Se Greta Thunberg e i suoi Fridays for Future ancora non vi hanno convinto, e siete scettici quando sentite parlare di cambiamenti climatici, forse acquisirete maggior consapevolezza dei problemi causati dalle continue emissioni di CO2 quando al supermercato vi renderete conto che il costo del caffè è sensibilmente aumentato. Oppure quando vi accorgerete che una certa varietà di frutta è praticamente introvabile e che il vino francese che avete sempre amato ha un sapore leggermente diverso da come lo ricordavate. Una delle più importanti conseguenze del cambiamento climatico ricade infatti proprio sull'agricoltura. Come ha spiegato a Fanpage.it il professor Luca Sebastiani, agronomo e direttore dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa: "Anche se non si può parlare di estinzione o di scomparsa totale di alcune piante, sicuramente, a causa dell'innalzamento delle temperature e delle siccità prolungate, moltissime coltivazioni sono e saranno a rischio". 

Pasta, riso e pane: i motivi per cui sono a rischio

Anche portare in tavola un piatto di pasta nei prossimi 30 anni potrebbe rivelarsi più complicato del previsto. I cereali, che costituiscono una delle principali fonti alimentari di tutta la popolazione mondiale, sono a rischio: "Quando parliamo di cereali non intendiamo soltanto il grano e la farina, ma anche il riso, e il mais da cui si ricava il foraggio per gli animali. A causa dell'innalzamento delle temperature e dell'incapacità delle piante di resistere a estati troppo calde o a lunghi periodi senza acqua, la produzione di cereali potrebbe subire una riduzione di circa il 10-15% che, abbinato all'aumento demografico mondiale, comporterà una grande difficoltà per la popolazione nel reperimento degli alimenti essenziali alla sopravvivenza". E a una carenza di acqua non si può rispondere con un aumento dell'irrigazione: "A differenza di quello che molte persone credono, le coltivazioni di grano non sono irrigate dall'uomo, per questo sono così a rischio. Ora si sta lavorando per cercare delle varietà più resistenti e che completino il loro ciclo produttivo più rapidamente".

Caffè: ecco perché aumenterà di prezzo

Anche se non si tratta di un bene di prima necessità come il grano, per molti il caffè è assolutamente  irrinunciabile e la sua domanda negli ultimi anni sta crescendo sensibilmente. "Il caffè – spiega l'esperto – è una pianta adatta ad essere coltivata soltanto in determinate regioni particolarmente calde. Ma considerando che è già stato registrato un aumento della temperatura di un grado e che è previsto un ulteriore aumento di 1 grado o 1 grado e mezzo, portare avanti queste coltivazioni diventerà ancora più complicato: l'aumento del numero di giorni e di notti calde, l'aumento delle ondate di calore, la carenza di acqua, comporterà una sensibile riduzione della produzione di caffè a fronte di una domanda che invece si fa sempre più alta". E quando la domanda super di gran lunga l'offerta, la conseguenza inevitabile è l'aumento dei costi.

L'ecosistema del cacao

Simile a quello del caffè, è il destino del cacao. Le piantagioni di cacao si trovano all'interno di un ecosistema speciale, dove ci sono temperature alte e umidità: "Se questo ecosistema viene messo a rischio, si restringono le aeree di coltivazione. Non si potrà semplicemente spostare la piantagione in un punto più alto per trovare temperature più adatte". Con l'aumento del numero di giorni e soprattutto di notti calde, le piante infatti rischiano di essere meno produttive: "Le piante, proprio come gli esseri umani, hanno bisogno di recuperare. La notte, dovrebbe essere il loro momento per riprendersi dallo stress accumulato durante il giorno. Ma se di notte fa caldo come di giorno questo meccanismo di recupero diventa difficilmente attivabile". Così anche il cacao diventerà più difficile da reperire e di conseguenza più costoso.

Come cambierà il sapore del vino

Se il sapore di un certo vino non è esattamente come lo ricordate, la colpa potrebbe non essere dovuta alla bottiglia o a una scorretta conservazione. Il vino potrà risentire del cambiamento climatico. La vite è un caso emblematico di coltivazione: le caratteristiche dell'uva dipendono infatti proprio dalla speciale combinazione tra suolo e clima: "Prendiamo ad esempio un vitigno come il cabernet sauvignon – spiega il direttore Sebastiani – questo si coltiva in ambienti medio caldi. Con l'aumento delle temperatura i viticoltori saranno costretti a spostare le loro coltivazioni più in alto e ovviamente il sapore del vino non potrà che cambiare". Ma l'aumento della temperatura produrrà anche due ulteriori conseguenze: "La prima riguarda lo zucchero. Ci potrà essere un significativo aumento di zucchero all'interno dell'uva, che con la fermentazione necessaria alla produzione del vino, provocherà un aumento del livello alcolico e di conseguenza un'alterazione dell'aroma del vino. Mentre la seconda riguarda gli agenti patogeni: alcuni di questi potrebbero essere infatti avvantaggiati dal cambio delle temperature e i viticoltori potrebbero avere più difficoltà a controllarli. E lo stesso ragionamento, circa gli agenti esterni, vale anche per la produzione di olio". 

L'orologio biologico degli alberi da frutto

Non solo gli esseri umani sono dotati di un orologio biologico. Anche le piante ne hanno uno. E in particolare gli alberi da frutto, come il melo, il pesco e l'albicocco. "Tutti questi alberi sono caducifoglie, ovvero perdono le foglie. Durante l'inverno queste piante hanno fisiologicamente bisogno di percepire temperature più basse perché grazie alle temperature esterne possono riconoscere il momento in cui dovranno fiorire. Conoscere l'alternarsi delle stagione per queste piante è indispensabile. Perciò se l'inverno è troppo mite, avranno difficoltà a riconoscerlo e rischieranno di fiorire in modo irregolare oppure anticiperanno la fioritura e ovviamente la produzione rischia di essere compromessa". In agricoltura non è raro lavorare per cercare dei meccanismi di sostituzione: "In questo caso, come per il grano, si cercheranno delle varietà più resistenti e meno sensibili al cambio delle temperature". 

I possibili scenari

Fortunatamente è ancora scongiurato il pericolo di vedere la scomparsa o l'estinzione di alcune piante o alimenti, ma sicuramente anche l'agricoltura sta subendo le conseguenze del cambiamento climatico in atto. E le previsioni purtroppo annunciano entro il 2040 un ulteriore aumento della temperatura: "L'aumento di un grado, già registrato, è stato infatti raggiunto anche un po' prima del previsto. E associato a questo problema ci stiamo ritrovando e ci ritroveremo a dover fronteggiare anche un aumento del rischio di precipitazioni irregolari e di siccità. E allo stato attuale gli studi ci dicono che in venti o trent'anni la situazione peggiorerà, ma molto dipenderà anche dai nostri comportamenti". E gli ultimi dati purtroppo non sono di grande conforto: lo scorso novembre infatti, l'Organizzazione Metereologica Mondiale ha rilevato che dal 2018 al 2017 c'è stato un aumento, realizzando un nuovo record negativo, di emissioni di CO2, passando dalle 405,5 ppm (parti per milione ) del 2017 alle 407,8 ppm nel 2018.