Opinioni
18 Febbraio 2021
07:00

Valeria Valente al Senato: “L’Italia non è un Paese per donne e il potere è ancora degli uomini”

La senatrice del Partito Democratico e presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, Valeria Valente, è intervenuta oggi al Senato a margine del discorso di Mario Draghi. Al centro delle sue parole c’è la difficoltà delle donne nel ricoprire ruoli di potere e il grande tema della disuguaglianza di genere. “Le donne sono una straordinaria potenza lasciata a casa”, ha detto la senatrice in un passaggio.
A cura di Giulia Torlone

È arrivato il tempo di dirsi parole di verità, quindi di riconoscere che nei momenti di difficoltà a pagare il prezzo più alto sono sempre le donne, come sta avvenendo oggi nel Partito Democratico”. Nel discorso al Senato, a margine della richiesta di fiducia da parte di Mario Draghi, la dem Valeria Valente non fa sconti al suo partito. Le donne del Pd, in questi ultimi giorni, non hanno mancato infatti di esprimere dissenso verso la scelta da parte della direzione di proporre tre ministri su tre uomini. “Questo perché purtroppo fatica a investire sulle leadership femminili, a riconoscerne l'autorevolezza e a condividere la gestione del potere tra donne e uomini" continua.

"Le donne sono una straordinaria potenza lasciata a casa"

Valente, presidente della Commissione Femminicidi, ha incentrato il suo discorso sulla questione femminile chiedendo alle donne di pretendere un salto di qualità e di agire anche, se ce ne fosse il bisogno, in conflitto con una dirigenza tutta al maschile. Un discorso di forte impatto, che non è di certo passato inosservato considerando il grande vulnus del nuovo esecutivo, con così poche donne ai ministeri principali. Ma, oltre alla mera politica, Valeria Valente ha sottolineato e ribadito il gap di genere di cui l’Italia soffre in modo di gran lunga maggiore rispetto a molti altri Paesi dell’Ue.

L'Italia, ora, non è un Paese per donne, ma le donne oggi in questo Paese sono una straordinaria potenza lasciata a casa. Serve un cambio di passo anche per rimuovere l'ipoteca della denatalità, occorre investire sull'occupazione femminile. Le donne fanno figli se lavorano e in modo non precario e se la maternità viene assunta come valore sociale: mettere al mondo un figlio è una prerogativa femminile, ma è anche un investimento sul futuro per tutti. Ciò si deve tradurre in condivisione e non conciliazione, in infrastrutture sociali in grado di sollevare le donne dai carichi di cura a partire dagli asili nido, in congedi parentali paritari, nella tutela nei percorsi di carriera. Anche per tutte queste ragioni non possiamo nascondere che ci saremmo aspettati una maggiore presenza di donne nella squadra del governo alla quale oggi ci accingiamo a dare convintamente la fiducia. Perché i numeri in democrazia fanno la differenza, specie in una Paese in cui c'è un deficit di leadership femminile.

Serve un cambio di passo che dalla politica arrivi al Paese

Stabilità lavorative, maternità come lavoro sociale, tutela nei percorsi di carriera: possiamo dire che sono molti dei temi che l’associazionismo femminile e le donne democratiche hanno chiesto da tempo al Governo precedente, trovando disattese molte delle aspettative riposte nel Recovery Plan. La chiave del discorso è proprio una: le donne sono una potenza lasciata a casa. In questo, società civile e rappresentanza politica non fanno alcuna differenza: se fuori dai Palazzi le donne fanno fatica ad autodeterminarsi e a conciliare doveri e aspirazioni, nei partiti (anche, e soprattutto, tra quelli più progressisti) restano nelle seconde file. Per questo la fiducia riposta nel Governo Draghi, se dalla parte della rappresentanza di genere pare essere stata tradita, dopo il discorso tenuto stamattina al Senato dove ha portato al centro della programmazione l'uguaglianza di genere, fa ben sperare.

Abbiamo ascoltato da Draghi parole importanti, di fiducia, speranza e responsabilità. Soprattutto, il Premier ci ha indicato qual è la sua idea di Paese e nel farlo ci ha rincuorato. Ha ragione quando dice che non possiamo riaccendere la luce e tornare a come eravamo prima. Come ha sottolineato, dobbiamo affrontare divari e disuguaglianze che costituiscono un pesante freno alla crescita, primo tra tutti quello di genere, e cambiare modello di sviluppo

Senza uguaglianza di genere non si cresce, resta bloccato un intero Paese che è già fiaccato dalla pandemia in corso. Investire sul gap di genere è quanto auspicato dalla senatrice dem Valeria Valente e quanto auspicato dall'Unione Europea che si aspetta dall'Italia dei passi in avanti verso una parità che è ancora solo sulla carta.

Trent’anni, giornalista professionista, si occupa di politica e questioni di genere tra web, carta stampata e tv. Aquilana di nascita, ha studiato Italianistica a Firenze con una tesi sul rapporto tra gli intellettuali e il potere negli anni duemila. Da tre anni è a Roma, dedicando anima e cuore al giornalismo. Naturalmente polemica e amante delle cose complicate, osserva e scrive per capirci di più, o per porsi ancora più domande. Profondamente convinta che le donne cambieranno il mondo. 
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