«Alle donne vengono affidati ruoli di leadership soltanto quando le cose si mettono davvero male», scriveva anni fa la nigeriana Ngogi Okonjo-Iweala. Lasciamo stare fiori e mimose, la riproposizione dei cliché a cui siamo ingabbiate da anni nel giorno della Festa della Donna e concentriamoci sull’anno che stiamo vivendo, sull’energia che stiamo spendendo da 365 giorni per restare a galla, per cambiare le cose, per modificare una narrazione ancora maschio riferita. La leadership, si diceva. Se può esserci una definizione univoca, cioè quella di essere a capo di qualcuno o qualcosa, dal fronte femminile dobbiamo rivolgere il nostro sguardo all’estero. Se invece osserviamo l’anno della pandemia che ancora non accenna a smorzare i suoi effetti, le donne del nostro Paese sono state e sono tutt’ora le protagoniste di questa battaglia. Spesso defilate e silenziose, hanno preferito dimostrare con i fatti e con il lavoro il loro valore.

Annalisa Malara: quell'intuizione che ci fece scoprire il Covid in Italia

Era di turno la notte tra il 20 e il 21 febbraio quando Mattia Maestri, il "paziente uno", venne portato in Pronto soccorso. Annalisa Malara, anestesista all’ospedale di Codogno, ipotizzò per prima che la grave polmonite del 38enne potesse essere un caso Covid-19. Rimase in rianimazione accanto a lui per 36 ore di fila. La sua intuizione e la forzatura dei protocolli hanno salvato la vita di Mattia, accelerato la presa di coscienza dell’Italia e dell’Europa sul virus, che sembrava ancora una minaccia lontana e che invece circolava indisturbato da mesi, e portato alla chiusura immediata del pronto soccorso di Codogno.

Elena Pagliarini, una foto diventata simbolo

Un turno di lavoro lunghissimo appena terminato. Addormentata davanti al computer con la mascherina ancora sul volto. La foto di Elena Pagliarini, infermiera dell’ospedale di Cremona, è diventata il simbolo della lotta al Covid nei reparti di tutta Italia durante la prima ondata. Era proprio l’8 marzo dello scorso anno, e pochi giorni dopo quello scatto, lei stessa si è trovata a combattere contro il virus con la paura di non farcela come tanti suoi pazienti. È stata nominata Cavaliere al merito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Alessia Bonari, un selfie come monito per i negazionisti

E poi un viso, un selfie, che è passato di smartphone in smartphone. È Alessia Bonari, 24enne toscana che lavora come infermiera in un ospedale di Milano. Un volto stanco, con i segni della mascherina ben visibili a fare da monito a noi, ancora in cerca di un aperitivo al bar, che il Covid non fosse uno scherzo. Ha raccontato dei turni massacranti all’ospedale, i reparti zeppi e il monito di non sottovalutare il virus, di restare a casa come atto di intelligenza e solidarietà.

Le tre ricercatrici che hanno isolato il virus

Mentre eravamo a fare la conta dei primi decessi, quando tutto era confuso e l’Italia si divideva tra chi credeva che il Covid fosse una semplice influenza e chi brancolava nel buio, una luce è stata accesa e alcune risposte sono arrivate. Il merito è del team di ricerca, tutto al femminile, dell’ospedale Spallanzani di Roma: la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi, la ricercatrice Francesca Colavita e la responsabile dell’Unità virus emergenti Concetta Castiletti. Sono loro che sono riuscite a isolare il virus permettendo di conoscerne meglio la sua natura e così avviare la ricerca per il vaccino. È doveroso ricordare chi, per primo, ci ha accompagnato verso il vaccino anti Covid, perché è il segno (spesso dimenticato) della qualità delle nostre ricercatrici e scienziate che, ricordiamolo, la maggior parte delle volte hanno difficoltà nell’accesso al lavoro in laboratorio rispetto ai loro colleghi uomini.

Francesca Silveri, la bellezza delle favole lette all'aria aperta

La didattica a distanza è diventata la realtà degli adolescenti da un anno a questa parte. Durante il 2020, quando anche le scuole di ordine inferiore erano chiuse, costringendo i bambini alla reclusione e auna sorta di alienazione sociale, una maestra d’asilo di Prato ha portato i suoi alunni in un parco a leggere favole. Francesca Silveri, col suo progetto “Prati nelle storie” non si è mai fermata nonostante le polemiche di alcuni sindacati ed è stata d’esempio per molte altre maestre in tutto il Paese. Perché non c'è solo la dad, per non dimenticare l'importanza della condivisione ci sono soluzioni alternative e in sicurezza: Francesca l'ha messe in pratica.

