Oggi lo diamo per scontato: le donne votano come gli uomini. Ma dietro questa semplice affermazione c'è una lunga storia di lotte, battaglie, scioperi, manifestazioni e violenze. Una storia da ricordare oggi, in occasione della Giornata internazionale della Donna. La battaglia per il voto è dovuta principalmente al movimento delle suffragette che scendevano in piazza per chiedere il suffragio universale tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Il diritto di voto quindi non è una conquista così antica come può sembrare: in Italia, per esempio, sono passati appena 75 anni dalle prime elezioni in cui hanno partecipato anche le donne. Il suffragio femminile fu introdotto nella legislazione internazionale nel 1948, quando le Nazioni Unite adottarono la Dichiarazione universale dei diritti umani. Ma ogni stato ha avuto un percorso separato: gli Stati Uniti hanno festeggiato un secolo di suffragio universale nel 2020, mentre quest'anno tocca all'Azerbaijan. Ecco le prime (e le ultime) nazioni al mondo a far votare le donne.

I primi Paesi in Europa e nel mondo

La Nuova Zelanda è il primo stato al mondo a introdurre il suffragio universale nel 1893, poi fu la volta dell'Australia. In Europa il primo Stato fu la Finlandia nel 1906: l'anno dopo alcune donne entrarono nel parlamento finlandese. Poi toccò alla Norvegia, alla Svezia e alla Danimarca. Nel 1918, concluso il primo conflitto mondiale, il diritto di voto fu concesso alle donne nel Regno Unito, in Irlanda, in Germania e in Polonia. Spagna e Portogallo riconobbero il diritto di voto nel 1931 e nel 1945 fu la volta di Francia e Italia. Nel nostro Paese le donne entrarono nelle cabine elettorali per la prima volta per le elezioni amministrative del 10 marzo 1946 e poi alle elezioni politiche del 2 giugno 1946, che si svolsero insieme al referendum in cui italiani e italiane furono chiamate a scegliere per la repubblica o per la monarchia.

Due donne all’urna nel 1917
in foto: Due donne all’urna nel 1917

L'Isola degli Uomini è stata tra i primi a garantire il voto alle donne

Ma ci sono diversi precedenti storici in Europa e nel mondo, anche se limitati nel tempo: in Svezia, tra tra il 1718 ed il 1772, ci fu un periodo in cui le donne erano autorizzate a votare (seppure con alcune restrizioni). Lo stesso accadde nella Repubblica di Corsica tra il 1755 ed il 1769, diritto revocato poi con l'annessione alla Francia. C'è poi un caso particolarmente curioso: per un paradosso storico "l'Isola degli Uomini", dipendenza della Corona Britannica localizzata nel mare irlandese, garantì un limitato diritto di voto alle donne già nel 1881. L'eccezione italiana fu la Toscana, nel 1849.

I "ritardatari": i Paesi del Medio Oriente

Il voto alle donne è stata una delle più grandi conquiste del Novecento: fino a quel momento metà della popolazione era stata sistematicamente esclusa dai processi decisionali. Ma per molti Stati il voto è una conquista più che recente: il caso più clamoroso è l'Arabia Saudita, dove le donne possono votare da neppure dieci anni. La prima volta in cui hanno potuto votare (ed essere votate) è stata nel 2015. In Qatar dal 1999, in Afghanistan dal 2001 e negli Emirati Arabi solo dal 2006. C'è poi da considerare il fatto che un diritto garantito sulla carta non sempre corrisponde a un diritto esercitato nella realtà. In molte parti del mondo analfabetismo, povertà e intimidazioni ancora sbarrano la strada alla piena partecipazione delle donne alla vita politica. Dimostrando che c'è ancora molto da fare, ogni giorno dell'anno.