15 Aprile 2021
07:00

Depressione post partum: cosa è, come si cura e come è peggiorata con il lockdown

La maternità non è tutta rose e fiori. Una percentuale di donne, tra il 10 e il 15% soffre di depressione post partum, una patologia da non sottovalutare né banalizzare, che se non trattata adeguatamente può causare gravi danni nella madre e anche nel bambino. Come intervenire lo abbiamo chiesto alla psichiatra Rossana Riolo.
Intervista a Dott.ssa Rossana Riolo
Psichiatra dell'Ulss 8 di Berica e presidentessa dell'Associazione Kairos Donna
A cura di Francesca Parlato

Non tutte le neo-mamme sono felici allo stesso modo. Sfatiamo il falso mito che la gravidanza e la maternità sono per le donne un momento di grande gioia e basta. La depressione post partum è una realtà con cui si ritrova a combattere una percentuale di donne tra il 10 e il 15%, il baby blues riguarda invece addirittura oltre il 70% delle neomamme. "Nell'immaginario collettivo si dà per scontato che per le mamme sia sempre tutto bello e facile – ha spiegato a Fanpage.t la dottoressa Rossana Riolo, psichiatra dell'Ulss 8 di Berica e presidentessa dell'Associazione Kairos Donna – Ma si tratta di un luogo comune. In tutto il periodo perinatale (dalla gravidanza fino ai primi giorni di vita del neonato) ci possono essere momenti di tristezza, sofferenza e stanchezza". Ridicolizzare o banalizzare la depressione post partum vuol dire non aver chiaro quanto la nascita di un figlio possa sconvolgere e travolgere una donna. "È paragonabile a un evento traumatico. L'arrivo di un neonato cambia completamente i ritmi e le giornate e per quanto si possa essere preparati, la realtà è sempre spiazzante".

Cosa è la depressione post partum e le differenze con maternity blues

Il periodo che va dalla gravidanza al primo anno di vita del bambino è quello più a rischio per la comparsa di disturbi psichici e psicologici. Nei primi giorni è estremamente comune che si manifesti il maternity blues, un disturbo transitorio, che provoca nella donna un continuo saliscendi umorale ma che scompare senza alcun intervento, in maniera naturale, dopo 15 o 20 giorni. Non si risolve spontaneamente e può durare anche tre anni se non adeguatamente curata, la depressione post partum. Un disturbo dell'umore che insorge in una percentuale di donne che va tra il 10 e il 15%.

La depressione post partum: i sintomi 

La depressione post partum può esordire circa 20 giorni dopo la nascita. "Se la madre non inizia a stare meglio dopo il baby blues ma presenta alcuni sintomi come insonnia, senso di inadeguatezzasbalzi d'umore, pianti. Un altro sintomo tipico riguarda la sensazione di essere schiacciata dal peso di essere madre". Il bambino e la sua gestione, per le mamme che soffrono di questo tipo di depressione, diventano un pensiero ossessivo. "Credono di non essere in grado di accudirlo, hanno sensi di colpa perché pensano di non provare i sentimenti ‘giusti', si sentono sbagliate. Invece si tratta solo di madri che hanno bisogno di aiuto".

I fattori di rischio

In Italia, grazie anche alla rete familiare che quasi sempre circonda le neomamme, i casi di depressione post partum si presentano in una percentuale piuttosto contenuta "Bisogna capire che non si tratta soltanto di una questione biologica (e quindi ormonale) ma anche di supporto. In alcuni territori in Italia, dove l'ambiente familiare è molto supportivo i casi non superano neanche il 2%. Livelli alti di depressione si raggiungono invece quando le madri sono sole e senza nessuna rete intorno a loro". Ci sono però alcuni fattori di rischio che possono aiutare in una diagnosi tempestiva della depressione post partum. "Intanto l'aver avuto in precedenza un episodio di depressione post partum – spiega la psichiatra – Anche se oggi sappiamo che se adeguatamente trattata il rischio di recidiva è davvero molto basso. Aver avuto un episodio depressivo nell'arco della vita può essere un ulteriore fattore di rischio perché vuol dire avere una vulnerabilità rispetto all'umore. E poi bisogna fare caso se nell'ultimo trimestre di gravidanza si soffre di ansia o insonnia". Infine anche la familiarità conta. "Così come facciamo indagini sul diabete gestazionale o sull'ipertensione gravidica è auspicabile indagare anche su eventuali episodi depressivi dopo il parto, della madre della gestante. Si tratta di semplici domande che possono tornare utili per il trattamento della futura mamma".

