La cronaca ci propone quotidianamente storie che raccontano di violenza nei confronti delle donne; nel peggiore dei casi si sfocia nel femminicidio. La figura femminile, benché la società abbia fatto progressi e passi avanti, appare ancora ancorata a certi stereotipi che condizionano profondamente l'immaginario collettivo. Ne deriva una percezione distorta che investe la donna e che ne mina alla base molti aspetti, come può essere per esempio una legittima crescita professionale o banalmente il modo di vestire e vivere i rapporti sociali. Il giudizio di chi è pronto a puntare il dito è dietro l'angolo e viene espresso in molteplici forme, anche più sottili rispetto a una violenza fisica vera e propria: basti pensare alla violenza verbale, al cyber bullismo, alle minacce. E in tutti questi casi ad apparire come vittima della situazione non è mai la donna: spesso sono i media stessi a "giustificare" il comportamento maschile. Basti pensare al caso Genovese. Proprio quest'ultimo fatto di cronaca ha spinto Chiara Ferragni a dire la sua, sperando di poter in qualche modo spingere a una riflessione sana e costruttiva sull'argomento.

Cosa significa essere donna nel 2020, secondo Chiara Ferragni

È proprio il caso Genovese, citato espressamente da Chiara Ferragni nel video pubblicato alcune ore fa su Instagram, lo spunto di partenza dell'influencer per un ragionamento a tutto tondo su cosa significhi essere donna oggi, in una società a suo dire ancora patriarcale e maschilista. Il focus dell'imprenditrice è la narrazione che i media fanno della violenza: «Danno le notizie nel modo più sbagliato possibile, creando già opinioni e giudizi. Quando c'è un fatto di cronaca e si parla di violenze, minacce, femminicidi si cerca sempre di dare "false scuse" al comportamento maschile, citando dettagli della relazione che dovrebbero essere ininfluenti. Ogni volta, anche adesso con Genovese ho letto articoli assurdi: si parlava di lui come un genio e il fatto che avesse stuprato una ragazza non veniva quasi contemplato. Ho letto di uomini che hanno ammazzato la propria famiglia e si diceva: ma era una brava persona. Questi dettagli in una narrazione non vanno fatti, perché tu media stai dando un giudizio che influenzerà il lettore, che darà la colpa anche alla donna che ha subito il reato».

Victim blaming e Slut shaming: la cultura della colpevolizzazione della donna

Si chiama victim blaming: è proprio questo il termine tecnico del fenomeno descritto dalla influencer, cioè la colpevolizzazione della vittima. La colpa passa dall'aggressore alla vittima insomma, o comunque viene divisa tra le due parti. L'esempio più frequente è legato allo stupro: spesso il primo dettaglio su cui si focalizza l'attenzione è l'abbigliamento della vittima, il suo essere coinvolta in una situazione poco "adeguata". Tante persone non denunciano proprio per questo: per paura del giudizio sociale, perché erano tornate a casa da sole o più tardi del previsto, o perché avevano bevuto un bicchiere di vino di troppo. Chiara Ferragni dice che tutto questo è inaccettabile ed è strettamente legato a un altro fenomeno. Lo Slut shaming è far sentire una donna colpevole o inferiore per comportamenti o desideri sessuali che si ritengono in contrasto col proprio ideale femminile. È diffuso soprattutto nel revenge porn, su cui l'influencer si sofferma nel suo video: «Le donne vengono isolate, attaccate e stigmatizzate nonostante loro siano vittime di un reato. Fare revenge porn è un reato, non un atto di goliardia maschile! Però perché colpisce noi donne così tanto? Gli uomini raramente vengono giudicati sulla base della loro libertà sessuale, mentre il revenge porn verso le donne è un'arma di distruzione della reputazione della donna».

I maschi fanno i maschi e le donne giudicano le altre donne

Chiara Ferragni ha voluto, nel suo video, soffermarsi non solo sui giudizi degli uomini verso le donne: «Si parla spesso della frase: boys will be boys, cioè i maschi sono maschi e fanno cose stupide e goliardiche per divertimento e non per fare del male». Ha infatti parlato anche del comportamento delle donne stesse, verso le altre donne: «Tantissimi di questi commenti vengono fatti da donne che giudicano altre donne. Questo, in questo momento storico, deve cambiare al più presto. Dobbiamo sostenerci a vicenda perché solo unite possiamo cambiare le cose, per noi e per le future generazioni».  La speranza dell'influencer è che il suo contributo, seppur piccolo, possa comunque essere uno spunto per questa battaglia: «Una battaglia che dobbiamo combattere tutti insieme. Spero che questo mio pensiero venga accolto e aiuti anche tanti di voi a capire i piccoli errori di giudizio che tutti facciamo nel quotidiano e cercare di cambiare le cose per cercare di costruire una società migliore». Per una vittima niente è peggio del non essere presa sul serio e del sentirsi colpevolizzata. Questo alimenta un cultura del maschilismo, che vuole sempre e comunque il maschio in una posizione di supremazia sulla donna, che nel migliore dei casi il reato se l'è cercato, nel peggiore se lo è addirittura meritato.