Era il tempo del walkman, dell'iconica rivista Cioè, dei pantajazz, del Game Boy, del Tamagochi, della vita bassa, di MTV e di altri miti dei Novanta che la cosiddetta Generazione Z troverebbe vere e proprie oscenità. L'alternativa allo storcere il naso sarebbe un sonoro: che cos'è? Perché molto di quello che faceva parte della quotidianità di una ragazzina di allora, oggi neppure esiste più. E quindi come glielo spieghi a una classe 2005 che l'unico modo per vedere a ripetizione Beverly Hills era registrare le puntate su una VHS? Come glielo fai capire cosa voleva dire inviare un SMS e aspettare una risposta anche ore, senza certezza di ricezione né di lettura? Come glielo descrivi il rumore metallico del modem quando si connetteva a Internet? Ecco quello sì, già esisteva, anche se sembra passato un secolo! E invece gli anni 90 sono tutto sommato dietro l'angolo. Eppure è cambiato tutto radicalmente e molto in fretta. Ecco perché le ragazze di oggi ascoltano con aria così enigmatica le attuali trentenni (ex adolescenti degli anni Novanta) e viceversa, quando parlano della loro rispettiva adolescenza: due generazioni destinate a non capirsi minimamente.

Essere adolescenti ieri e oggi

Ti piace un ragazzo e gli fai uno squillo per dirgli che stai pensando a lui il quale se tutto va bene dopo qualche ora di agonizzante attesa ti risponde con un SMS con sù scritto uno striminzito TVB, rigorosamente abbreviato. Riconosci il suo scooter tra cento e gli dedichi tutte le canzoni d'amore che ascolti a ripetizione sulle cassette del walkman e mentre aspetti che distolga lo sguardo dalla più carina della scuola (che indossa la maglietta della Onyx con l'ombelico scoperto e i jeans Fornarina), leggi Cioè per capire se resterai incinta quando gli darai il tuo primo bacio. Scenari di ordinaria adolescenza anni Novanta.

Agli occhi delle smaliziate e disinibite ragazze di oggi è una generazione di perfette idiote! Perennemente connesse, con il mondo a portata di smartphone, non hanno idea di cosa sia l'attesa. C'è Spotify e non c'è bisogno di aspettare quella canzone alla radio; c'è Netflix quindi per struggerti d'amore davanti a Ghost non devi aspettare Natale; le amiche sono come te su ogni social possibile e dunque non devi aspettare il fatidico incontro al muretto per aggiornarle sulle novità. E che dire del loro stile curatissimo: blazer, crop top, jeans a vita alta strappati, la bralette, gli stivali alti fin sopra al ginocchio. Nulla a che vedere con gli abiti informi degli anni Novanta, quelli che a riguardare vecchie foto ci fanno dire oggi: ma davvero mi vestivo così?

Si scrive ‘adolescenza', si legge: il periodo più terrificante della vita

L'adolescenza è sempre un momento difficile, per qualunque generazione. Ma vivere questa età di passaggio in un decennio a sua volta così di passaggio, è pure peggio: il mondo da analogico si stava facendo digitale e bisognava stare al passo col cambiamento. Ma essere adolescenti significa soprattutto cercare approvazione, sentirsi parte di qualcosa, cercare il proprio posto e il proprio spazio nel mondo: negli anni Novanta lo facevamo indossando i Dr. Martens e i jeans della Levi’s e cantando le canzoni delle Spice Girls, con un Invicta colorato sulle spalle. Oggi questo bisogno di accettazione c'è ancora e sempre ci sarà, con modalità ed esternazioni diverse. E con questo, si può dire chiuso il capitolo: punti in comune tra l'adolescenza dei millennials e della Generazione Z. Stili di vita, idoli, media, musica, punti di riferimento, modelli, mode: è tutto cambiato. Meglio oggi? Sicuramente più effimero, ma pur sempre terrificante.