Dopo il tanto atteso annuncio dei Big che prenderanno parte al Festival di Sanremo, è la volta di conoscere chi affiancherà Amadeus sul palcoscenico dell'Ariston e chi interverrà, di serata in serata, come ospite. I primi nomi sono stati svelati e uno in particolare conferma l'attenzione del conduttore e direttore artistico a dare un'impronta innovativa alla kermesse, che quest'anno si va a inserire in un quadro difficile dal punto di vista organizzativo data la pandemia. Il nome di Achille Lauro per tutte e cinque le serate fa presagire grandi cose: certamente ne vedremo delle belle. Meno certo, è se quello che il performer ha in mente verrà apprezzato e capito da tutti o se verrà nuovamente fischiato e criticato.

Achille Lauro non smette di stupire e provocare

Non si può parlare di esibizioni e forse anche il termine performance appare riduttivo. Non a caso per spiegare il contributo di Achille Lauro sul palcoscenico dell'Ariston Amadeus ha parlato di cinque "quadri" nel corso delle cinque serate della kermesse (dal 2 al 6 marzo). L'esperienza dell'anno scorso è stata di grande impatto, ma non si può certo dire che abbia convinto tutto il pubblico. Amadeus, però, nel potenziale dell'artista ci crede e per questo lo ha voluto per tutta la durata del Festival. Cosa c'è da aspettarsi dunque? Sicuramente nulla di banale, nulla di scontato, ma qualcosa capace di creare dibattito andando fuori dagli schemi. Insomma, quanto fatto a Sanremo 2020 già ci può dare un'idea. A febbraio Lauro aveva stupito tutti con dei look eccentrici e stravaganti, attirando su di sé non poche critiche. Ma non erano provocazioni e basta: erano un invito ad andare oltre le apparenze, a esprimere se stessi a pieno senza censure di perbenismo, senza nascondersi dietro ciò che la società ritiene corretto, educato, consono, giusto. Lauro se ne frega, come canta in una sua canzone, dei giudizi di chi vorrebbe un mondo schematizzato e piatto, fatto di manichini tutti uguali piuttosto che di personalità uniche e diverse, ma soprattutto libere.

Dietro ogni look un inno alla libertà

Un outifit ispirato a Ziggy Stardust, uno alla Marchesa Casati, uno a Elisabetta I, uno "spogliarello" simbolico alla San Francesco, il bacio a Boss Doms: a Sanremo 2020 tutto era in linea con l'intento di lanciare un messaggio, più che cantare e basta, un messaggio di libertà. Non a caso, le figure scelte come fonte di ispirazione sono state tutte rivoluzionarie ed iconiche da quel punto di vista. A curare i look di Lauro erano stati lo stylist Nicolò Cerioni e Alessandro Michele (direttore creativo di Gucci), noto per le sue provocazioni e per le sue collezioni no gender. Il cantante non a caso è a favore della fluidità di genere. Nel libro Sono io Amleto spiega:

Indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza. Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina.

Quello che in questo estratto del libro viene spiegato a parole è quello che, con un lavoro d'immagine, è stato fatto attraverso degli abiti, con una potenza ancora maggiore. Ciò che Lauro ha indossato a Sanremo a suo modo parlava e raccontava la storia di tutti coloro che hanno scelto di uscire da certe gabbie, sfidando una società ancora bigotta e retrograda in merito ad alcuni aspetti. Maschio o femmina, gonna o pantaloni, rosa o azzurro, bello o brutto, grasso o magro: oltre le categorie e gli stereotipi esistono una varietà di sfumature che vale la pena conoscere. Quest'anno ci faremo trovare un po' più pronti o torneremo nel tranello degli schemi, chiedendo ancora a Google se Achille Lauro è etero o gay?