In occasione della Milano Fashion Week, ieri sera è andata in scena la sfilata Gucci, durante la quale è stata presentata la collezione per la Primavera/Estate 2020. A disegnare gli 89 look lanciati in passerella è stato il direttore creativo Alessandro Michele, che con le sue creazioni si è voluto ribellare al potere, non è un caso che alcuni dei suoi modelli abbiano indossato anche degli abiti bianchi molto simili a delle camicie di forza. Così facendo, ha trasformato il catwalk in un nastro trasportatore di un aeroporto che conduce al paradiso o a una sala d'attesa simile al purgatorio.

La ribellione al potere di Gucci

Ieri sera, in occasione della Milano Fashion Week, Gucci ha presentato la collezione per la Primavera/Estate 2020 disegnata da Alessandro Michele. Ancora una volta il direttore creativo è riuscito a distinguersi per originalità, facendo una riflessione sul potere attraverso gli abiti. La passerella è stata trasformata in una sorta di nastro trasportatore di un'aeroporto che, invece di portare al veicolo che dà inizio a un viaggio, conduce al paradiso o a una sala d'attesa purgatoriale. Tra scollature audaci, trasparenze, spacchi e colori accesi, lo stilista ha dato spazio alla sensualità, i suoi vestiti sono intesi come un modo per coltivare l'autoespressione e per dare libero sfogo alla propria diversità. Si è ispirato alla biopolitica del filosofo Michel Foucalt, lanciando un messaggio molto forte: il potere non è più dispotico e riconoscibile ma frammentato. Gli individui, anche se sono portati a interiorizzare le regole di comportamento imposte, devo avere il coraggio di resistere, dando vita a nuove espressioni della personalità per sfuggire alla pressione delle norme sociali.

Le camicie di forza di Gucci non verranno messe in vendita

Tra i look più originali e contestati apparsi sulla passerella di Gucci ci sono quelli total white che ricordano in modo evidente le camicie di forza. Si tratta di tuniche ampie con cinghie e lacci molto simili a quelle usate negli ospedali psichiatrici, non a caso alcuni dei modelli hanno messo in mostra un messaggio scritto con un pennarello indelebile sulle mani che recita: "La salute mentale non è fashion". Sono stati molti quelli che hanno considerato la provocazione un po' troppo forte, tanto che la griffe si è vista costretta a intervenire per chiarire la questione. In una nota diffusa dall'azienda si legge:

Divise, abiti da lavoro e indumenti di costrizione, inclusa la camicia di forza, sono stati inseriti in apertura della sfilata Gucci Spring/Summer 2020 come la versione più estrema di un’uniforme imposta dalla società e da coloro che la controllano. Questi abiti hanno avuto unicamente la funzione di veicolare un preciso messaggio e non faranno parte della collezione in vendita.

Attraverso gli abiti e la moda Alessandro Michele ha voluto dimostrare che il potere limita l'autoespressione, spingendo le persone ad adeguarsi alle norme sociali, a indossare delle divise che rendono anonimi. La speranza del designer è che la moda possa dare a tutti la forza di esprimere liberamente l'identità personale.