Opinioni
22 Aprile 2016
17:33

Perché Prince era un’icona di stile senza confini

Poliedrico, androgino, senza sesso, metrosexual. Nessun termine è adatto per definire “l’artista precedentemente noto come Prince”. Diciamo addio a un’icona di stile senza confini, un’artista che con la sua personalità libera ha influenzato intere generazioni lanciando mode e tendenze.
A cura di Marco Casola

Prima dei metrosexual che giocavano con i confini tra maschile e femminile, prima delle collezioni androgine di Gucci by Alessandro Michele, prima dei modelli efebici di Saint Lauret by Hedi Slimane e ancor prima della moda no gender c'era lui, Prince, al secolo Prince Roger Nelson, il poliedrico artista recentemente scomparso, trovato senza vita a soli 57 anni nell'ascensore degli studi di registrazione della sua residenza di Minneapolis, la città natale in cui aveva fatto ritorno dopo la parentesi losangeliana. Il cosiddetto "Love Symbol" – un intricato disegno in cui il simbolo del maschile e del femminile si incrociano per dar vita ad un sinuoso gioco grafico – utilizzato da Prince come un vero e proprio marchio di fabbrica, riassume alla perfezione lo stile e l'anima del cantante.

Durante la lunga carriera, il suo primo album esce nel 1978, Prince è riuscito ad imporsi come un'icona grazie ai look a metà tra il maschile e il femminile. Il suo era uno stile libero, difficilmente incasellabile, utilizzava il corpo minuto e asciutto come una tela bianca "senza sesso" su cui sperimentare indossando colori sgargianti – come dimenticare la passione per il viola, un'ossessione più che una semplice passione –  tutine stretch, camicie annodate in vita, completi glitterati e così via.

In vita si è sposato due volte, con Mayte Garcia a Manuela Testolini, centinaia i flirt, veri o presunti, che la stampa scandalistica gli ha attribuito, da Madonna a Kim Basinger, sul red carpet però era lui, il "folletto androgino", a catturare l'attenzione con i suoi look vistosi borderline, non le splendide donne che camminavano al suo fianco. Un mix tra stile pop e rock con influenze vittoriane, spesso infatti amava esibirsi sul palco con giacche barocche che sembravano uscite da un film in costume o da una corte inglese, il tutto condito con un tocco anni '70 dato dai pantaloni a zampa e dai colori psichedelici.

Nei primi anni di carriera i look preferiti sono quelli "stretch" con tutine e completi a pois estremamente aderenti, fasce tra i capelli lunghi fin sopra le spalle e stivaletti con tacco quadrato medio. Agli anni '90 risale la rivoluzione di stile e soprattutto d'identità con l'addio al nome d'arte sostituito dall'acronimo Tafkap, The Artist Formerly Known As Prince (L’artista precedentemente conosciuto come Prince) accompagnato dal suo celebre simbolo. In questo momento i capelli sono più corti tirati indietro, le fasce scompaiono e le tute glam lasciano il passo a completi maschili monocolore in giallo, celeste e viola, con giacche doppiopetto over e pantaloni a zampa. Poi nei duemila la svolta "etno", in diverse occasioni, infatti Prince si esibisce sul palco con lunghi caftani e camicie decorate da perle e pietre colorate.

Poliedrico, senza sesso, full of style, immortale, iconico, come altro definire Prince? Forse ogni definizione non è abbastanza, ognuna di queste definizioni è stretta, non riesce a contenere la personalità senza confini di un'artista che con il suo stile e la sua musica è riuscito a influenzare milioni di persone lanciando tendenze ed entrando di diritto nell'Olimpo delle star che non dimenticheremo.

Laureato in Comunicazione, durante gli anni universitari collabora con importanti società di Organizzazione Eventi artistico-culturali. Dopo la specializzazione in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale cura e coordina, per alcune associazioni a carattere nazionale, la gestione di saloni espositivi e mostre d’arte. La passione per il Cinema lo spinge ad entrare a far parte del team di festival cinematografici di grande rilievo. Successivamente il grande interesse e la profonda curiosità per la Moda lo inducono a frequentare un corso di specializzazione in Fashion Trend Research e a stabilirsi a Milano per intraprendere la professione di fashion editor per Fanpage.it.
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