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I sensi di colpa delle mamme lavoratrici: la psichiatra spiega come affrontarli

Moltissime neomamme oggi fanno i conti con i sensi di colpa quando si trovano a lasciare i propri figli ai nonni o all’asilo nido per riprendere a lavorare. E sono tante anche le donne che decidono di rinunciare alla propria indipendenza per crescere i bambini. Quali sono i rischi di questa scelta e come affrontare i sensi di colpa lo spiega la psichiatra Rossella Valdrè.
Intervista a Dott.ssa Rossella Valdrè
Psichiatra, psicoterapeuta, membro della Società Psicoanalitica Italiana
A cura di Francesca Parlato
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Rientrare a lavoro per una neomamma costa sempre fatica. Ma non solo per la stanchezza dovuta ai primi mesi della maternità o alle notti insonni passate a prendersi cura del proprio figlio. Ma perché per molte madri iniziano ad affacciarsi nella mente domande come "Il mio bambino soffrirà la mia mancanza?" oppure "Si affezionerà di più ai nonni o alla babysitter?" o anche "Cosa penseranno di me se lo iscrivo all'asilo nido a soli 6 mesi?". E inevitabilmente fanno la loro comparsa i sensi di colpa. Secondo la dottoressa Rossella Valdrè, psichiatra e psicoterapeuta di Guidapsicologi.it e membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) questo fenomeno riguarda alcune madri in particolare. "Si tratta di un problema molto contemporaneo e riguarda soprattutto le donne che hanno raggiunto le migliori posizioni lavorative. Si osserva nelle classi sociali medio-alte, dove le donne arrivano alla maternità in ritardo, dopo aver studiato, lavorato, fatto carriera". Per queste donne un bambino è sempre particolarmente atteso, desiderato, carico di aspettative. "Sono madri che probabilmente non avranno altri figli e l'idea di lasciare il bambino ai nonni o alla baby-sitter per riprendere a lavorare le mette in crisi".

Il tempo di qualità

Nella costruzione della relazione con il proprio bambino ciò che conta però non è la quantità di ore che si trascorre con lui ma la qualità del tempo. "I bambini, anche se molto piccoli, sono in grado di captare lo stato d'animo materno – spiega la psichiatra – E ci sono numerosi studi di psicanalisi a dimostrarlo". Una madre che decide di rinunciare al proprio lavoro a causa dei sensi di colpa non necessariamente offrirà al proprio figlio un tempo di qualità o una migliore educazione. "Una madre arrabbiata, depressa, frustrata che passa 24 ore al giorno con il suo bambino non sarà una madre migliore. Una donna che decide di tornare al suo lavoro ed è contenta e soddisfatta, trascorrerà con il figlio ore più gioiose, anche se il tempo è limitato".

L'idealizzazione della maternità

Se si soffre di sensi di colpa dopo aver partorito la colpa è anche di tutti gli stereotipi con cui ci dobbiamo confrontare. "Oggi stiamo assistendo a un'idealizzazione della maternità. I social ci propongono madri perfette, con figli perfetti e case perfette. Donne che riacquisiscono una forma fisica impeccabile a pochi giorni dal parto e sempre di buon umore. Io credo che questa sia una vera e propria tirannia a scapito delle donne. Si tratta di messaggi irrealistici con i quali però moltissime mamme si confrontano, mentre la maternità è una vicenda assai più complessa e un figlio non riguarda solo la donna ma la coppia". Essere tristi (come succede a chi soffre di maternity blues o di depressione post partum), avere la sensazione di aver perso la bussola, sentirsi in difficoltà nella gestione del nuovo ménage familiare è assolutamente normale, anche se nessuno ve lo farà vedere.

Come affrontare i sensi di colpa

Consapevolezza è la parola chiave per non farsi sopraffare dai sensi di colpa. Rinunciare al proprio lavoro, soprattutto se è fonte di gratificazione e soddisfazioni in nome della maternità è una scelta da ponderare attentamente. "Le insoddisfazioni, il dolore profondo che una decisione come questa può provocare, in qualche modo potranno riverberarsi anche sul bambino. Per questo prima di decidere di calmare i sensi di colpa dimettendosi dal proprio lavoro è bene pensarci, soprattutto se la professione che svolgiamo ci gratifica, se la rinuncia è dolorosa, se per arrivare alla posizione che occupiamo abbiamo fatto sacrifici. Io ritengo che sia assolutamente positivo che una donna esprima anche dopo la maternità tutto il suo potenziale sia personale che lavorativo". Altrettanto importante è l'ambiente familiare, a partire dal proprio partner fino ad allargarsi a tutta la famiglia. "È bene che ci sia un nucleo familiare il più possibile comprensivo e di sostegno. Se una donna già fragile si ritrova in un contesto colpevolizzante si sentirà ancora più in difficoltà". Qualsiasi decisione importante è bene comunque non prenderla subito dopo il parto. "È un periodo particolare, in cui si è vulnerabili, fragili. Per questo è bene aspettare che sia passato qualche mese prima di fare una scelta che potrebbe cambiare il corso della nostra vita professionale". Ma se vogliamo giocare d'anticipo è bene fare una profonda autoanalisi prima dell'arrivo del bambino. Ragionare sul fatto che i sensi di colpa sono un sentimento umano e comune (soprattutto tra le donne) potrà essere utile per affrontare questo stato d'animo e per non prendere decisioni avventate e dettate dall'emotività. "Il mio consiglio a tutte le donne lavoratrici che intraprendono una gravidanza è arrivare preparate. È bene che si interroghino a fondo sulle scelte da fare, sulle difficoltà che potranno incontrare sulla loro strada. Servirà a non sentirsi spiazzate. In ogni caso se i sensi di colpa persistono e se arriva anche la depressione è bene rivolgersi a uno specialista per capire cosa si vuole".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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