Esattamente un anno fa il governo annunciò il taglio dell'Iva sugli assorbenti compostabili e biodegradabili, che passava dal 22% al 5%. Una vittoria a metà: si tratta infatti di un prodotto di nicchia e spesso difficile da reperire al supermercato, con un prezzo generalmente più alto degli altri nonostante l'agevolazione fiscale. Nonostante sia stato ampiamente dimostrato l'impatto delle mestruazioni sull'ambiente  l'alternativa non è sempre immediata. Innanzitutto, bisogna leggere bene le etichette: biodegradabile non significa necessariamente compostabile, garanzia che deve essere certificata da un apposito ente. C'è poi il problema dello smaltimento: ogni Comune fissa le proprie regole. Ecco cosa c'è da sapere prima di acquistare gli assorbenti compostabili e biodegradabili.

Cosa significa "biodegradabile"?

Un equivoco comune è che "biodegradabile" e "compostabile" siano sinonimi. In realtà, un prodotto si definisce biodegradabile se si decompone al 90% nell’arco di sei mesi. I prodotti compostabili invece devono completare il processo in meno di tre mesi: l'esempio più classico son o gli scarti di cibo. In questo caso, il prodotto in questione deve ricevere un "bollino" di garanzia, una certificazione rilasciata da un ente: un esempio è certificazione Cic, del Consorzio Italiano Compostatori o quella rilasciata da Certiquality.

Quali marchi di assorbenti compostabili esistono?

In Italia, le prima linea di assorbenti compostabili è quella di Vivicot (del marchio Sanicot) nata del 2011, certificata da Certiquality. Esiste poi Ecoluna, linea di usa-e-getta dell’azienda Intimaluna, specializzata in prodotti ‘ecologici’ per le donne, come le coppette e gli assorbenti lavabili. Negli store specializzati e online esistono poi prodotti di marchi esteri, come lo spagnolo Masmi o l'anglosassone Natracare.

Dove si comprano gli assorbenti ecologici?

Uno dei problemi degli assorbenti biodegradabili è che non sono sempre facili da trovare e non sono ancora presenti in tutta la grande distribuzione. Spesso sono disponibili sono nei negozi specializzati in cura della persona o in quelli che vendono prodotti biologici. In alternativa, si trovano negli store online. Alcuni supermercati vendono gli assorbenti ecologici, ma nella scelta bisogna far attenzione alle etichette: molti marchi hanno lanciato linee "bio" o in "puro cotone", ma per essere definiti compostabili sull'etichetta deve essere visibile l'apposita certificazione.

Quanto costano gli assorbenti biodegradabili?

Questo tipo di assorbenti beneficia di un'Iva abbassata al 5%, mentre quella dei normali assorbenti (ancora i più diffusi sul mercato) rimane al 22%, esattamente come per i beni di lusso. Per via delle materie prime e della produzione su piccola scala, gli assorbenti biodegradabili hanno prezzi generalmente più alti. Prendiamo come riferimento le due marche più diffuse: un pacco da dieci assorbenti notte Ecoluna costa 4,20 euro. Una scatola di Vivicot notte 3,25 euro. In genere, i marchi di largo consumo come Lines (che ancora sono tassati al 22%) oscillano intorno ai 2 euro, in base alla linea di prodotto.

Dove si buttano gli assorbenti compostabili?

Su questo non ci sono indicazioni univoche. A rigor di logica, un prodotto compostabile dovrebbe essere smaltito insieme all'umido. La presenza del sangue però richiede che vengano "sanificati" prima di essere buttati o di "separarli" tramite un sacchetto compostabile. Non c'è una sola risposta: alcuni Comuni permettono di smaltirli nell'umido (e indicano la procedura corretta) altri impongono di gettarli nell'indifferenziato. Ogni donna quindi dovrà verificare quali sono le regole in vigore per la città in cui vive.

Quanto sono diffusi?

Secondo i dati raccolti da Corman nel 2019 per l’associazione dei ginecologi Aogoi in Italia, su quasi 193 milioni di assorbenti venduti, solo un milione di pezzi è biodegradabile. In farmacia rappresentano lo 0,2% degli assorbenti venduti, al supermercato lo 0,6% del totale.