Il latte materno è il miglior alimento per i neonati perché fornisce tutti gli elementi nutritivi di cui hanno bisogno, come alcuni acidi grassi polinsaturi, proteine e ferro assimilabile. Inoltre, contiene sostanze immunologiche, che non si trovano nei suoi sostituti artificiali e che, invece, sono essenziali per difendere il piccolo da virus e infezioni batteriche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che il primo contatto con il seno dovrebbe avvenire un’ora dopo il parto poiché è importante che, fin dai primi minuti di vita, mamma e bambino instaurino un rapporto pelle a pelle. Inoltre, consiglia a tutte le neo mamme di allattare i loro bambini al seno almeno fino ai primi sei mesi di vita e di continuare a farlo fino a dopo i due anni, associandolo con altri alimenti, a seconda del desiderio del bambino. Addirittura, una donna inglese ha dimostrato che è possibile continuare ad allattare al seno fino ai 6 anni. In questo modo, sua figlia si sentirebbe più sana e forte.

Tuttavia, sono sempre di più le donne che interrompono volontariamente l’allattamento dopo i primi tre mesi o ancor prima, sostituendo il latte materno con quello artificiale. Anche se non esistono tempi predefiniti uguali per tutti, scegliere di non dare più al bambino il proprio latte potrebbe provocare disagi fisici e psicologici nel piccolo. Molto spesso, dilaga la disinformazione e la superficialità nelle strutture sanitarie, che non si preoccupano se la mamma, al momento delle dimissioni post parto, stia allattando il bambino con il suo latte. Molte altre volte, la scelta potrebbe essere dovuta esclusivamente a motivi di natura culturale, nel senso che non siamo abituati a vedere mamme che allattano al seno bambini di due anni in luoghi pubblici. Addirittura, questa attività del tutto naturale potrebbe essere considerata scandalosa, come dimostra la storia Lou Burns, cacciata dall’hotel Claridge perché allattava.

Negli ultimi giorni, anche Papa Francesco ha sottolineato l’importanza del latte materno, affermando che si tratta di un dono del Signore e che di conseguenza deve essere dato al bambino ogni volta che ne ha bisogno, a prescindere dal luogo in cui ci si trova. Tra gli altri benefici, l’allattamento al seno è capace di ridurre del 36% il rischio di Sids, ovvero la “sindrome da morte in culla”, e del 52% le possibilità che il bambino sviluppi la celiachia.