Sei a scuola e inaspettatamente ti arrivano le mestruazioni: allora cominci a chiedere ossessivamente alle compagne di controllare se hai macchie sui jeans, tra le risatine dei maschietti. O sei nel bel mezzo di una lezione di danza: l'assorbente si sposta e ti sporca il body, mentre con imbarazzo corri a prendere una felpa da legare in vita. Scene di ordinaria amministrazione quando sei una ragazzina magari alle prime armi col ciclo mestruale, con poca confidenza col tuo corpo e ancora meno informazione su quello che ti succede in quei giorni e perché. La scienza ha dato risposte a tutto, ha dettagliatamente descritto e spiegato il fenomeno che è quanto di più naturale possa avvenire per una donna. Eppure c'è sempre stato un certo imbarazzo nel chiamare le cose col proprio nome, nel parlarne apertamente a scuola così come in famiglia. Ecco perché ancora oggi le mestruazioni costituiscono un vero e proprio tabù, qualcosa che le donne in primis vivono con imbarazzo e vergogna. Ma se invece proprio quel sangue mestruale fosse lo spunto per prendere coscienza della propria femminilità e per affermare con consapevolezza l'orgoglio di essere donne?

Period shaming: le donne si vergognano di avere le mestruazioni

Le donne una volta al mese sanguinano, facciamocene una ragione. È così dalla notte dei tempi eppure non ci siamo mai davvero abituati a questo fenomeno così naturale, che racchiude in sé la forza vitale che fa andare avanti il mondo. Forse il problema (uno dei problemi) è che è sempre stato visto come qualcosa che riguarda solo le donne: non c'è mai stata un'adeguata informazione in merito. Per questo ha fatto così tanto scalpore la notizia di una mamma che, orgogliosamente, ha insegnato ai suoi figli maschi a conservare un assorbente in borsa per poter essere d'aiuto alle compagne di classe in caso di necessità. Ci hanno insegnato a tenerle nascoste, le mestruazioni, a chiamarle con nomignoli ridicoli, a non parlarne coi maschi. Il cosiddetto "period shaming" che esiste oggi è il frutto di questa tradizione radicata: le donne si imbarazzano per le mestruazioni. Forse se le avessero i maschi le cose sarebbero diverse: loro probabilmente avrebbero trovato il modo di vantarsene e farle percepire come qualcosa di eccezionale e unico, fonte di potere. E invece no: ad averle sono le donne e di generazione in generazione sono state spiegate come qualcosa di cui vergognarsi.

La blogger sorride e mostra la gonna sporca di sangue

Poi arriva lei, la blogger Leandra Medine Cohen, che pubblica su Instagram una foto che la ritrae di spalle, vestita di bianco e con una chiazza rossa di sangue sulla gonna. Ed ecco che secoli e secoli di tradizione della vergogna vengono spazzati per un momento via dal suo sorriso, da quella frase che accompagna la foto in questione: "Non sono sarcastica. Amo essere donna". Il sangue mestruale diventa il simbolo di una rivendicazione di femminilità, una femminilità esibita con fierezza anche nel suo aspetto meno social, meno carino, meno "instagrammabile". Davanti a quello scatto ripensiamo a quando, ragazzine, siamo scappate via piangendo per una macchia di sangue sui pantaloni o per un commento sgradevole fatto da un compagno di classe indelicato. Ma la cosa grave è che in fondo siamo ancora quelle ragazzine, ancora in imbarazzo e "colpevoli" se si presenta la famigerata macchia di sangue mestruale in pubblico. Ed è da qui che bisogna ripartire per costruire un approccio nuovo con l'argomento, per liberare le donne dalla vergogna e sdoganare finalmente questo tabù.