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Opinioni
6 Marzo 2020
07:30

Feminist Five: le cinque donne ribelli di Pechino che sfidano il regime cinese

Cinque ragazze vengono incarcerate per aver affisso dei manifesti di denuncia contro le molestie sessuali che molte donne subivano sui mezzi pubblici. Proprio la loro detenzione accende la scintilla che porterà migliaia di persone sui social a chiedere a gran voce la liberazione delle Feminist Five, le ragazze che hanno osato sfidare il regime cinese.
A cura di Giulia Torlone
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Nadia Murad, Danica Roem, Gulalai Ismail, Minerva Velanzuela, Khalida Popal: alle lottatrici che ci accompagnano fino all'8 marzo oggi si aggiunge un tassello in più: quello delle Feminist Five.  Quando la polizia cinese ha arrestato l'attivista femminista Li Maizi la notte del 6 marzo 2015, l'hanno trattenuta in una piccola stanza non riscaldata di una stazione di polizia di Pechino, con la temperatura che arrivava sotto lo zero. Gli interrogatori iniziarono immediatamente: perché stava organizzando attività sovversive sulle molestie sessuali? Con chi stava lavorando? Nel tentativo di convincere Li a parlare, un agente della sicurezza la portò fuori dalla stanza per mostrarle un gruppo di donne che stava aspettando nella zona d'ingresso: avevano arrestato così tante giovani femministe quella notte che non c'erano abbastanza stanze per gli interrogatori nella stazione di polizia. Li, appena venticinque al momento del suo arresto, non aveva nemmeno contemplato la possibilità che potesse essere detenuta per più di ventiquattro ore solo per aver pianificato di distribuire volantini che denunciavano le molestie sessuali nel suo Paese. Lei e i suoi compagni attivisti non avevano fatto nulla per opporsi al governo.

Finire in carcere per aver denunciato le molestie

Li Maizi è una delle cinque donne arrestate all'inizio di marzo 2015 per aver pianificato di commemorare la Giornata internazionale della donna distribuendo adesivi sulle molestie sessuali sui trasporti pubblici nella capitale cinese di Pechino, la città meridionale di Guangzhou e la città orientale di Hangzhou. Al momento del loro arresto, le donne — Li Maizi, Wei Tingting, Zheng Churan, Wu Rongrong e Wang Man erano completamente sconosciute fuori dalla Cina. Se le donne non fossero state arrestate, le loro attività in occasione della Giornata internazionale della donna sarebbero probabilmente passate inosservate. Tuttavia, nel reprimere queste giovani donne in gran parte anonime, lo stesso governo cinese ha fornito la scintilla per la creazione di un nuovo potente simbolo del dissenso femminista contro uno stato patriarcale e autoritario: Le Feminist Five.

La protesta social per liberare le Feminist Five

La notizia dell'arresto di Feminist Five si diffuse rapidamente in tutto il mondo attraverso la campagna hashtag #FreeTheFive, diventò virale su Twitter, Instagram e Facebook. Gli arresti poi coincisero con i preparativi del presidente cinese Xi Jinping, che sarebbe stato ospite di un vertice delle Nazioni Unite a New York per celebrare il ventesimo anniversario della Conferenza mondiale sulle donne di Pechino. La cosa scatenò una protesta internazionale da parte di organizzazioni e leader mondiali. Hillary Clinton ha twittato:

"Xi ospita un incontro sui diritti delle donne alle Nazioni Unite mentre perseguita le femministe? Senza vergogna."

All'interno del centro di detenzione di Haidian, Li Maizi veniva interrogata almeno una volta al giorno. Di fronte al suo testardo rifiuto di collaborare, gli agenti di sicurezza cercarono costantemente di umiliarla. L' attaccarono per essere lesbica, le davano della prostituta. Gli agenti iniziarono a minacciare i genitori di Li, in particolare suo padre. Gli ordinarono di scrivere una lettera a sua figlia incarcerata, esortandola a rinunciare al suo attivismo, ma Li non smise mai di resistere. Inizialmente, dissero che sarebbe stata condannata a cinque anni di prigione ma, vedendo che Li restava ferma sulle sue posizioni, gli agenti la minacciarono promettendole una detenzione più lunga. La trentasettesima sera di carcere, di fronte all'enorme pressione diplomatica e quella dei social media globali, le autorità rilasciarono rilasciato tutte e cinque le donne su cauzione. Dopo anni dalla loro scarcerazione, le donne restano delle "sospette criminali" con l'accusa di "aver radunato una folla per disturbare l'ordine pubblico", un reato che comporta una pena detentiva fino a cinque anni.

La Cina non è un Paese per donne

Durante la prima era comunista, il governo cinese celebrava pubblicamente l'uguaglianza di genere e si vantava di essere una delle più grandi forze di lavoro femminili al mondo. Ma negli anni '90, le disuguaglianze di genere sono aumentate man mano che la Cina ha accelerato le riforme economiche, smantellando il sistema di parità di occupazione. Nel 1990, ad esempio, lo stipendio medio annuo di una donna urbana era del 77,5% rispetto a quello degli uomini e nel 2010, il reddito medio delle donne urbane è sceso al 67,3% rispetto a quello degli uomini, secondo i dati del governo. La celebrazione femminista di donne single, sessualmente non normative e spesso prive di bambini è assolutamente in antitesi rispetto agli editti governativi secondo cui il matrimonio – tra soli eterosessuali – e la famiglia formano "la cellula fondamentale della società" e sono il fondamento della stabilità politica. La politica del figlio unico sarà anche finita, ma il Partito Comunista vede ancora le donne come sole madri. La lotta delle Feminist Five, che continua sui social, in forma più o meno nascosta, è quanto di più lontano possa esserci da ciò che il Governo cinese si aspetta dalle donne. Queste cinque ragazze, nonostante la detenzione e le minacce, hanno mostrato alle loro coetanee che esiste un’alternativa rispetto all’immagine che il Partito vuole per loro. Che possono essere libere di scegliere, libere di avere figli, libere di innamorarsi di chiunque vogliono. Mostrano una libertà che in Cina è proibita.

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Trent’anni, giornalista professionista, si occupa di politica e questioni di genere tra web, carta stampata e tv. Aquilana di nascita, ha studiato Italianistica a Firenze con una tesi sul rapporto tra gli intellettuali e il potere negli anni duemila. Da tre anni è a Roma, dedicando anima e cuore al giornalismo. Naturalmente polemica e amante delle cose complicate, osserva e scrive per capirci di più, o per porsi ancora più domande. Profondamente convinta che le donne cambieranno il mondo. 
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