Molto più di una dieta. L'alimentazione funzionale, di cui si sente sempre più spesso parlare negli ultimi anni, è un approccio che tiene conto di ogni aspetto della vita del paziente: stile di vita, ore di sonno, attività sportiva. Tutto, anche quello che apparentemente non sembra essere legato all'alimentazione, deve essere considerato dal nutrizionista nell'elaborazione del piano alimentare. "L'aggettivo funzionale non è a caso" spiega a Fanpage.it la nutrizionista e ricercatrice Wanda Rizza, che vanta nel suo curriculum una lunga esperienza a Seattle, centro pulsante della medicina integrata e della nutrizione funzionale. Quando parliamo di nutrizione funzionale dobbiamo mettere da parte tutto quello che abbiamo letto fino ad oggi, non si tratta di una dieta basata su calcoli e calorie: "Si tratta di una nutrizione altamente personalizzata che si basa sullo stato di salute del paziente, sullo stile di vita, sul livello di stress, sull'attività sportiva. Sulla base di una visione olistica il nutrizionista elabora il piano alimentare, eventualmente aggiungendo integratori specifici e provando a ottimizzare la gestione di alcuni fattori comportamentali. E se opportuno avvalendosi anche di alcuni protocolli dietetici come il digiuno intermittente". 

Nutrizione funzionale: perdita di peso

Non si tratta di un regime alimentare speciale che si adatta soltanto ad alcune categorie di persone. "È un'alimentazione adatta a tutti: per chi è già in forma, si colloca benissimo in un'ottica preventiva. Ma il suo punto forte è che si adatta perfettamente, più delle diete classiche, a chi soffre di alcune patologie, come le malattie autoimmuni. Oppure per affrontare delle fasi delicate della vita come la menopausa". E poi è anche in grado di far perdere peso: "Con questo approccio si riesce a ottenere un'importante ricomposizione corporea: si perde il grasso viscerale (quello responsabile di alcune patologie, ad esempio quelle a carico dell'apparato cardiovascolare) e aumenta il tessuto magro". 

L'effetto anti-aging e la salute degli organi

Studiare ogni aspetto della vita di una persona, vuol dire anche mettere in atto delle strategie ad hoc per prevenire l'invecchiamento: "Con la nutrizione funzionale si previene l'insorgenza di malattie degenerative e metaboliche (pensiamo al diabete, alla sindrome metabolica o all'ipertensione) – assicura Rizza – Sia nel caso si abbia una familiarità con queste patologie, sia per chi è più soggetto a causa dello stile di vita. Si tratta di una sorta di terapia nutrizionale, che stimola l'intelligenza cellulare, mediante la promozione dell'autofagia, ovvero la capacità delle cellule di rigenerarsi. Un meccanismo vincente che è collegato scientificamente alla longevità". Longevità vuol dire anche sistema immunitario forte e resistente: "La nutrizione può migliorare moltissimo anche la salute del sistema immunitario". E poi mangiare bene, assecondando le esigenze funzionali del nostro organismo, è un modo anche per preservare la salute degli organi: "Anche se è opportuno guardare sempre tutto nel suo insieme, possiamo dire che la nutrizione funzionale è utile anche per alleggerire il lavoro degli organi, a non appesantirli, a stimolarli a far bene il proprio lavoro. Un esempio: chi ha un fegato affaticato o una steatosi con un approccio funzionale potrà sicuramente migliorare il proprio stato di salute". 

Combinazione di alimenti e timing

La nutrizione funzionale fa saltare tutti gli schemi che conosciamo. Non ci sono per forza cinque pasti al giorno e non ci sono alimenti vietati tout court. "Due elementi essenziali della nutrizione funzionale sono la combinazione di alimenti e il timing – sottolinea Rizza – ogni alimento, a seconda di come è cucinato e combinato con altri, ha un diverso destino nell'organismo. Non esistono regole fisse: si segue un princpio di ciclizzazione dei nutrienti, una sorta di meccanismo on-off, per cui ad esempio in alcuni momenti ci sono i carboidrati e in altri no". Secondo quest'approccio quindi non esiste una definizione assoluta di cibi sani: "Mangiare alimenti sani ma mal combinati tra di loro, rischia di affaticare il fegato, che i nutrienti non vengano bene assimilati. E sbagliare la cena (ancora più del pranzo) vorrà dire che il nostro organismo la notte non potrà lavorare per metabolizzare i nutrienti, ma per gestire questo pasto sbagliato". Il timing è l'altro elemento indispensabile per l'alimentazione funzionale: "L'ideale sarebbe mangiare entro le dodici ore. La dieta funzionale tiene sempre conto anche dei ritmi circadiani, quindi del ciclo sonno – veglia. E il timing è particolarmente attento da prevedere anche delle fasi di riposo. E non è detto che siano contemplati gli spuntini tra un pasto e l'altro". 

La qualità degli alimenti

Piuttosto che intervenire sulle categorie di alimenti, la dieta funzionale promuove la scelta di qualità: "Il principio è scegliere alimenti veri, evitando i prodotti lavorati. Non è una dieta che esclude il glutine o i latticini, ma ti insegna come inserirli nella quotidianità. Un esempio – chiarisce Rizza – riguarda le donne durante la fase premestruale: in quel periodo è sconsigliato assumere latticini, in modo da prevenire stipsi e gonfiore". Possiamo dire allora che quest'approccio non si schiera, non demonizza nulla "Con la nutrizione funzionale si chiede il rispetto di un bilanciamento". E anche per quel che riguarda le cotture non ci sono particolari divieti, la frittura ad esempio non è assolutamente esclusa. "L'olio in cottura permette di assorbire tantissimi micronutrienti liposolubili e stimola il lavoro epatico in senso positivo. Si attiva il fegato e la produzione di bile, una bile diversa da quella che produciamo quando mangiamo soltanto lesso o in bianco. L'importante è che la frittura sia fatta bene con olio extravergine e che ci sia della verdura, indispensabile per supportate il lavoro epatico durante la digestione". 

Alimentazione funzionale e ormoni

L'abbiamo detto all'inizio, la dieta funzionale è molto più di un regime alimentare. Non dovrà sembrare strano quando il nutrizionista chiederà di portare delle analisi prima di concordare un piano alimentare. "Non saranno delle semplici analisi del sangue. Il nutrizionista dovrà valutare i valori degli ormoni e di molti altri fattori. E poi bisogna sapere che quando si opera in ottica funzionale l'intervallo di valori delle analisi si riduce, i parametri sono decisamente più severi, perché si punta a un miglioramento effettivo dello stato di benessere. La dieta funzionale inoltre tiene conto anche dell'andamento ormonale e laddove ci fosse un'alterazione o uno squilibrio, quasi sicuramente sarà in grado di risolverlo". Non si può indicare un tempo entro il quale inizieranno a vedersi i primi risultati, visto l'approccio ultrapersonalizzato, ma la nutrizione funzionale può diventare parte integrante del nostro stile di vita, un approccio da non abbandonare subito dopo aver raggiunto un obiettivo come la perdita di peso, e che ci può consentire di vivere a lungo e in salute.

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