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Opinioni

La rivolta della Polonia per la libertà di abortire: dopo le piazze, le donne si prendono le chiese

Dopo la decisone della Corte Costituzionale polacca di inasprire il divieto all’interruzione di gravidanza, allargandolo anche in caso di malformazione del feto, sono scoppiate le rivolte in numerose città. Le manifestazioni, questa volta, hanno due caratteristiche nuove: non solo donne, ma un gran numero di uomini e sostenitori del Governo in carica fanno sentire il proprio dissenso e, per la prima volta, la rivolta si fa in chiesa.
A cura di Giulia Torlone
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Le proteste in Polonia non accennano a fermarsi. Dopo la decisione della Corte Costituzionale di allargare il divieto di aborto anche in caso di malformazione del feto, migliaia di donne e uomini sono scesi in piazza per far sentire la propria voce ed esprimere il proprio dissenso. A riempirsi, questa volta, non sono state soltanto le strade di Varsavia, ma le manifestanti hanno scelto un luogo simbolo della loro battaglia: la chiesa.

Donne e uomini irrompono nelle Chiese per chiedere libertà

Da ieri, infatti, ci sono centinaia di irruzioni (tutte pacifiche) durante le messe, per ribadire con decisione che “sul corpo delle donne non decide né il governo né la Chiesa”. Le manifestazioni sono state organizzate da Women’s Strike, una ong che da anni si occupa di diritti delle donne e che da giorni denuncia la grave violazione del governo polacco nella libertà di scelta e di autodeterminazione.

La denuncia è chiara: costringere una donna a partorire un bimbo con gravi deformazioni fisiche e intellettive porta una grave sofferenza psicologica alla neo mamma, con ripercussioni che durano un’intera esistenza. Una sofferenza che non è necessaria, ma imposta con la forza dalla politica. E con forza, gruppi di migliaia di persone stanno tentando di far fare marcia indietro a una legge che sembra inoppugnabile. Nella cattolicissima Varsavia, gli striscioni per la libertà all’aborto vengono affissi negli edifici religiosi, le messe vengono interrotte con cartelli che recitano: “Preghiamo per il diritto di abortire”. Non solo la Capitale, anche nel sud del Paese, a Katowice, migliaia di persone si sono radunate davanti alla cattedrale posando candele in segno di lutto sulla scalinata, davanti al monumento dedicato a Papa Giovanni Paolo II. Persino nelle cittadine più rurali, come quella di  Zakopane, centinaia di giovani donne hanno protestato davanti al municipio. In ognuna di queste occasioni, la polizia ha reagito con forza attraverso cordoni delle forze dell’ordine, utilizzando gas lacrimogeni e arrestando quelli ritenuti “più facinorosi”.

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Una battaglia di tutti

La sostanziale differenza tra questa protesta e le precedenti, sta nell’assoluta eterogeneità dei partecipanti. In passato qualunque manifestazione che aveva come oggetto la libertà delle donne e il desiderio di una Stato laico, aveva una partecipazione quasi a totalità femminile e di età molto giovane. Ora alle donne si sono affiancati anche i contadini delle zone rurali, che nella maggioranza dei casi hanno votato per il partito attualmente al governo. Una fila di trattori ha sfilato durante una marcia a Nowy Dwór Gdański, con un cartello che recitava: “Vogliamo decidere, basta al regno del terrore del PiS”. La paura è palpabile da più parti, l’impossibilità di scegliere per la propria vita o famiglia ha innescato le proteste, ma a questo si aggiunge anche la certezza, come denuncia Women’s strike, che gli aborti clandestini saliranno vertigionosamente. Il dato è già allarmante, a fronte di 1000 interruzioni di gravidanza legali, sono stati stimati quasi 150 mila aborti illegali. Questo vuol dire mettere a rischio la vita delle donne e, con dati così preoccupanti, non c’è fede religiosa o credo politica che tenga.

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Trent’anni, giornalista professionista, si occupa di politica e questioni di genere tra web, carta stampata e tv. Aquilana di nascita, ha studiato Italianistica a Firenze con una tesi sul rapporto tra gli intellettuali e il potere negli anni duemila. Da tre anni è a Roma, dedicando anima e cuore al giornalismo. Naturalmente polemica e amante delle cose complicate, osserva e scrive per capirci di più, o per porsi ancora più domande. Profondamente convinta che le donne cambieranno il mondo. 
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