I rischi di una depressione post partum

Il timing, quando si tratta di depressione post partum, è tutto. "Se non curata può durare anche 3 anni con delle conseguenze gravi per madre e figlio, per questo è importante affrontarla il prima possibile". Alcuni importanti studi testimoniano infatti che se non trattati adeguatamente questi episodi depressivi possono avere ripercussioni sullo sviluppo dei bambini. "La ricercatrice Murray ha seguito in follow-up fino ai 18 anni i figli di donne affette da questo tipo di patologia, differenziando ovviamente gravità e interventi esterni, e ha concluso che i bambini, quando le madri non sono curate in maniera efficace, possono sviluppare disturbi cognitivi e hanno difficoltà a esprimere le loro emozioni". Sono bambini che crescono con una madre che non riesce a giocare con loro o a sorridere. "Per questo è importante intervenire in maniera tempestiva. Una depressione molto grave se non curata nel giro di pochi mesi, bisogna dirlo ma senza allarmare, può arrivare anche al suicidio. Quando ci rendiamo conto che una neomamma sta attraversando questo tipo di stato emotivo è bene non aspettare, tre o sei mesi nella convinzione che tanto passerà da solo, ma intervenire subito".

Come si cura la depressione post partum

Prima di arrivare allo psicologo o allo psichiatra è importante chiedere tutto il sostegno possibile dalla propria rete familiare. "Parlare col partner di come ci si sente è fondamentale. Ma anche il pediatra in questi casi gioca un ruolo importante. Se ogni pediatra, durante la prima visita al neonato facesse alla mamma tre semplici domande, ovvero: Come sta?, C'è qualcuno che l'aiuta? Ha mai provato un sentimento di tristezza?. Le risposte potrebbero dare delle indicazioni sullo stato di salute e sull'eventuale necessità di ricorrere a un sostegno". Il medico di famiglia invece può essere utile per indirizzarci dagli specialisti più adatti. "Il primo passaggio di solito consiste in una consulenza psicologica anche all'interno di un consultorio oppure una visita psichiatra, con specialisti perinatali". Quando necessario è possibile anche ricorrere a farmaci, senza per forza interrompere l'allattamento. "Oggi esistono delle terapie che consentono di non dover ricorrere al latte artificiale. Ma è importante anche ricordare che qualora necessario, l'allattamento può essere sospeso. Non bisogna avere paura di dirlo. Lo sappiamo l'OMS lo raccomanda nei primi sei mesi come esclusivo e lo consiglia fino ai 2 anni, ma l'allattamento non è divertente, è faticoso. E se per alcune donne è un peso bisogna fare un bilancio costi benefici e valutarne la sospensione". I tempi di guarigione sono brevi, dai 6 agli 8 mesi. "Se si riesce a intervenire subito una madre prima ancora del compimento dell'anno di vita del neonato starà già bene. La remissione sarà completa e non inciderà in alcun modo sulla crescita del bambino".

Anche i papà soffrono di depressione post partum

Si tratta di un evento di cui si parla poco ed è sicuramente meno comune, ma può accadere che anche  i padri sviluppino una forma di depressione dopo la nascita di un figlio. "Si chiama depressione paterna, i numeri si attestano intorno al 10%. Non svolgendo i padri un ruolo di accudimento diretto nei confronti dei bambini, questo tipo di disturbo viene percepito molto meno dalla società". Anche i sintomi sono diversi da quelli delle donne. "Anziché essere tristi o sentirsi in colpa i neopapà somatizzano: soffrono di mal di schiena ad esempio. In alcuni casi invece il peso delle responsabilità li porta a compiere attività rischiose o a scommettere online, talvolta cadendo anche nella dipendenza da gioco".

Depressione post partum e Covid

Il lockdown dell'ultimo anno ha contribuito in maniera negativa sullo sviluppo di depressione e ansie post partum. Con l'impossibilità di fare visita alle neomamme è venuta a mancare quella rete di sostegno familiare che fornisce un supporto indispensabile nella prevenzione di questo tipo di disturbo. "L'Istituto Superiore di Sanità sta infatti studiando questo fenomeno e sta progettando la costruzione di una rete per le neomamme". Il rischio di andare incontro a ansie e depressioni per le donne che hanno avuto bambini soprattutto nei primi sei mesi del 2020 è aumentato in maniera molto significativa. "Il lockdown ha avuto molte conseguenze sulla salute delle donne in attesa. Un articolo uscito su The Lancet riporta l'aumento di un terzo delle morti fetali e l'aumento della mortalità materna. Si tratta di numeri altissimi, un effetto collaterale del lockdown, più che del Covid, visto che a causa delle chiusure sono diminuiti (almeno nei paesi a basso e medio reddito) i monitoraggi e i controlli, e di cui si parla ancora poco".

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