L’annuncio del ministro Gualtieri di abbassare l’Iva dal 22 al 5 per cento su assorbenti e tamponi è stato accolto da più parti positivamente, quasi con una sorta di stupore tipico di quando nel nostro Paese si vince una battaglia di civiltà. Ma davvero è stata vinta? Secondo quanto promesso, l’aliquota non si abbasserà su tutti i prodotti igienici femminili, bensì sugli assorbenti biodegradabili e compostabili. Ora immaginate di essere davanti a uno scaffale di un supermercato, reparto saponi&co, con davanti agli occhi una miriade di tipologie di tamponi e affini. Scorrendo con lo sguardo da un pacco viola scuro, passando a uno viola più chiaro, gli assorbenti che avranno un’Iva agevolata perché compostabili non ci saranno. Già, perché nella stragrande maggioranza delle catene di supermercati questi prodotti non hanno mercato o, nelle rarissime eccezioni, hanno prezzi maggiorati. Anche a guardare tra quelli biologici (che economici di certo non sono) spesso di biodegradabile c’è solamente l’imballaggio, il prodotto all’interno è ancora come il caro vecchio assorbente tassato al 22 per cento.

Detassati solo gli assorbenti che non inquinano

L’impressione che si ha, una volta svanita la sorpresa dell’annuncio del ministro Gualtieri, è che ancora una volta si è preferito far quadrare i conti della legge di bilancio evitando discussioni all’interno dell’Aula. Sì, perché con una proposta formulata nel modo in cui è stata fatta, il messaggio che passa non è quello di considerare il ciclo mestruale come parte integrante della vita di una donna, ma si è ricorso al tema dell’ambientalismo. Verranno detassati solo gli assorbenti non inquinanti che, come dicevamo, al momento sono rari e costosi. Sia chiaro, la battaglia ecologista e antispreco è sacrosanta, ma non torniamo alla retorica che una cosa debba necessariamente escludere un’altra. Le donne in età fertile, in Italia, sono quasi 18 milioni. Ognuna di loro, secondo le stime, nel corso della propria vita deve affrontare circa 500 cicli mestruali, spendendo ogni anno circa 125 euro. Il carico di spesa che viene fuori è di 2 miliardi e 250 milioni di euro annuali. Se abbassassimo l’Iva al 10 per cento su tutte le tipologie di assorbenti, il costo per lo Stato sarebbe di poco più di 220 milioni di euro, una cifra irrisoria se guardiamo ai numeri della legge di bilancio 2020 che costerà circa 30 miliardi.

Cosa succede nel resto del mondo

Su questo tema, a livello europeo, il nostro Paese di certo non è virtuoso. La Germania, dai 1° gennaio 2020 vedrà l’Iva abbassarsi, per i prodotti igienici femminili, al 7 per cento. In Spagna l’aliquota è al 10 per cento, ma è in discussione l’abbassamento al 4 per cento. In Francia la percentuale è al 5,5 mentre in Svizzera si parla del 7 per cento. La più virtuosa è l’Irlanda, dove l’Iva su questa tipologia di prodotti non viene proprio applicata. Se ci spingiamo fuori dai confini europei il confronto è ancora più impietoso: il Canada ha abolito la tassazione nel 2015, così come lo Stato di New York e l’Australia, dove il Governo ha ceduto all’opinione pubblica dopo un’ondata di proteste durate diciotto anni e che si sono acutizzate nel 2018. Meglio di noi anche l’India, dove non si applica alcuna tassa sugli assorbenti.