Le foto di Adele alla festa dei 30 anni del cantante Drake hanno fatto il giro di tutto il mondo. In formissima, la cantante inglese, indossava un abito fasciante con le spalle scoperte che metteva in bella mostra i risultati del suo regime alimentare basato sulla dieta SIRT. Non si tratta di una dieta da fame, assicurano gli inventori Aidan Goggins e Glenn Matten, ma di un programma alimentare semplice, volto più che all'esclusione, all'inclusione di determinati alimenti in grado di far perdere in soli 7 giorni ben 3,5 kg. Ma è davvero tutto oro quel che luccica? Non tutti gli esperti infatti concordano con il programma messo a punto dai due nutrizionisti inglesi, come la dottoressa Roberta Martinoli medico, esperta in nutrizione, dottoressa in Scienze Agrarie e Scienza della nutrizione umana, a cui abbiamo chiesto cosa ne pensa della dieta più cliccata del momento.

Dottoressa, spieghiamo innanzitutto cosa vuol dire SIRT?

SIRT è un acronimo che sta per Silent Information Regulator. Le sirtuine sono delle proteine (che si trovano nei lieviti, nel moscerino della frutta, nei primati e nell'uomo), che hanno la capacità di compattare il DNA tanto da inibire l’espressione di alcuni geni (silenziamento genico). Nell'uomo sono presenti 7 diverse sirtuine variamente associate a restrizione calorica, invecchiamento, metabolismo energetico e altri meccanismi. I geni SIRT rientrano tra i cosiddetti geni housekeeping, il cui scopo è quello di "fare pulizie di casa" all'interno della cellula.

Perché si parla di dieta del gene magro? 

Il gene magro o "skinny gene" è il SIRT 1. In tutti i mammiferi questo gene è coinvolto nella formazione di mitocondri, le centraline elettriche della cellula. Per spiegare il perché di questa definizione bisogna partire dalla respirazione cellulare (meccanismo attraverso il quale i nutrienti, ottenuti dalla digestione, si trasformano in energia per l'organismo). Questo processo avviene a livello mitocondriale e culmina con la produzione di ATP (la molecola in cui viene temporaneamente immagazzinata l'energia prodotta dalla respirazione cellulare e che fa da combustibile della maggior parte dei processi metabolici). Le sirtuine dunque, con la loro capacità di indurre la formazione di nuovi mitocondri possono attivare il metabolismo cellulare e favorire la perdita di peso. È da qui che deriva l’attribuzione dell’espressione "skinny gene" al gene SIRT1.

Tra gli alimenti che Aidan Goggins e Glen Matten descrivono come SIRT troviamo peperoncino, sedano, caffè, tè verde e anche vino rosso e cioccolato. In quale modo allora sarebbero in grado di attivare il nostro metabolismo?

L’espressione dei geni che codificano per le sirtuine può essere amplificata ad opera dei metaboliti secondari presenti negli alimenti di origine vegetale. Si tratta di composti sintetizzati dalle piante in risposta allo stress. Già uno studioso, Sinclair, nel 2003 aveva descritto 18 diverse molecole in grado di attivare le sirtuine nei modelli animali.  Tra queste vanno citate il resveratrolo presente nel vino rosso, la quercitina presente nel cioccolato e le epigallocatechine del the verde. È stato dimostrato che proprio il resveratrolo regola il bilancio energetico, aumenta la sensibilità all'insulina e migliora la funzionalità dei mitocondri.

Dunque è vero che questi alimenti sono in grado di influenzare il nostro metabolismo?

