La maternità è un argomento delicato a volte trattato con superficialità dalla società. Alle donne viene fatto molto pesare a un certo punto delle loro vite la mancata presenza di un figlio o la consapevole scelta di non volerne mettere al mondo. Domande come "Quando ti decidi?" o frasi come "Il tuo orologio biologico corre dopo i 30" sono frequentissime, perché è ancora avvertito molto forte l'equazione donna=mamma. Eppure la decisione di avere o no figli, quando, con chi, quanti e come non dovrebbe essere presa sotto il peso delle aspettative sociali, lasciandosi influenzare da come la società ci immagina o ci vorrebbe. Anche perché non è la maternità a rendere una donna "più donna". La maternità non dovrebbe essere una scelta obbligata, anche perché non è o meglio non è più l'unico destino possibile, a differenza di decenni fa. E non si possono trascurare fattori come l'indipendenza economica e la mancanza di lavoro, motivi che incidono moltissimo su questa decisione e che penalizzano fortemente coloro che una famiglia la vorrebbero, ma non hanno basi solide per costruirla. Qualunque sia la decisione di una donna, andrebbe comunque rispettata: invece così non è. Per questo è importante non solo impegnarsi per una narrazione più sensibile sull'argomento, ma anche fare un'adeguata informazione scientifica.

L'ossessione per i 35 anni

Secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association ripreso anche da The Guardian la fertilità delle donne è molto cambiata negli ultimi anni. I dati riguardano le donne degli Stati Uniti e la ricerca ha preso in esame le tendenze degli ultimi 60 anni, in fatto di maternità e riproduzione. Lo studio ha rilevato un innalzamento nell'età della menopausa, un abbassamento nell'età della prima mestruazione ma soprattutto un'estensione dell'età riproduttiva da 35 a 37,1 anni. Quest'ultimo dato potrebbe aiutare a cambiare una percezione errata che si è sviluppata attorno alle gravidanze portate avanti in una certa fascia d’età, oltre i 35 anni. Oggi le donne fanno figli tendenzialmente in una fase della loro vita diversa da quella delle loro mamme, per motivi legati a lavoro, studio, stili di vita. Ma è rimasta, nell’idea comune, l’idea che i figli vadano fatti entro certi confini anagrafici, pena l’essere considerate mamme-nonne. In realtà l'unico vero rischio è quello di incorrere in una gravidanza a rischio: dovrebbe essere solo questa la preoccupazione, non di certo il giudizio altrui.

Tic-tac, l'orologio biologico corre

L’ossessione per i fatidici 35 anni deve smettere di esistere, a maggior ragione perché la scienza ha confermato che non è affatto una soglia di fertilità conclamata, anzi. Far pesare questo numero significa caricare inutilmente di ansia e stress le persone, un po' di più le donne, su cui l'avere figli è un'aspettativa sociale che grava molto di più che sugli uomini. Per questi ultimi il discorso è un po' diverso. È concezione comune che non abbiano orologi biologici e che possano diventare padri a qualunque età senza difficoltà, senza alcun impedimento fisico e soprattutto senza alcun dito puntato addosso. Ci dovrebbe essere più sensibilità su questo argomento, senza che diventi un peso, un'ossessione, una fonte di stress. E invece regna la concezione secondo cui compiuti i 35 anni per una donne l'orologio biologico cominci a correre velocissimo, generando l'ansia di realizzarsi a tutti i costi come madri. Ma non tutte sono uguali: ogni donna ha desideri, aspirazioni, storie diverse e vanno tutte rispettate.