Il nuovo spot Nuvenia ha disgustato una fetta di pubblico televisivo, che ci ha tenuto a far sapere all’azienda quanto la loro pubblicità fosse inadatta, per così dire. Il termine utilizzato è stato per lo più “schifosa”. La nota marca di assorbenti è stata sommersa di critiche sui social. La sua “colpa”? Aver provato a trattare il tema mestruazioni in modo normale, mostrando anche il sangue così com’è, senza censura e senza edulcorare l'argomento: nessun colorante blu, ma sangue vero. Questo linguaggio così esplicito è stato percepito come disgustoso da molti, che hanno addirittura invocato il garante per l’infanzia. Nuvenia ha risposto ai commenti di questi utenti spiegando la propria scelta comunicativa.

Il naturale percepito come disgustoso: le donne criticano Nuvenia

Uno spot che pubblicizza assorbenti che mostra il sangue mestruale. Sembra qualcosa di molto logico e consequenziale, ma invece non è così per tutti. A contrapporsi a coloro che si battono per sdoganare i tabù e far prevalere una narrazione di femminilità a tutto tondo e realistica, ci sono coloro che questo linguaggio lo giudicano quasi diseducativo. "Pessima pubblicità offende le donne" scrive qualcuno su Facebook. E ancora: "Chi ha fatto questa pubblicità ha una mente malata" oppure "Migliaia di donne non compreranno il vostro prodotto grazie a questa assurda pubblicità. Vergognatevi". Stesso tenore di commenti anche su Instagram: "È una delle pubblicità più violente e orribili che io conosca". E a scriverli, tutte donne.

La campagna Viva la Vulva disgusta il pubblico

La campagna Viva la Vulva si propone di parlare alle donne, tutte, cercando di includere nella propria narrazione la verità e non gli stereotipi. I luoghi comuni sulle donne e sul ciclo mestruale hanno inibito una narrazione inclusiva e veritiera, facendo sì che le donne quasi percepissero con vergogna qualcosa che invece è del tutto naturale. Molti utenti, però, non hanno gradito il rosso sangue e invece di concentrarsi sulla battaglia posta in atto dall’azienda contro i tabù hanno preferito accusarla di mandare in onda qualcosa che turba gli animi e disgusta. Il team social dell’azienda con educazione ha risposto ai commenti più critici, spiegando le intenzioni e cercando di ampliare la discussione e la riflessione in merito a canoni estetici e intimità femminile, di cui è ancora così difficile parlare. E finché sono le donne stesse a indignarsi, invece che sfidare i tabù, questa lotta è ancora più lenta. Se il funzionamento del corpo umano viene percepito come qualcosa di cui vergognarsi, ci si chiude in una percezione errata di sé a tutto tondo, che ovviamente va oltre la questione fisica e intacca anche il rapporto con il prossimo, la propria vita quotidiana. I tabù limitano la libertà delle donne a essere sé stesse, a vivere serenamente la propria sfera intima e quella sessuale e questo, ovviamente, non fa che riflettersi sulla società, avvelenandola senza farla progredire.