La speranza del vaccino grazie a Özlem Türeci

Özlem Türeci, direttrice sanitaria di BioNtech, è la donna che ha sviluppato, con il marito Ugur Sahin il primo vaccino efficace contro il Covid. Figlia di medici immigrati turchi, immunologa, è cresciuta in Germania e si è fatta strada in un mondo in cui la scienza è un settore per lo più a trazione maschile. A lei e alla sua squadra si deve lo sviluppo lampo del vaccino che sta tentando di sconfiggere la pandemia da Covid. 11 mesi, anziché quattro anni, per la realizzazione di un vaccino seguendo tutte le procedure di sicurezza. Un vero record.

Angela Merkel e Jacinda Ardern: la gestione del Covid passa dalla buona politica

Mentre queste donne, nel periodo più fragile che il mondo contemporaneo abbia mai vissuto, svolgevano il loro lavoro quotidiano senza far rumore, ci sono state altrettante donne nello scacchiere politico mondiale che hanno avuto ruoli di primo piano nel combattere il virus a suon di decisioni, strategie, giusta comunicazione. È il caso della cancelliera Angela Merkel, alla guida della Germania da quindici anni, che in un discorso lucido e deciso davanti al Parlamento ha dichiarato:

Il fatto che l'Europa sia dove si trova oggi è dovuto all'Illuminismo e alla convinzione che ci sono delle scoperte scientifiche che sono reali e a cui è meglio attenersi. Ho deciso di studiare fisica nella DDR perché ero sicura che si possano annullare molte cose, ma non si può annullare la gravità, non si può annullare la velocità della luce e non si possono annullare altri fatti. E questo continuerà ad essere vero.

Nell'epoca delle fake news e delle comunicazioni un tanto al chilo, la cancelliera ha gestito la pandemia con decisione e quello spirito scientifico che a tratti è sembrato mancare in altri Paesi. La forza della comunicazione è stato un punto fondamentale anche fuori dall'Europa, nella politica neozelandese di Jacinda Ardern. "Parole umane", così le ha definite il Guardian in un recente articolo in cui si analizzava la potenza della premier nella sua gestione della pandemia, talmente efficace da aver sconfitto il Covid da mesi. Messaggi chiari, empatici, alternati a lockdown brevi e mirati hanno reso la ricetta della Ardern quella giusta.  Un successo suggellato da una riconferma al Governo con oltre il 57 per cento dei voti. Il secondo esecutivo, scelto dalla Ardern, vede la prima donna maori a ricoprire il ruolo di misura degli Esteri, Nanaia Mahuta e un vicepremier, Grant Robinson, che è il primo apertamente gay nella storia della Nuova Zelanda.

Ursula Von der Leyen: indirizzare l'Unione Europea nel pieno della pandemia

Tornando in Europa, non può mancare un cenno sull'Unione Europea. Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione, negli ultimi giorni è stata contestata per la gestione della campagna vaccinale. Accusata da più parti di essere stata morbida nelle negoziazioni con le casa farmaceutiche per i vaccini (di cui scontiamo ritardi ingiustificabili), ha il merito di aver gestito al meglio la cooperazione tra Paesi non propriamente abituati a farlo, in periodi di normalità. Sin dal suo insediamento ha fatto del raggiungimento della parità di genere un obiettivo non negoziabile, inserendolo come criterio di misurazione per ogni obiettivo dell'Ue, e in pieno Covid ha messo in campo il progetto Next Generation Eu, fatto di aiuti a fondo perduto e prestiti europei.

Dimentichiamoci dell'8 marzo

Non c'è granché da festeggiare quest'anno, ma probabilmente un reale motivo non c'è mai stato. La festa della donna ha di per sé quegli obblighi che le grandi occasioni impongono: fare gruppo, brindare, essere protagoniste. Se il mondo non è ancora diventato un posto accogliente per noi come vorremmo, se ci sentiamo ancora ospiti indesiderate, guardiamo ancora una volta la lista di queste donne appena citate: comuni e non, ognuna ha fatto suo il mestiere che aveva scelto, non tirandosi indietro davanti a una sfida più grande di loro. E a fronte di queste poche citate, non dimentichiamo le migliaia che, anonimamente, portano avanti la loro battaglia verso l'uguaglianza e la parità. A loro, a noi, auguriamo ancora e sempre "buon vento".