Sono passati vent’anni, eppure sembra un abisso. Vent’anni dalla morte di Nilde Iotti, la figura femminile che più di ogni altra, nella storia del nostro Paese, ha rappresentato un punto di svolta. Mentre stasera andrà in onda in prima serata su Rai 1 la fiction a lei dedicata, con la straordinaria interpretazione di Anna Foglietta, possiamo dire a gran voce quanto ne sentiamo la mancanza, della sua figura e della sua testimonianza. La testimonianza che nulla all’interno della società è immutabile e precostituito, che i valori acquisiti possono e devono essere messi in discussione anche quando si è davanti a obiettivi che ci sembrano lontani. Al di là dell’anniversario è più che mai giusto ricordarla oggi, quando sembra che manchino delle figure di spicco all’interno di quelle aule parlamentari che proprio Nilde Iotti ha calcato per mezzo secolo.

“Io stessa vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l'affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”

Per avere la misura di chi fosse Nilde Iotti, di cosa ha rappresentato per il nostro Paese, basterebbe rileggere queste sue parole del discorso d’insediamento alla Camera, il 20 giugno del 1979. Donna, staffetta partigiana, terza carica dello Stato per ben tre legislature, ha rappresentato le istituzioni in maniera autorevole, senza mai perdere quel tocco di solennità che la contraddistingueva quando entrava in Aula. Impossibile non avere memoria della sua acconciatura, riga in mezzo e chignon, che l’ha accompagnata nei suoi 53 anni di presenza parlamentare.

Le sue battaglie iniziano sin dai tempi della “commissione dei 75”, quella che ha dato vita alla nostra Carta Costituzionale, dove la giovane Nilde punta i piedi sui diritti delle donne, uno su tutti quello dell’accesso alla Magistratura, tanto da far irritare i colleghi, da Giovanni Leone a Ferdinando Targetti, sull’opportunità femminile di ricoprire alte cariche nella Giustizia. Ma anche il principio della parità giuridica dei coniugi, la sostituzione della patria potestà con quella di entrambi i genitori o l’abolizione della dote sono successi di un Paese che, ancora una volta, deve molto alla lungimiranza delle donne come la Iotti.

Proprio Nilde si sentiva la prima ad essere investita di una certa responsabilità verso il mondo femminile, perché lei era “una donna che lottava per il riscatto” delle sue compagne di strada, per la necessità di un’autonomia politica e di una specificità che servisse proprio a non annullare le differenze con i colleghi uomini, ma che esigeva la caduta di quelle barriere culturali retaggio dell’Italia fascista. C’era un’unione di intenti che oltrepassava le differenze di partito, tanto da vederla legata a Tina Anselmi, alleata nella lotta verso l’emancipazione nonostante l’appartenenza a due partiti contrapposti. Questo legame è emblematico per sottolineare la solidarietà che si respirava in quegli anni, un bisogno di riscatto della donna che spontaneamente era condiviso al di là di correnti e fazioni.

È grazie a lei e alla sua caparbietà che noi donne, oggi, possiamo contare sul diritto al divorzio (fu lei la prima firmataria per il Pci) e il mantenimento del diritto all’aborto. Dal più alto scranno di Montecitorio e ancor prima, nella sua militanza di partito, ha assicurato il diritto alla maternità delle operaie. Quanto sono fragili questi diritti al giorno d’oggi? In un momento storico dove l’emancipazione femminile è presa di mira, che spesso viene soffocata nel sangue da un coniuge che non accetta la messa in discussione della propria autorità, abbiamo bisogno di ricordare la lotta di Nilde Iotti. Perché oggi, quello che sembra appiattire le differenze all’interno della politica italiana, è proprio la sottovalutazione del potenziale femminile. È l’arrogarsi il diritto, da parte di una politica prettamente maschile, di decidere su tematiche che appartengono all’universo femminile e di poterle mettere in discussione. Pensiamo alla difficoltà di mantenere in piedi famiglia e lavoro, al diritto all’interruzione di gravidanza che sulla carta pare acquisito ma che nella pratica (tra obiezione di coscienza e strutture che mancano) sembra sempre a rischio. Possiamo dire che la rivoluzione sociale e politica di Nilde Iotti possa dirsi completata? Sarebbe bello trovarsi qui oggi a dare una risposta affermativa, ma purtroppo non è così. Per questo, a vent’anni dalla sua scomparsa, dobbiamo pensare a quanto abbiamo ottenuto grazie alla caparbietà di Nilde e abbiamo il dovere di continuare il suo percorso e difenderlo dai continui attacchi di una politica fragile e inadeguata.