E' la fine. Si chiude il viaggio di Achille Lauro a Sanremo 2021. Si chiude con il cantante che, sui commenti in voice over di personaggi famosi che lo trafiggono con le parole, si inginocchia sul palco e mostra il petto sanguinante, infilzato da rose rosse. Lauro nella serata finale veste i panni di Rodolfo Valentino, con completo fucsia in velluto di Gucci. Ad accompagnare la sua performance l'Etoile del Teatro di Roma Giacomo Castellana.

Con questa interpretazione si interrompe il viaggio nei generi musicali ma prosegue la celebrazione di icone del passato che hanno fatto la storia. Icone rivoluzionarie a proprio modo. Lauro sanguina ancora, questa volta trafitto dalle "accuse della gente", prima aveva pianto lacrime di sangue, come la Madonna, perché deluso dall'umanità immobile dinanzi a uno schermo.

Dopo che Achille Lauro è salito sul palco della quarta serata di Sanremo vestendo come una sposa punk, e reggendo una bandiera dell'Italia, una fetta di pubblico è insorta sui social. Forse offesa dal gesto del cantante? Forse perché poco dopo ha baciato un uomo? Forse perché vestiva da donna? Certo, in un Paese in cui le persone continuano a chiedersi se Lauro sia gay solo perché sul palco indossa capi che nell'immaginario comune appartengono al guardaroba femminile, la cosa è preoccupante.

Nel quarto quadro sanremese Lauro non era solo una sposa con abito di piume: rappresentava "La Libertà che guida il popolo", il dipinto olio su tela di Eugène Delacroix del 1830, in cui la libertà è raffigurata come una donna con un abito bianco cadente che lascia il seno scoperto, proprio come quello del performer a Sanremo.

In molti hanno scritto sui social che Lauro non è un'artista e non è un cantante. Vero, Lauro non è solo un cantante, forse la sua voce non è neanche il suo punto forte. E' un performer, un'artista che usa il corpo e il palco su cui si esibisce per schiaffare in faccia ai benpensanti una serie di provocazioni ben studiate. Provocazioni importanti, che alimentano discussioni ancor più importanti, una su tutte la libertà di essere se stessi. La libertà di non doversi per forza definire in un modo o nell'altro; la libertà di non riconoscersi in modelli di genere predefiniti o culturalmente tramandati nel tempo. Questo non vuol dire minare le basi che danno sicurezza a molti. Non vuol dire distruggere il concetto di maschile e di femminile. La performance di Lauro e il suo grido di libertà non minano necessariamente il modo "classico" di intendere i ruoli. La sua piuttosto è una spinta ad accettare anche chi in un modello precostituito non si riconosce. Chi un modello vuole crearselo da solo. E anche chi non sente di voler seguire nessun modello.

Achille Lauro nei panni di Mina
in foto: Achille Lauro nei panni di Mina

In molti poi hanno detto, e dicono, che le performance di Achille Lauro sono solo un'operazione commerciale ben studiata per far vendere più dischi e più prodotti della casa di moda che lo veste. A creare il suo guardaroba sanremese è stato Alessandro Michele, designer di Gucci, lo stesso brand che l'ha vestito a Sanremo lo scorso anno. A ideare i look lo stylist di Lauro, Nicolò Cerioni, che segue star come i Maneskin, Orietta Berti e Simona Ventura. E' senza dubbio vero che dietro le esibizioni di Lauro c'è anche un interesse commerciale. Del resto a muovere il mondo, purtroppo, sono i soldi e non l'amore come vorrebbero i romantici.

Appena Lauro sale sul palco il brand che lo segue invia dettagli del suoi look, con focus persino sul make up e sui prodotti usati per truccarlo. Detto questo, chi se ne frega se dietro le esibizioni di Achille Lauro c'è un' operazione di marketing. E' palese che ci sia. Ma che c'importa? Quello che importa è che si parli di Lauro, che con una bandiera italiana in mano sposa un altro uomo. Quello che importa è che dopo l'esibizione di Lauro, forse, i più giovani che hanno come riferimenti musicali solo rapper e cantanti provenienti dai reality, incuriositi dalla lunga treccia di Lauro, vadano a scoprire chi è Mina e s'innamorino della sua voce. Che si chiedano cos'è il glam rock e perché il punk è stato rivoluzionario. Che cerchino sul web le foto di Rodolfo Valentino. E soprattutto che spinti da ciò che hanno visto a Sanremo abbiano i coraggio di vestirsi come meglio credono e di essere quello che sentono di essere.

Al cinema i film più complessi sono quelli non finiti, sono quelli che quando esci dalla sala ti turbano in qualche modo, ti aprono nella mente domande e interrogativi. Perché grazie a quegli interrogativi possiamo uscire dal torpore in cui reality e video da 30 secondi sui social ci fanno piombare. Se un quadro di Achille Lauro spinge alla discussione, alla riflessione, se genera un pensiero nel pubblico a chi importa che dietro quel quadro c'è un brand che lo sponsorizza?

Dunque Lauro non è un cantante, forse. Non è un artista. Forse. Lauro è solo un'operazione di marketing. Forse. Achille Lauro è un genio. Forse. Certo è che il suo messaggio di libertà è stato inviato e recepito forte e chiaro. Forse la sua arte si chiama libertà.