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Opinioni

Un omicidio su due è femminicidio: il dramma del lockdown sulla pelle delle donne

Il report della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla violenza di genere restituisce la fotografia dei mesi di distanziamento sociale e i suoi effetti sulle donne vittime di molestie. Calano le denunce durante la Fase 1, ma aumentano esponenzialmente nel mese di maggio. In un panorama in cui diminuiscono gli assassinii, i femminicidi sono il 48 per cento del totale.
A cura di Giulia Torlone
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Le associazioni che rappresentano le donne lo avevano già previsto, Fanpage.it ne aveva discusso ampiamente in un’inchiesta e i dati, purtroppo, lo confermano: durante il lockdown le denunce femminili di abusi da parte dei propri compagni sono drasticamente diminuiti. I dati Istat, illustrati in una relazione della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla violenza di genere, prende in considerazione gli indicatori dei cosiddetti “reati spia” ovvero i maltrattamenti, lo stalking, le minacce o le lesioni personali, fino ad arrivare agli omicidi.

Il lockdown ha fatto calare le denunce

Si nota immediatamente che i primi mesi di quest’anno, se confrontati con lo stesso periodo del 2019, hanno visto una significativa diminuzione delle denunce di violenza. Sintomo che la costrizione di stare in casa e la mancanza di libertà anche nel poter telefonare senza essere ascoltate ha portato molte donne a non rivolgersi alle autorità. Con l’inizio della fase 2 invece, a maggio, il trend torna a salire a dimostrazione che la libertà ha permesso alle donne vittime di maltrattamenti di tornare a sporgere denuncia.

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Il report parla chiaro: a marzo le denunce sono state 2.177 in totale, calate più di un terzo rispetto al 2019; ad aprile sono state 2.267 cioè circa un quarto meno rispetto all’anno precedente (3.112). A maggio invece, con la riapertura dopo il lockdown, le denunce per maltrattamenti sono addirittura superiori rispetto a quelle dell’anno precedente: 1.598 rispetto ai 1.519. A salire nel mese di maggio è anche il dato su un altro reato spia, quello riguardante la violenza sessuale con un incremento del 96 per cento rispetto all’89 per cento dell’anno precedente

Nei primi mesi del 2020 aumentano i femminicidi

Il dato più inquietante e serio è quello riguardante i femminicidi: mentre gli omicidi generici calano rispetto al 2019 (complice il lockdown), all’interno di questo dato l’uccisione di una donna da parte del proprio convivente o marito aumenta. Se lo scorso anno, nel periodo che va dal 1 gennaio al 31 marzo, erano il 32 per cento del totale degli omicidi, quest’anno è il 48 per cento. Praticamente la metà degli assassini compiuti nel nostro Paese sono femminicidi. Una tragedia, dunque, che si è acuita con la convivenza forzata derivante dalle misure straordinarie che l’emergenza Coronavirus ha imposto.

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Il Telefono Rosa, la linea telefoniche a cui le vittime di violenza possono far riferimento, nel mese di marzo aveva inviato al Viminale una nota in cui segnalava una netta diminuzione del numero di telefonate, passate dalle 1104 (tra l'8 e il 15 marzo del 2019) alle 496 (nello stesso periodo del 2020). Dopo la massiccia campagna di sensibilizzazione, tra cui l’esposizione nelle farmacie di cartelli con su scritto il numero verde 1522 e la visibilità su giornali e web ha prodotto, stando a quanto riferisce l’Istat, i dati auspicati. Da aprile infatti le telefonate ricevute sono state 5.031, il 73 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Violenza sulle donne, un fenomeno che non si arresta

Come si può ben vedere, dati alla mano, la violenza sulle donne non è un fenomeno che si è arrestato con il distanziamento sociale. Anzi, la vicinanza forzata a un partner violento ha inasprito gli abusi togliendo la possibilità di sporgere denuncia senza avere libertà di movimento. Il report però ci dice anche che mettere a fuoco il problema, lavorare a stretto contatto con le istituzioni, porta sempre a dei risultati. Le donne che subiscono violenza, se sono circondate da una corretta narrazione e da giuste campagne di sensibilizzazione che le facciano uscire dal cono d’ombra in cui spesso la società le relega, hanno la possibilità di reagire. È importante continuare a non farle sentire sole.

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Trent’anni, giornalista professionista, si occupa di politica e questioni di genere tra web, carta stampata e tv. Aquilana di nascita, ha studiato Italianistica a Firenze con una tesi sul rapporto tra gli intellettuali e il potere negli anni duemila. Da tre anni è a Roma, dedicando anima e cuore al giornalismo. Naturalmente polemica e amante delle cose complicate, osserva e scrive per capirci di più, o per porsi ancora più domande. Profondamente convinta che le donne cambieranno il mondo. 
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