza riuscire a scappare. Una realtà in cui i piccoli attimi di amore e attenzioni che dovrebbero essere ordinari diventano straordinari, perché l‘ordinario è fatto di violenze, insulti e abusi. È una frase retorica quella che abbiamo immaginato Sara trovasse sul muro e inviasse alla sua amica in difficoltà. Quante volte abbiamo sentito che le donne non si festeggiano solo l'8 Marzo? Una frase retorica che però ha un significato vero e fondamentale: la donna va amata e soprattutto rispettata ogni giorno, non soltanto alla Festa della Donna. "Al primo schiaffo bisogna denunciare" ha detto Loredana Bertè sul palco dell'Ariston ed è proprio così: la violenza non va mai sopportata, giustificata, assecondata. La violenza va denunciata, sempre.