Il rifiuto della maternità è ancora un tabù. La comunità delle donne childfree è guardata quasi sempre con diffidenza, c'è ancora uno stigma sociale che ruota intorno a loro. Negli occhi dell'interlocutore che si sente rispondere che No, non ci sono e non ci saranno figli, appare sempre uno sguardo tra il sospetto e il pietoso, come se si chiedesse quale è la ragione misteriosa che si cela dietro quella risposta (sospetto), e che l'unica risposta possibile sia la presenza di problemi di salute (pietà). "Quasi sempre si tratta di una pietà malriposta – spiega a Fanpage.it la dottoressa Elena Rosci, psicologa, psicoterapeuta e autrice di numerose pubblicazioni sulla maternità – Oggi le donne che scelgono di non avere figli sono sempre più numerose, soprattutto nei paesi del Mediterraneo". L'ultimo rapporto Istat (pubblicato a novembre 2019) a proposito di natalità ci dice infatti che la percentuale di figli per donna è pari all'1,29% (nel 2010 era invece 1,46) e che i modelli di fecondità sono completamente cambiati e che tra una generazione e l'altra aumentano le percentuali di donne che non hanno figli: tra le nate nel 1950, le donne senza figli sono circa l'11,1%, mentre per le donne nate nel 1978, e che si trovano ora a fine età riproduttiva, si stima che sia circa il 22,5%, praticamente il doppio, a non aver avuto bambini.

Perché c'è un calo della maternità

C'è un interessante dato da notare circa i tassi di natalità in Europa, e cioè che i paesi come l'Italia, la Spagna, dove la maternità è vista in maniera più tradizionale, sono quelli dove il calo delle nascite è più forte. Mentre paesi come la Svezia, dove la cura dei figli non è attribuita in modo primario o esclusivo soltanto alle madri, sono riusciti a invertire la tendenza. "Si tratta di stati dove esistono maggiori servizi e sostegni per le madri e i padri e che soprattutto hanno compreso la mentalità delle donne contemporaneespiega la professoressa Rosci – Le madri di oggi, in Svezia, come in Italia, non sono madri e basta. Hanno carriere professionali, hanno interessi intellettuali, sportivi, sono fidanzate, compagne, mogli e sono anche madri. Oggi l'immagine della madre tradizionale che poteva sobbarcarsi la gestione pressoché totale dei figli non è più possibile. Ed è anche per questo motivo che nei paesi dove il ruolo della madre ancora non è cambiato le donne si sottraggono alla maternità".

L'immagine della maternità

Oggi, come forse mai prima d'ora, le donne, sin da bambine sono incoraggiate a realizzare sé stesse, a sviluppare passioni e interessi personali. Le bambine crescono costruendosi un'immagine di sé di donne che hanno davanti a loro infinite possibilità. E l'idea della maternità, di avere un figlio di cui doversi prendere cura a 360 gradi, che non lascerebbe più spazio a quelle stesse infinite possibilità, le mette di fronte a un capovolgimento dell'identità che si sono costruite. "Le donne oggi hanno un'identità multipla e complessa, sono professioniste, mogli, sorelle, amiche. Immaginarsi come madri dell'800, abbandonare tutto quello che hanno conquistato o anche soltanto immaginato, è decisamente difficile. Ma d'altro canto lo Stato non ci mette nelle condizioni per immaginare un futuro diverso, ci sono proprio dei difetti all'interno dell'organizzazione sociale che non sostengono la maternità". Non è strano dunque che sempre più donne scelgano di non avere figli: "La maternità prima era il destino di qualsiasi relazione o matrimonio. Oggi il passo sta cambiando, il nesso in qualche modo si è rotto. Ci si sposa perché ci si ama, perché c'è intesa sessuale ma la procreazione è una scelta". Per questo nessuno sguardo di pietà, di sospetto o di malcelata diffidenza è concesso: chi sceglie di non avere figli ha il diritto di non dover subire il giudizio di chi ancora ha difficoltà a comprendere che esiste un'alternativa alla maternità.

L'istinto materno non esiste

Ci sono donne che sanno da sempre che non vorranno avere figli, sentono che non fa per loro, che la maternità non è una scelta possibile e poi ci sono donne che invece sono titubanti, incerte, che oscillano tra un polo e l'altro. "Oltre alle donne che non possono avere figli per limitazione biologica ci sono anche delle donne che per motivi etici o religiosi o perché hanno deciso di dedicare la loro intera vita a una causa, scelgono di non avere figli. Mi vengono in mente le scienziate Rita Levi Montalcini e Margherita Hack che hanno fatto delle scelte totalizzanti che non prevedevano null'altro". Qualcuno parla ancora di istinto materno ma è davvero corretto? "Se si intende come comportamento materno tipico, no, l'istinto materno non esiste. Ragioniamo: ogni epoca e cultura sperimenta la maternità sia come esperienza psicologica che come pratica in modo molto diverso. Le famiglie aristocratiche del ‘700 delegavano la crescita dei figli alle donne di servizio, le donne proletarie di metà ‘900 affidavano i bambini ad altre famiglie senza che questo causasse disagi particolari. Se pensiamo a un istinto come quello degli animali di accudire i cuccioli non possiamo dimenticare che la specie umana a differenza di quella animale, è una specie che ragiona per simboli, usa i sistemi di rappresentazione, sa che per tenere in vita un neonato ci sono mille modi diversi e se necessario li adotta". Esiste però un minimo comune denominatore che accomuna le donne quando si parla di figli ed è molto diverso dall'istinto materno. "È l'idea della potenzialità materna. Le donne sanno da subito di avere un apparato riproduttivo potenziale e ciò che le accomuna è il ragionamento, la necessità di prendere una decisione rispetto alla loro capacità generativa". Tutte le donne sono accomunate dalla discussione sulla possibilità di scegliere cosa fare del loro corpo: possono decidere di avere tanti bambini, di avere un solo bambino, di prendere la pillola per non averne affatto. "Prima la discussione quasi non esisteva perché era scontato sposarsi e fare i figli, oggi invece quasi tutte le donne si trovano a ragionare su questa possibilità". 

Quando diventa una scelta definitiva

Esiste una minoranza significativa di donne che rifiutano l'idea di gravidanza e che decidono di ricorrere a anche alla sterilizzazione come metodo contraccettivo: "Si tratta di una percentuale di donne minoritaria, ma non irrilevante, che dice un no sicuro alla possibilità di avere figli. Sentono di non avere propensione materna e che non la svilupperanno in futuro. Si tratta di un'intima persuasione che la maternità non faccia per loro, che sia un'esperienza che non le possa riguardare". Anche se le percentuali si aggirano intorno all'1,8% sul totale dei metodi contraccettivi usati, tra le donne che ricorrono alla sterilizzazione ci sono anche delle giovanissime: "Io non credo che prendere questa decisione prima dei trent'anni sia una buona idea. Fino a quell'età l'identità è ancora in formazione, si potrebbe cambiare idea, riconsiderare le vecchie posizioni. Anche fare figli o sposarsi troppo giovani per me è assolutamente sconsigliato. È vero che quasi sempre il pensiero e la scelta si stabilizzano e non si torna indietro, ma io consiglierei di aspettare. In alcuni casi il totale rifiuto verso il proprio apparato riproduttivo, la paura di restare incinta, possono segnalare un turbamento innato e quindi un disturbo, come se l'avere un utero provocasse angoscia. E come ogni disturbo potrebbe evolversi e portarci anche a cambiare idea, per questo è bene valutare attentamente questa scelta e aspettare la fine dell'età evolutiva".

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