Quando si entra in un negozio di abbigliamento si è soliti trovarlo suddiviso in reparti: maschile e femminile. Si tratta di uno schema di vecchia data, che vede la moda strettamente legata al sesso della persona, a sua volta corrispondente a codici ben specifici. Ecco perché nel reparto donne possono trovare posto capi rosa, colore quasi assente in quello per uomini, monopolizzato invece dai pantaloni e dove non sono contemplate gonne. Ma la società prima e le passerelle poi ci stanno mostrando una realtà dei fatti diversa. Le persone non sempre si trovano a proprio agio nel proprio sesso di nascita e in ciò che vi è tradizionalmente associato: c'è chi al binomio maschio-femmina contrappone un'identità di genere più fluida, così come c'è chi assolutamente rifiuta ogni definizione. Ecco perché oggi le nuove generazioni vivono in modo più versatile e disinvolto l'abbigliamento. Lo scelgono più in base al gusto personale e al benessere che genera in loro, che a un modello prestabilito, modello che vede i maschi coi pantaloni e le femmine con le gonne. Infatti i crossdresser sono appunto quelle persone che indossano abiti tradizionalmente associati al sesso opposto. E si sentono a loro agio così, senza che vi siano implicazioni d'identità di genere.

Moda no gender e crossdressing

Il pregiudizio comune identifica l'abitudine al travestimento come tipica di persone in dubbio sulla propria sessualità, qualcosa che genera disagio e imbarazzo. In realtà il crossdressing non ha nulla a che fare coi gusti sessuali o l'orientamento sessuale, né è un disturbo psicologico. Un uomo che lo pratica non è né queer né omosessuale né transessuale, ma semplicemente qualcuno che al di là di qualunque etichetta si sente a proprio agio con addosso una gonna di tulle o un vestito di paillettes. Una volta superati gli stereotipi, c'è solo il bisogno di esprimersi liberamente mettendo a frutto la propria creatività, il proprio sentire, i propri gusti personali. Infatti questa pratica è totalmente indipendente dall’orientamento sessuale della persona che lo mette in atto. A differenza di una persona transgender, il cui utilizzo di certi abiti è il sinonimo di una libera manifestazione della propria vera identità, il crossdresser non dà al crossdressing questo stesso significato, anzi è spesso una pratica della propria sfera privata o di coppia, più che della vita pubblica.

Harry Styles con la gonna

Ha fatto della fluidità di genere una vera e propria battaglia il cantante Harry Styles, che da tempo cerca di sensibilizzare sulla tossicità di un certo ideale di mascolinità e virilità. Lui ha fatto una scelta diversa: non adattarsi alle rigide norme di genere in fatto di abbigliamento. L'ex membro dei One Direction rifiuta l'idea che ci siano vestiti per maschi e per femmine, preferendo accostarsi ai capi come qualcosa con cui sperimentare e giocare. Non a caso è stato il primo uomo a posare con una gonna sulla copertina di Vogue. Un'altra copertina all'insegna della moda no gender è stata quella di Zendaya per GQ. Ha posato in abiti maschili ricordando quando da ragazzina fosse solita fare acquisti nei reparti maschili, perché si è sempre sentita a proprio agio con la tuta tanto quanto con un abito da sera.

Crossdressers per amore e vocazione artistica

Nastia e Benjamin hanno fatto del crossdressing il loro successo. Sono una coppia eterosessuale canadese e Benjamin è solito indossare i vestiti della sua fidanzata, senza che questo sia d'intralcio alla loro vita di coppia. Infatti hanno dato vita a due alter ego (Alaska lui e Katya lei) e realizzano degli scatti glamour insieme, che hanno molto successo su Instagram. I loro contenuti sono proprio a tema crossdressing, una pratica che nella loro vita ha un risvolto privato (che riguarda strettamente la loro vita sessuale) ma anche creativo, visto che ne hanno fatto una personalissima forma d'arte. Benjamin (o meglio Alaska) ama il rosa e i lustrini; la sua ragazza ama tirargli fuori la sua parte più femminile. Spesso sono stati discriminati, guardati con disagio e vergogna. Anche in famiglia non tutti si sono mostrati aperti verso questa loro passione "non convenzionale", come hanno raccontato in un'intervista. Ma Nastia ha detto: "Non importa se Ben è Ben o Alaska, non importa come sia vestito, la persona di cui mi sono innamorata è sempre la stessa. Se condividi la vita con qualcuno che non ti permette di essere te stesso, non stai con la persona giusta".

Meno stereotipi, più libertà

I rigidi schemi legati a genere e sesso hanno consolidato stereotipi che nel tempo sono diventati sempre più forzati e che sempre meno trovano riscontro nella realtà contemporanea, più sfaccettata e meno incline all'omologazione. Comportamenti da avere e non avere, abiti da indossare e non indossare, colori appropriati e non: le persone sono ciò che sono a prescindere da cosa indossano e oggi più che mai c'è bisogno di indipendenza e verità, più che di vincoli e gabbie. L'orientamento sessuale non è legato ai vestiti che si indossano, come si pensava tempo fa, anche se purtroppo credenze di questo tipo resistono e sono dure a morire, proprio perché di base è radicata un'idea di mascolinità diventata ormai tossica e per nulla sana. Da condannare sarebbe piuttosto l'uomo violento: perché è quello a fare paura, non un uomo con la gonna.