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Dieta senza i cibi bianchi: la nutrizionista spiega perché non ci farà dimagrire

No White Foods Diet: l’ultima moda che arriva dagli Stati Uniti in fatto di diete, prevede l’eliminazione di tutti i cibi di colore bianco. La nutrizionista Martina Donegani, spiega perché eliminare tutti gli alimenti bianchi dalla propria dieta non è funzionale né al benessere e neanche al dimagrimento.
Intervista a Dott.ssa Martina Donegani
Biologa e nutrizionista
A cura di Francesca Parlato
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Al bando i cibi bianchi dalla propria dieta. È questo l'ultima trovata in fatto di alimentazione che arriva dagli Stati Uniti, la No White Foods diet, la cui eco sta risuonando anche in Italia. Ma davvero basta eliminare tutti i cibi bianchi dalla propria dieta (e poi quali sono i cibi bianchi, zuccheri, sale e anche latticini?) per essere in forma e tonici? "È una moda alimentare che segue il trend di demonizzare gli alimenti raffinati – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Martina Donegani, biologa nutrizionista e consulente presso il Politecnico di Milano – La No White Diet è un regime alimentare che semplifica al massimo i concetti della nutrizione, senza dare alcuna indicazione corretta". 

I demoni bianchi: pasta, zucchero e sale

Iniziamo dai cereali raffinati: regimi alimentari come la No White Diet, li hanno messi all'angolo con l'accusa di innalzare la curva glicemica: "I cereali raffinati, come la pasta di grano duro, possono innalzare la curva glicemica. Ma è anche vero che questo concetto è ormai superato. Per valutare l'indice glicemico non si guarda più al singolo alimento, ma al pasto nel suo complessoUn piatto di pasta in bianco ha un indice glicemico molto più alto di un piatto di pasta condito con delle verdure e dell'olio extra vergine di oliva, perché alcuni componenti, se combinati insieme riescono a fornire ciò che serve al nostro organismo, senza comportare un innalzamento della curva glicemica". In alternativa a pasta e pane bianco si propone allora l'utilizzo di cereali integrali. Il loro valore aggiunto sta nel fatto che subendo minori processi di raffinazione conterrà più fibre e perderà meno nutrienti rispetto ai suoi cugini "bianchi", ma non si adattano a chi ad esempio soffre di problemi intestinali. E poi ci sono lo zucchero e il sale: "Che lo zucchero e il sale siano da ridurre al minimo lo diamo per assodato. Il problema di questi regimi è che però non spiegano che eliminare lo zucchero bianco in favore di quello di canna non migliorerà certo la nostra salute. Si tratta pur sempre di zucchero. Lo stesso ragionamento si può applicare al sale". 

Latticini e grassi animali sono da eliminare?

E poi ci sono i bianchissimi latticini, che difficilmente potrebbero essere inclusi in una dieta che esclude in maniera rigida i cibi bianchi: "Sarebbe assolutamente sbagliato eliminare dalla propria alimentazione latticini come yogurt e latte. Le linee guida ci consentono di consumarne fino a tre porzioni al giorno e sappiamo quanto siano un toccasana per garantire il giusto apporto di calcio". Anche i grassi animali sono esclusi dalla dieta americana: "I grassi di origine animale sono sicuramente da limitare, ma limitare è molto diverso da eliminare. Pensiamo al burro: non deve essere consumato troppo spesso ma ogni tanto può fare anche bene visto che è ricco di vitamina A". 

No alle semplificazioni

La conclusione è che un regime alimentare di questo tipo è assolutamente sconsigliato. "Semplificare non va mai bene. Far passare il messaggio che tutto ciò che è bianco fa male è sbagliatissimo. Non si devono demonizzare gli alimenti né escluderli in maniera netta dalla propria dieta". Sbagliato allora affidarsi a diete scelte soltanto perché ci sembrano semplici da attuare: "Bisogna sempre considerare gli alimenti nel loro complesso: il nostro organismo non è influenzato soltanto dall'alimento in sé ma anche dal modo in cui viene cucinato e combinato. Eliminare di punto in bianco alcuni cibi non migliorerà il nostro benessere". E neanche il nostro peso.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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