Due italiani su dieci soffrono di sindrome del colon irritabile (IBS). E in prevalenza sono donne. "Si tratta di una delle cause più comuni per cui ci si rivolge a uno specialista – ha spiegato a Fanpage.it il gastroenterologo Silvio Danese, docente presso l'Humanitas University di MilanoStress e ansia sono tra i principali imputati, anche se sulla sua origine si sa ancora poco. Quello che è certo è che si tratta di una condizione benigna". Colite, gonfiore e dolore addominale, alterazioni della regolarità intestinale, con fasi di stitichezza o al contrario di diarrea sono tra i principali sintomi di questa sindrome. "Di solito non c’è una correlazione con i pasti: tuttavia alcuni pazienti riferiscono una sensazione di tensione addominale dopo aver mangiato. I fastidi hanno spesso un andamento discontinuo, con fasi di relativo benessere e momenti di riacutizzazione dei sintomi, complice spesso lo stress e altri fattori legati allo stile di vita o all’alimentazione".

Stile di vita e alimentazione per il colon irritabile

La diagnosi di questa sindrome è per esclusione: "Si parte dalla storia clinica del paziente: una volta che tutti gli esami sono negativi, si può diagnosticare la presenza di questa sindrome, che proprio per questo motivo è definita malattia funzionale". Una volta stabilito con il medico che la colite, il gonfiore e l'irregolarità intestinale non sono altro che sintomi della IBS, l'approccio per la cura è sempre personalizzato. "Non esiste una cura unica e risolutiva, il trattamento va sempre stabilito in base alle modalità di presentazione della sindrome e alle caratteristiche cliniche del paziente. Una volta confermata l’assenza di danni organici, si può intervenire sia con alcuni farmaci sia, e soprattutto, ricorrendo ad alcuni accorgimenti nella dieta e nello stile di vita. Ad esempio per migliorare la funzionalità intestinale si consiglia infine di bere molto, assumere cibi con fibre non irritanti (solubili) e praticare una regolare attività fisica".

La dieta Fodmap

Più che un elenco di cibi da evitare o da favorire a tavola, il regime alimentare più indicato per chi soffre di questa sindrome è la dieta Fomap. "Si tratta di uno speciale protocollo alimentare in cui si riducono degli alimenti contenenti alcuni tipi di carboidrati (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi fermentabili e polioli) che il nostro intestino fatica a digerire e che quindi vengono metabolizzati dai batteri intestinali producendo gas in eccesso". Nella fase iniziale vengono completamente eliminati gli alimenti ricchi di Fodmap "Latte, formaggi molli, gelati, yogurt, grano, farine di legumi, orzo, farina, cipolle, aglio, carciofi, cavoli, verze, fichi, mele, pere, anguria: tutti questi cibi, nella parte iniziale della dieta sono assolutamente vietati". Superata la prima fase gli alimenti vengono reintrodotti individualmente: "Queste due fasi, di eliminazione e poi di graduale reintroduzione sono utili al fine di capire quali e in quale quantità siano implicati nei disturbi avvertiti". Assolutamente vietato il fai da te, si tratta di un protocollo speciale per il quale è indispensabile farsi seguire da un esperto. "Bisogna sempre rivolgersi a un dietista – avverte il professor Danese – per far sì che possa stilare un diario alimentare e dieta equilibrata".

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