Quando si annuncia una gravidanza la domanda è di rito: maschio o femmina? Eppure non tutti ci tengono a sapere il sesso del loro nascituro. In alcuni casi la coppia preferisce l'effetto sorpresa al momento del parto, in altri casi la motivazione è ben più profonda e radicata in una precisa concezione della sessualità. Oggi la discussione in merito al genere è accesa e che ci siano opinioni favorevoli e contrarie è legittimo: ciò che conta è che però finalmente l'argomento non è più tabù e si sta cercando di abbattere la discriminazione. Se un tempo le persone erano costrette a nascondersi, a celare il loro reale modo di essere per conformarsi all'unica legge socialmente accettata cioè quella biologica (chi nasce maschio è maschio e chi nasce femmina è femmina) oggi non è più così. Sempre più ci si sta muovendo verso una concezione di sessualità più fluida, che trova riscontro anche nella moda. Non è più un organo genitale o ciò che è riportato sulla carta d'identità a determinare chi si è davvero. Proprio per questo motivo la modella Emily Ratajkowski, incinta del suo primogenito avuto dal marito Sebastian Bear-McClard, ha fatto una scelta ben precisa: non rivelerà il sesso di suo figlio, perché sarà lui a deciderlo liberamente quando sarà maggiorenne e avrà consapevolezza di chi è davvero.

20 weeks 🤍 getting to know my new body

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Emily Ratajkowski non vuole rivelare il sesso di suo figlio

La modella ha parlato a Vogue America di questa prima gravidanza, raccontando di essere alle prese con i primi insoliti e bizzarri cambiamenti del proprio corpo. Viste le tante domande in merito al sesso del nascituro ha ammesso subito che lei e il marito non hanno intenzione di rivelarlo. «Non abbiamo idea di chi – o cosa – stia crescendo nella mia pancia. Chi sarà questa persona?». La 29enne ha spiegato: «Non sapremo il sesso fino a quando nostro figlio non avrà 18 anni e a quel punto sarà lui a farcelo sapere». La coppia ha deciso di non voler vincolare il proprio figlio a etichette, ma gli lasceranno libera scelta, pur ammettendo la tanta curiosità di sapere il sesso: «Mi piace l'idea di imporre a mio figlio il minor numero possibile di stereotipi di genere. Ma per quanto progressista possa sperare di essere, capisco il desiderio di conoscere il sesso del nostro feto; sembra la prima vera opportunità per intravedere chi potrebbe essere».

Le star che hanno cresciuto figli gender free

Prima di Emily Ratajkoswi ci sono state altre mamme famose che hanno scelto la strada del gender free, lasciando i figli liberi di decidere, una volta adulti, il genere di appartenenza in base alla loro personalità. È quello che ha fatto Kate Hudson con la terza figlia, avuta dal compagno Danny Fujikawa. A proposito della piccola Rani l'attrice statunitense ha dichiarato: «Sarà lei a scegliere col tempo se vorrà essere femmina o maschio. Vorrei crescerla senza influenzarne le scelte e con un approccio il più possibile genderless». Ma è anche la linea scelta da Angelina Jolie e Brad Pitt per la figlia Shiloh, che è gender variant: infatti si fa chiamare John e veste con abiti maschili. Ha abbracciato questa filosofia anche Charlize Theron, quando si è resa conto che suo figlio non si trovava bene nelle vesti di maschio. Per questo lo ha lasciato libero di scegliere e libero di comportarsi, compreso il vestirsi con abiti femminili. La scelta di queste mamme è fatta in nome della felicità dei propri figli, affinché camminino per il mondo senza sentirsi in obbligo nei confronti del loro corpo o in dovere nei confronti della società. In passato "i diversi", coloro che non erano perfettamente aderenti a ciò che si riteneva "normale" si nascondevano, accettavano passivamente ciò che veniva loro imposto. Oggi l'orizzonte si sta ampliando e ci si può esporre in nome del diritto a identificarsi liberamente in un genere piuttosto che nell'altro. L'uguaglianza di genere passa anche attraverso questo tassello, attraverso il superamento della logica binaria maschio-femmina, perché il genere umano è molto più complesso e variegato e abbraccia realtà che non si possono ingabbiare in un'etichetta imposta alla nascita.