In ambiente lavorativo si vive con imbarazzo, vergogna e quasi senso di colpa doversi assentare a causa dei dolori mestruali. Per questo, per andare incontro alle lavoratrici e aiutarle concretamente, diversi Paesi hanno introdotto il congedo mestruale: esiste da diverso tempo in Giappone, Cina, Indonesia, Corea del Sud e Taiwan. Alcune multinazionali, invece, lo hanno adottato privatamente, come Zomato, Coexist e Nike. Si tratta di giorni di permesso retribuiti alle donne che soffrono di dismenorrea. Questa condizione invalidante rende impossibile uno svolgimento normale delle attività quotidiane, perché i dolori che ne conseguono sono forti e prolungati nel tempo. In Italia la discussione sul tema è stata presto accantonata. Una legge nel 2016 era stata proposta, ma non è mai stata approvata e da allora non si è più parlato seriamente di questa misura. La ginecologa Manuela Farris ci ha spiegato cosa significa, per una donna, soffrire di dismenorrea.

Quando i dolori del ciclo diventano invalidanti

Nel motivare la prestazione deludente alle Olimpiadi di Rio 2016, Federica Pellegrini aveva spiegato che un ruolo determinante lo aveva avuto proprio il gareggiare con le mestruazioni: stessa situazione di Montreal 2005. "Mi sono trovata a gareggiare nel momento per me peggiore fisicamente. In quei momenti mi sentivo come su un'altalena, con cali e stanchezze repentine. In finale ero un'altra persona rispetto al giorno prima", erano state le sue parole. E in effetti le mestruazioni hanno la loro incidenza, sull'umore così come sul corpo. Per alcune donne, gestirle è più difficile che per altre, perché i dolori mestruali non sono uguali per tutte. La dottoressa Farris ha spiegato: "La dismenorrea identifica i dolori mestruali. Per alcuni possono essere invalidanti e tecnicamente, da un punto di vista anatomico, sono più in basso rispetto a un mal di pancia. A volte possono essere tanto invalidanti da non permettere a una persona di uscire di casa e da dover stare a letto, altre sono dolori che si possono sopportare facilmente o che possono passare con un antidolorifico".

Attenzione ai dolori mestruali

Con l'età una donna diventa sempre più consapevole del proprio corpo, impara a conoscerlo, ad ascoltarlo e sa intuire quando qualcosa non va. E i dolori mestruali possono essere un campanello d'allarme: "Bisogna preoccuparsi sei i dolori mestruali sono molto forti. Una consulenza ginecologica parla sempre, un controllo è preferibile farlo". Anche perché la dismenorrea può a sua volte indicare qualcosa di più serio. "È uno dei sintomi dell'endometriosi" ha precisato la dottoressa Farris, una malattia infiammatoria in cui la tempestività, nella diagnosi, ha un ruolo determinante (soprattutto per eventuali gravidanze future). E così come si può curare l'endometriosi, si può anche agire sui dolori mestruali: "Abbiamo tanti presidi terapeutici per risolvere il problema", quindi il congedo non è l'unica strada eventualmente da percorrere. "A prescindere dagli antidolorifici, le terapie migliori sono la pillola estroprogestinica, l'anello vaginale e tutti i sistemi intrauterini (le cosiddette spirali medicate che si mettono nell'utero). Sono tutte forme per poter controllare la dismenorrea".

Le mestruazioni sono ancora un tabù

Il fatto che a volte siano le donne stesse a non voler palesare la natura del loro malessere, dimostra quanto siano loro stesse ancora condizionate dal tabù delle mestruazioni. "Apparentemente sono normalizzate, ma poi in realtà non se ne vuole mai parlare quindi tecnicamente rimangono un tabù. La mentalità comunque sta cambiando, ci sono una serie di cambiamenti per cui anche le ragazze più giovani affrontano il tema più facilmente", ha commentato la dottoressa. E in effetti tanta strada è stata fatta e l'argomento gode di un maggiore dialogo in famiglia e di una più ampia e veritiera trattazione (anche sui social e in pubblicità).  Il ciclo mestruale non è qualcosa di cui vergognarsi, anche se per tanto tempo è stato così e in alcune parti del mondo lo è ancora. Storicamente ci hanno insegnato a non nominarle, a non parlarne, soprattutto con i maschi. Questo ha contribuito alla percezione che fosse qualcosa di "sporco", di volgare, qualcosa per cui essere prese in giro o emarginate. E invece il primo passo per abbattere il tabù è proprio un dialogo aperto e sereno, libero da preconcetti e vergogna.

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