Donald Trump deve avere un grande problema con le donne. Che poi, parliamoci chiaro, per lui non esistono le donne, esiste piuttosto la femmina. Una sorta di stereotipo sempre uguale, quella silenziosa e affascinata dal potere dell’uomo che ha al suo fianco. Quella che si incipria il naso nella hall di un albergo a cinque stelle mentre l’uomo la aspetta in camera dopo una giornata alla City. Insomma, ha un’idea del mondo femminile misogina, volgare, basti pensare alle sue infelici uscite che dimostrano bene cosa abbia in mente. Dal suo "Le donne sono oggetti esteticamente piacevoli” fino ad arrivare a "Le molestie e violenze sessuali sono la logica conseguenza della vicinanza di uomini e donne”, il Tycoon ha dimostrato per anni il suo punto di vista. Non ha smesso di farlo neanche da Presidente, a riprova che il suo non è un atteggiamento di cui riconosce la matrice sbagliata, ma la semplice derivazione del suo modo di vivere.

Le donne per Trump? Mogli o oggetti sessuali

Proprio ieri, durante l’ennesimo appello per le elezioni alla Casa Bianca del prossimo 3 novembre, ha dato la massima prova di non sapere neanche in quale secolo viviamo. Dal palco di Lansing, nel Michigan, ha tuonato: “Donne, riporteremo i vostri mariti a lavoro!”, come un arrotino del rione Testaccio. Si può ironizzare quanto vogliamo sull’atteggiamento spavaldo di Trump, ma la frase di ieri dimostra che il Presidente sia convinto di vivere negli anni Cinquanta. Impermeabile ai movimenti sociali degli ultimi anni, primo tra tutti il Me Too che ha terremotato Hollywood, il Tycoon resta dell’idea che le donne, tutte, vivano all’ombra, e con i soldi, del proprio marito. Alla frase citata ha anche aggiunto “Le donne, dei ghetti o meno, vogliono solo una cosa: la sicurezza. Vogliono la legge e l’ordine”.

La crisi derivata dalla pandemia negli Usa colpisce le donne

Negli Usa, come d’altronde in quasi tutti i Paesi del globo, la pandemia sta falcidiando vite e posti di lavoro. L’idea che Trump voglia “riportare i mariti a lavorare”, denota anche scarsissima conoscenza dei dati e della situazione del suo stesso Paese. Secondo quanto riportato dal National Women’s Law Center, degli 1,1 milioni di lavoratori che hanno abbandonato la forza lavoro il mese scorso, 865.000 erano donne, 324.000 latine e 58.000 donne nere. Il 55 per cento degli americani che non hanno più un’occupazione da aprile a oggi sono di sesso femminile. Trump, poi, si è anche autoproclamato “campione delle donne dei sobborghi”, unico secondo lui capace di difenderle dalla malavita che dilaga in quei quartieri periferici.

La strategia di Trump: ottenere il voto delle donne creando falsi problemi

Il problema non è la frase di Trump, che pure è di una gravità inaudita. Quello che sconcerta è la sua assoluta inconsapevolezza, la mistificazione della realtà, il riportare la donna in un recinto casalingo che puzzava di vecchio già quarant’anni fa. Le donne sono le più colpite dal Covid, le più vulnerabili sul piano lavorativo e sociale. Pensare di conquistarne il voto assicurando un lavoro ai mariti e non a loro è la dimostrazione che per Trump la funzione di una donna è di corredo. Non ha mai fatto mistero di considerare il genere femminile come mero oggetto, spesso sessuale. In questi anni l’unica differenza è che l’oggetto-donna potrebbe assicurare anche dei voti a lui favorevoli. Per questo si rivolge a loro, ma per parlare della vita dei mariti. Atteggiamento da noi popolarmente tradotto con “Parla a nuora perché suocera intenda”. Seppellisce i problemi che le riguardano in prima persona, come la ghettizzazione delle donne nere, l'accesso all'aborto, la disoccupazione e gliene affibbia altri che non sono affatto la priorità secondo innumerevoli studi in merito, come la sicurezza. Mentre noi abbiamo gli occhi ben puntati sulla realtà, a Trump non possiamo che augurare di uscire presto dagli anni Cinquanta.