Meghan la ribelle, Meghan Markle l’ex duchessa libera. Se ne rincorrono tante sul conto della moglie del Principe Harry, la protagonista indiscussa di una favola moderna. Già, perché se Grace Kelly incarnava una mentalità d’altri tempi, di colei che rinuncia alla carriera per amore del Principe di Monaco, Meghan scardina le convenzioni e va oltre. Sceglie il matrimonio, ma non rinuncia a continuare a essere una donna che insegue i propri obiettivi, trascinando con sé anche il marito in quella che sembra un'avventura in piena regola di una donna del nuovo millennio.

Meghan Markle, una ribelle tra i Windsor

Possiamo ben dire che Meghan Markle abbia rappresentato l’uragano che si è abbattuto su Buckingam Palace, sconvolgendone secoli di etichetta. Origini afroamericane, divorziata (aveva sposato, nel 2011 in Jamaica, il produttore Trevor Engelson), attrice della fortunata serie tv "Suits". E, come se non bastasse, attiva da sempre sul fronte dei diritti delle donne. Come dimenticare il suo discorso sul palco a Wellington durante le celebrazioni del 125° anniversario del suffragio femminile neozelandese. Fresca del suo royal wedding, ha incantato la platea con il suo stile personale: "Il suffragio femminile riguarda il femminismo e il femminismo riguarda l’uguaglianza dei diritti. È il fondamentale diritto umano di essere in grado di partecipare alle scelte per il proprio futuro e quello della propria comunità. E questo deve essere riconosciuto come diritto di tutti. Anche a quei membri della società che vengono emarginati per motivi di razza, genere, etnia o qualsiasi loro orientamento". Le parole di Meghan tracciano un confine netto tra ciò che lei è e quello a cui non avrebbe di certo rinunciato, nonostante il suo ingresso nella famiglia Windsor.

E l’insofferenza all’etichetta si era vista già il giorno delle nozze, con l’ingresso alla cerimonia senza essere accompagnata da nessuno. Ed è proseguita con la nascita del primogenito Archie, quando nella foto di rito il bimbo era in braccio al padre (l’usanza vuole che sia con la madre). Il rapporto con Kate e quello con la Regina ha fatto molto discutere. Già quando, freschi di nozze, Henry e Meghan rinunciano a Kensington Palace obbligando sua Maestà a dar loro Frogmore Cottage; o ancora quando i duchi di Sussex hanno fatto infuriare i reali per aver comunicato in ritardo la data del battesimo del piccolo Archie, tanto che la Regina non poté partecipare a causa di un impegno preso in precedenza. Con la cognata Middleton, poi, pare non sia mai corso buon sangue e non si fa fatica a crederlo se si pensa a quanto possano essere diverse l’una dall’altra.

Principesse e re che hanno rinunciato al titolo per amore

La Markle, però, non è di certo l’unica che ha rinunciato al titolo per la propria felicità e indipendenza. Prima di lei la principessa Maddalena di Svezia, terzogenita del re Carl XVI Gustaf di Svezia, nel 2013 sposa il broker americano Christopher O’Neill e si trasferisce in Florida rinunciando ai propri doveri reali. Ottiene così la doppia cittadinanza per fare affari in America senza nuocere alla famiglia reale svedese. Questa rinuncia ha coinvolto inevitabilmente anche i figli, tanto che su Instagram (sì, lei gestisce personalmente i suoi canali social) lei stessa ha così commentato: “Chris e io pensiamo sia un bene che i nostri figli abbiano ora la grande opportunità di dare forma alla loro vite come privati cittadini”. Spostando lo sguardo a oriente, in Giappone, viene subito in mente la principessa Ayako, che nel 2018 ha sposato un suo compagno di college rinunciando al titolo. La legge giapponese, infatti, non prevede matrimoni tra reali e comuni cittadini. Se andiamo indietro e ci affacciamo alla storia più lontana, scopriamo che proprio la corona britannica ha avuto un portentoso precedente di questo genere. È il caso di Re Edoardo VIII che, nel 1936, abdica al trono per sposare Wallis Simpson, una donna americana e divorziata. All’epoca la chiesa anglicana vietava le nozze con una sposa reduce da altre nozze, motivo per cui Re Edoardo rinunciò al trono in favore del fratello Giorgio VI, padre della Regina Elisabetta.

Oltre al titolo c'è di più

Un tempo si rinunciava al proprio lavoro per amore, che fosse quello verso un nobile o meno. Oggi abbiamo capito che non serve farlo, ma che anzi, sarebbe un grande errore. Per questo motivo la storia di Meghan ha davvero molto da dimostrare, in primis ai detrattori che non hanno perso tempo ad additarla come "arrampicatrice". La sua storia è l'evidenza che l'amore può fare grandi cose, ma non basta. L'indipendenza, l'ambizione, le grandi o piccole cause a cui dedicarsi devono restare il motore di un ingranaggio di cui certamente l'amore fa la sua parte, ma non solo. Quell'ingranaggio che si chiama vita.