Stamattina sono arrivata tardi a lavoro. Mi sono svegliata con le occhiaie e il viso stanco perché non ho dormito molto stanotte e allora mi sono truccata, ma poi lui si è svegliato e mi ha fatta struccare completamente perché secondo lui non era il caso che andassi a lavoro conciata in quel modo. Così ho perso il tram e ho fatto tardi. Sono arrivata in ufficio con il viso arrossato e gli occhi lucidi, ma ho dato colpa all'allergia e nessuno si è accorto di nulla. Non si sono accorti neanche che ho passato la giornata a fissare il vuoto, senza concludere niente. Oggi non riesco a concentrarmi, non posso più fare finta di nulla. Sono stanca. Mi sento svuotata, snaturata. Non sono più io. E non mi sta più bene.

La prima volta che mi ha detto che stavo meglio struccata mi sono sentita estremamente felice: eravamo a cena sul lungo mare e il mio uomo, la persona che amavo follemente, mi ha guardata e mi ha detto che ero bellissima, proprio la sera in cui non avevo avuto tempo di truccarmi e indossavo una semplice t-shirt e un paio di jeans. Mi amava anche al naturale, senza trucco, con tutte le mie imperfezioni e i miei difetti. L'ho letta come una frase romantica, come un gesto d'amore. Ero felice. Ogni volta che mi truccavo mi diceva che stavo meglio struccata, ma io mi piacevo con quel velo di trucco e ho continuato a farlo. Ha iniziato a dirmi che gli abiti che indossavo erano "troppo": troppo appariscenti, troppo volgari, la gonna troppo corta, il top troppo scollato. Non commentava più solo il trucco, ma anche il modo in cui mi vestivo. Non ci ho fatto caso e ho continuato a vestirmi nel modo in cui mi sentivo io a mio agio.

Poi è arrivato il giorno in cui, a un pranzo di famiglia, mi ha detto che sembravo una puttana con quel rossetto rosso. È calato il silenzio, mio padre si è pietrificato e gli occhi di mia madre si sono riempiti di lacrime. Mi guardavano come per chiedermi "cosa sta succedendo?". Ma poi lui ha capito di aver fatto una cavolata e ha chiesto scusa, ironizzando. Mi sono sentita morire dentro, ma in fondo scherzava. Quando siamo arrivati a casa mi ha detto che quel rossetto non avrei più dovuto metterlo: in effetti aveva ragione, era proprio troppo acceso. L'ho buttato via. Ha iniziato ad essere sempre più insistente: "Togli quel rossetto, non è il caso di metterlo per andare a cena", "Cosa ti trucchi a fare? Andiamo solo a salutare i tuoi". L'ho giustificato, di nuovo: in effetti non aveva senso indossare un rossetto che avrebbe lasciato il segno sul tovagliolo e sul bicchiere, e per andare a casa dei miei genitori il trucco era eccessivo. Un giorno sono arrivata al centro estetico per la mia manicure e ho scoperto che lui aveva chiamato per disdire il mio appuntamento. Ho fatto finta di aver dimenticato un impegno importante che avevo preso con lui, e me ne sono andata. Non capivo perché avesse fatto una cosa del genere, ma poi lui mi ha detto che non avevo bisogno di spendere soldi dall'estetista per farmi le unghie. In effetti non era un periodo facile a livello economico, potevo risparmiare. Mi ha persino accompagnata dal parrucchiere quando dovevo tagliarmi i capelli: è venuto con me e mi ha aspettata, e quando Luca ha preso in mano le forbici lui si è avvicinato per dirgli come avrebbe voluto i miei capelli. Il mio parrucchiere mi ha guardato nello specchio e gli ho sorriso, volevo solo fare felice il mio uomo. O forse volevo evitare l'ennesima scenata.

Ogni volta era la stessa storia: mi truccavo, mi vestivo, lui mi faceva una scenata e io mi struccavo e mi cambiavo, e lui tornava ad essere l'uomo di cui mi ero innamorata. E andava tutto bene. Ma adesso basta. Sono stufa e stanca di essere per lui la persona che non sono, di trasformarmi in quello che vuole lui snaturando me stessa. Sono stanca di vedere gli occhi di mia madre pieni di paura e compassione ogni volta che mi vede in tuta e struccata, io che quando abitavo con loro passavo le ore in bagno a truccarmi e mi cambiavo tre volte prima di uscire finché non trovavo il look giusto. Sono stanca di avere paura, paura di fare qualcosa di sbagliato, di indossare una t-shirt che non approva, di comprare un rossetto che mi farà buttare via. Sono stanca di giustificare una persona che non mi ama. Perché lui non mi ama. L'ho capito, adesso.

Non si ama una persona cercando di limitare la sua libertà

È una pagina di diario inventata, un flusso di pensieri che potrebbe appartenere a ogni donna che si trova ingabbiata in una relazione tossica al fianco di un uomo a suo modo violento. Perché la violenza non è solo quella fisica: è un abuso anche quando ti impongono di essere quella che non sei, quando ti vietano di indossare gli abiti che vuoi, di truccarti come vorresti o quando ti precludono la possibilità di prenderti cura di te stessa. Quello che a primo impatto può sembrare amore non è altro che gelosia eccessiva e smania di controllo, che viene espressa con aggressività e soprusi che tu non devi accettare. Non si ama una persona cercando di limitare la sua libertà ed è fondamentale rendersi conto di quando ciò accade: non giustificare un comportamento che non riconosci o che ti sembra non corretto nei tuoi confronti, non assecondare chi ti impone di cambiare la tua natura, non credere a chi ti dice che cambierà comportamento quando affronti la situazione. Hai il diritto di essere te stessa e un partner che ti limita questa possibilità non è il tipo di persona giusta per te: non scambiare per amore e premura quello che in realtà è un rapporto non sano e aggressivo. Non è facile uscire da queste situazioni, ma ricordati che non sei sola: fatti aiutare dalle persone a te care, chiedi il loro supporto e se non basta, rivolgiti a un esperto. Superare anni di soprusi e limitazioni al tuo modo di essere non è facile, e possono esserci conseguenze sulla tua personalità e sulla tua autostima: non sentirti sbagliata, non lo sei. Hai solo bisogno di ritrovare te stessa.