Opinioni
13 Settembre 2021
13:58

A Venezia vince un film sull’aborto: il racconto di una guerra (mai finita) sui corpi delle donne

Contro ogni pronostico, a vincere il Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia è la regista Audrey Diwan con il film L’Evenement. La storia di una ragazza che rimane incinta nella Francia degli anni Sessanta, quando l’aborto era reato. Un mondo solo apparentemente lontano da noi, dove il diritto all’aborto è minacciato ogni giorno.
A cura di Beatrice Manca
la regista Audrey Diwan
la regista Audrey Diwan

Dopo la vittoria di Chloé Zhao nel 2020 con Nomadland, un'altra donna vince il Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia: Audrey Diwan, regista di origini libanesi al suo secondo lungometraggio, che arriva al Lido con un film sull'aborto. L’Evenement non è solo una storia degli anni Sessanta, quando l'aborto in Francia era ancora reato, ma è soprattutto un racconto di controllo sul corpo delle donne, e tramite esso sulle loro vite. Non la testimonianza del tempo che fu, ma una storia di oggi: tra il Texas, che ha approvato la legge più restrittiva possibile sull'interruzione volontaria di gravidanza, e l'Italia, dove la stragrande maggioranza dei medici è obiettore di coscienza, la libertà di interrompere una gravidanza non desiderata torna a essere un argomento necessario e urgente, per tutti.

La storia di una donna che vuole decidere sul proprio corpo

Audrey Diwan trionfa a Venezia da semi-sconosciuta con un film potente e delicato tratto da un romanzo autobiografico di Annie Ernaux. Francia, primi anni Sessanta: Anne è una ragazza universitaria che scopre di essere incinta quando l’aborto era ancora reato. Da una parte c'è la legge, che condanna lei e chiunque provi ad aiutarla se decidesse di interrompere la gravidanza. Dall'altra ci sono le sue aspirazioni: lo studio, l'università, la scrittura. Tutti sogni destinati a spezzarsi se decidesse di tenere il bambino, con l'inevitabile destino di madre e casalinga. In mezzo, la grande area grigia e pericolosa degli aborti clandestini (un incubo che ci illudiamo sia scomparso) praticati in casa, di nascosto, tra sensi di colpa e l'ipocrisia di una società crudele con le donne e accomodante con gli uomini. "Volevo raccontare il senso di libertà di questo personaggio trasversale – ha raccontato la regista – Anne è una ragazza che si riappropria del proprio corpo".

Audrey Diwan con Anamaria Vartolomei, protagonista del suo film
Audrey Diwan con Anamaria Vartolomei, protagonista del suo film

Ancora oggi l'aborto non è un diritto per tutte

L’Evenement, con il pretesto di una storia ambientata negli anni Sessanta, parla dei fantasmi di oggi: la piaga degli aborti clandestini, pericolosi e inevitabili in una società che non provvede l'accesso sicuro all'aborto, il senso di colpa e i tabù che circondano la sessualità femminile, la solitudine, l'abbandono, il destino che sembra già scritto da altri. Insomma, Audrey Diwan racconta una storia attuale e mai finita di uomini che controllano il corpo delle donne. Oggi accade anche nel cuore dei civilissimi Stati Uniti, dove il Texas ha proibito gli aborti dopo la sesta gravidanza e si affida alla delazione dei comuni cittadini, ricompensati in denaro se denunciano le donne o chi li aiuta. Ma anche in Europa, in Polonia, il governo ha dato una stretta al diritto delle donne di non diventare madri. Per non parlare dell'Italia, dove un diritto garantito dalla legge spesso è impossibile da attuare tra burocrazia e medici obiettori.

Venezia 78 premia le donne

Ci si aspettava un'edizione a forte presenza femminile e così è stata: a partire dalla giuria a prevalenza femminile, fino ai premi. I film diretti da donne hanno vinto tre ambite statuette: Leone d'oro a Audrey Diwan per L’événement, Leone d'argento alla regia alla già pluripremiata Jane Campion per Il potere del cane e infine premio alla migliore sceneggiatura a Maggie Gyllenhaal per The Lost Daughter. In un'industria dove gli uomini sono ancora la maggioranza nelle stanze dei bottoni – registi, sceneggiatori, produttori esecutivi .- premiare tre donne significa riconoscere l'importanza dello sguardo femminile. E aprire la strada alle registe di domani.

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