Una bambola è un oggetto. Un giocattolo che, per quanto desiderato, ha un scopo preciso: divertire, distrarre, finché non si trova di meglio. Magari la si potrà usare anche per sfogare i momenti di rabbia, scaricare la frustrazione di una giornata di pioggia in cui non si può andare al parco sbattendola in terra con forza. Ma una bambola non può sanguinare, non potranno comparire ematomi a deturparne il volto. Non conserverà il terribile ricordo di una brutta giornata, né sul volto né nel cuore.

La Barbie dell'artista Lady Be, invece, nonostante continui a sorridere inerte, ha il visto cosparso di lividi. Dentro di sé porta tanti altri volti tumefatti, cosparsi di cerotti, gonfiori e ferite, e persino quei pugni e quelle mani che l'hanno ferita: un'unica donna, tra le più celebri, tante storie unite insieme. Beaten Barbie – Mai più violenza sulle donne è il titolo dell'opera, presentata alla Triennale di Arte Contemporanea di Verona che si terrà dal 9 al 12 giugno. È questo il modo scelto dall'artista per far sentire il suo sostegno alla causa, e denunciare la violenza degli uomini che nelle compagne vedono solo un giocattolo su cui rovesciare le proprie frustrazioni senza conseguenze, da buttare via appena ci sarà di meglio.

Una scelta particolarmente impressionante, quella di Lady Be, che ha saputo cogliere un simbolo forte della femminilità, vicino al contempo all'innocenza dell'infanzia e alla visione stereotipata della donna oggetto. Con la sua particolare tecnica, poi, il messaggio arriva immediato e in tutta la sua forza.

Dopotutto, Barbie è un simbolo di grandissimo impatto, e già in passato è stata usata per veicolare messaggi importanti. Ad esempio fece scalpore il primo esemplare con il velo islamico, creata dalla studentessa nigeriana Hannefah Adam e postata su Instagram, o la più celebre Barbie curvy, per avvicinarla alle forme di donne più comuni, sulla stessa scia Lammily, con cellulite e brufoli, creata dall'artista Nickolay Lamm. Famosa anche la provocatoria bambola senza trucco, e, per rimanere in tema di provocazioni, sono molto celebri anche gli scatti di Mariel Clayton, fotografa 35enne che lavora e vive in Canada, che la ritraggono in veste di killer o in balìa di estreme perversioni sessuali.