16 Febbraio 2021
15:23

Via i filtri dalle pubblicità social: le foto modificate intaccano l’autostima e la percezione di sé

Mentre in Italia non esistono leggi in materia, arriva in UK il divieto di usare filtri delle pubblicità di Instagram: ingannano sulla resa finale dei cosmetici e diffondono un messaggio sbagliato. La dottoressa Elisa Marcheselli per Fanpage.it ha spiegato cosa comporta distorcere l’ideale di bellezza e a quali derive può portare.
Intervista a Dott.ssa Elisa Marcheselli
Psicologa esperta di web reputation, cyberbullismo e social
A cura di Giusy Dente

I social network non sono più solo intrattenimento e condivisione, ma sono anche pubblicità. Ormai tutti i brand hanno intuito le grandissime potenzialità offerte da questi strumenti e da chi, sui propri canali, ha un nutrito seguito di fan. Mettendo insieme le due cose, le aziende hanno portato su Instagram le loro sponsorizzazioni, mettendole nelle mani degli influencer. I cosmetici sono gettonatissimi, ma il modo in cui vengono presentati ai follower forse non è del tutto sincero. Di base in questi anni si è assistito a un proliferare di ritocchi digitali e filtri, che non solo “ingannano” in merito al risultato finale e alla resa del prodotto che si promuove. Parallelamente, questa tendenza porta avanti un ideale di bellezza distorto, dove difetti e imperfezioni non sono contemplati. Ed è una tendenza che può avere derive pericolose soprattutto sui soggetti più fragili, come ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Elisa Marcheselli, Psicologa esperta di web reputation, cyberbullismo e social.

Basta filtri nelle pubblicità sui social

Nel Regno Unito l'ASA, l’organizzazione che si occupa di regolamentare il settore pubblicitario, ha deciso che gli influencer, nel loro sponsorizzare i prodotti dei vari brand, non potranno inserire filtri. Nelle adv Instagram la presenza di un filtro (anche se dichiarato) mina alla base l’affidabilità e la trasparenza di ciò che viene detto: non mostra la realtà, bensì qualcosa di artefatto. Nello specifico dei cosmetici, il filtro non solo ingigantisce l’effetto finale del prodotto applicato, ingannando il potenziale acquirente. Il fatto che venga applicato su un viso irrealistico senza pori, senza macchie, senza occhiaie e senza brufoletti fa passare il messaggio che quegli elementi (del tutto naturali su un volto) siano in realtà qualcosa di sbagliato. Ed è un messaggio pericoloso, perché una volta interiorizzato ha conseguenze nel rapporto con la propria immagine e con lo specchio, che può diventare anche un'ossessione.

«Tutte le immagini creano condizionamenti»

Tutta la "perfezione" esibita sui social ha delle conseguenze, come spiegato dalla dottoressa Marcheselli: «L'impatto ricade sul concetto dell'autostima. L'onnipresenza di immagini modificate e stereotipi intaccano l'autostima della persona sia direttamente che indirettamente, fino a complicare la percezione di sé, del mondo reale. Tutte le immagini creano dei condizionamenti». Intervistata da Fanpage.it l'esperta ha messo l'accento soprattutto sull'effetto che certi modelli hanno sui soggetti più fragili, perché inevitabilmente scattano il confronto con quegli stereotipi e la difficoltà di accettarsi: «Tutto si traduce in preoccupazione eccessiva, che può portare addirittura alla paura della propria immagine per i difetti che si percepiscono di sé. Il target più a rischio sono i pre adolescenti e gli adolescenti, che hanno un'immagine di sé ancora da costruire, un'autostima ancora da forgiare. Se gli stimoli provenienti dall'esterno sono ideali troppo elevati possono in qualche modo condizionare la loro immagine complessiva di sé, magari desiderando cambiamenti fisici attraverso la chirurgia o altri rimedi. Ci sono scenari più o meno drastici, per trovare soluzioni».

«È come indossare lenti deformate»

Scorrere Instagram e vedere, una dietro l'altra, le foto di ragazze tutte uguali fa pensare che sia quello l'unico ideale "consentito", quello di riferimento, a cui rifarsi. Non rientrare in quel canone mina l'autostima e quindi poi, come un cane che si morde la coda, spinge a vedere le proprie imperfezioni in modo sempre più amplificato. Insomma, si ingigantisce qualcosa che in realtà è tutto nella nostra testa il più delle volte. La dottoressa spiega: «In termini clinici il disturbo correlato a questa ansia, paura e cattiva gestione della propria immagine è la dismorfofobia: il vedersi in un certo modo con difetti accentuati. È come indossare delle lenti deformate che amplificano ancora di più un difetto che non è poi così grave come la persona lo percepisce. Questo porta il soggetto a vivere una grandissima sofferenza».

«Le critiche sull'aspetto fisico generano reazioni drammatiche»

Molto spesso il modo per ferire una persona è proprio fare leva sulle insicurezze circa l'aspetto fisico: «I difetti fisici anche nel mondo digitale vengono accentuati enormemente. Siamo passati da vari fenomeni: cyberbullismo, denigrazione delle donne con qualche chilo in più. Questo porta a comportamenti discriminatori e molto spesso gli scenari diventano pericolosi. La vulnerabilità dei più giovani dinanzi a commenti critici sulla propria immagine genera reazioni a volte drammatiche». Di base c'è un'alterazione dell'ideale di bellezza, diventata uno standard non elevato da raggiungere, ma del tutto impossibile. Si è finito col confondere i due piani, quello della realtà e quello dell'apparenza: «I filtri costantemente utilizzati creano un mondo dove è difficile riconoscersi per strada. Alcuni ne abusano eccessivamente modificando la propria identità con un'identità digitale. Il consiglio, anche clinico, è quello di mantenere sempre una coerenza tra ciò che siamo nella nostra realtà e quello che vogliamo far apparire nel mondo digitale. Quando questi due mondi si allontanano troppo si rischia di avere un conflitto che non è mai tollerabile in maniera positiva dalla nostra mente». In Italia non ci sono norme che regolamentano l'uso/abuso dei filtri nelle pubblicità, ma forse sarebbe il caso di porre più attenzione a ciò che viene divulgato sui social, visto quanto sono diventati incisivi in ogni aspetto della quotidianità e anche della propria formazione, non solo in qualità di acquirenti ma anche di individui della società.

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