Si tratta senza dubbio di osservazioni importanti e che fanno intravedere la possibilità di utilizzare queste sostanze nel trattamento dell’obesità, del diabete di tipo 2 e di tutte le patologie correlate all’invecchiamento. Ovviamente non è così facile come i due ideatori della dieta SIRT vogliono farci credere. La prima criticità sta nel fatto che i metaboliti secondari hanno una scarsa biodisponibilità: solo una piccola porzione del principio attivo presente nell’alimento riesce a raggiungere il flusso ematico. In genere questa piccola quantità non riesce ad esercitare alcun effetto terapeutico. La seconda criticità sta nel fatto che l’obesità è una condizione multifattoriale e ancora una volta ci troviamo di fronte a qualcuno che pretende di risolvere problemi complessi con soluzioni semplici.

Nel libro si parla di uno studio clinicamente dimostrato. I due nutrizionisti hanno sottoposto al regime alimentare SIRT un campione di circa 40 persone. 

I due nutrizionisti raccontano nel loro libro di aver seguito un campione di 39 soggetti che erano stati reclutati in una qualche famosa palestra. Hanno sottoposto i partecipanti allo studio a 3 giorni di forte restrizione calorica (1000 kcal/die) consentendogli l’assunzione di 3 succhi vegetali e di un pasto solido ricchi in metaboliti secondari (cibi SIRT). Dal quarto al settimo giorno la dieta è stata portata a 1500 kcal grazie all’aggiunta di un secondo pasto solido. Al settimo giorno il calo ponderale medio equivaleva a 3,5 kg. Cosa dimostra questa sorta di esperimento? Che mangiando poco si dimagrisce in accordo con quanto dice la prima legge della termodinamica. Cosa non dimostra? Che il dimagrimento si possa attribuire alla presenza di cibi SIRT. Per dimostrare una cosa del genere ci sarebbe stato bisogno di un gruppo di controllo. In altre parole sarebbe stato necessario reclutare altri 39 soggetti con caratteristiche simili a quelli del gruppo di studio, da sottoporre alla stessa restrizione calorica attraverso una dieta priva di alimenti SIRT. Per questo il lavoro di Aidan Goggins e Glen Matten non trova spazio nelle riviste scientifiche mentre va forte sulle riviste patinate.

A prescindere dal meccanismo dei cibi SIRT lei pensa che una dieta che promette di perdere 3,5 kg in soli 7 giorni sia salutare?

Se volessimo ragionare in termini strettamente biochimici dovremmo ammettere che per perdere 3,5 kg di grasso corporeo in una settimana è necessario realizzare un deficit energetico di 24500 kcal (circa 7000 kcal per kg di grasso). Questo significa che giornalmente dovremmo consumare 3500 kcal in più rispetto a quelle che assumiamo con il cibo. Vi sembra possibile? In effetti non lo è. Un calo ponderale così importante in un lasso temporale così breve va attribuito in buona parte alla perdita di glicogeno e di liquidi. Basta tornare a mangiare come d’abitudine per recuperare questa quota del peso perso. Detto questo, la restrizione calorica potrebbe sortire effetti benefici per l’organismo, come peraltro dimostrato in una serie di lavori scientifici (vedi gli studi di Valter Longo o quelli di Luigi Fontana) ma mi crea un certo imbarazzo l’idea che possa essere proposta attraverso un libro. Siamo sicuri che il Sig. Mario che lavora in fabbrica e pesa 98 kg debba adottare lo stesso regime alimentare della Sig.ra Pina che fa la casalinga e pesa 65 kg? E cosa dire della possibile presenza di condizioni patologiche che controindicano un simile regime alimentare? Credo che siamo tutti d’accordo nel ritenere che di questi argomenti sarebbe obbligatorio parlare solo all’interno di uno studio medico.

Valter Longo ha messo a punto la dieta del mima digiuno. In qualche modo la dieta SIRT, simula lo stesso meccanismo?

Soprattutto la prima fase può essere paragonata a una sorta di digiuno. La restrizione calorica attiva le sirtuine e probabilmente i due autori hanno voluto insistere su questo concetto. Non saranno due scienziati (non avendo mai pubblicato su PubMed per la comunità scientifica praticamente non esistono) ma quello che è certo è che hanno letto gli articoli scientifici e li hanno manipolati ad arte.