In pandemia non si va ai concerti, non si va a teatro, non si va a ballare in discoteca, ma non ci si sposa nemmeno. Il settore intero degli eventi dal vivo è in una crisi pesantissima. Si parla di oltre 560.000 i posti di lavoro a rischio con un calo del fatturato del 70% rispetto allo scorso anno, secondo i dati forniti da Istituto AstraRicerche/ADC Group. Le coppie che avevano intenzione di convolare a nozze hanno dovuto rimandare i festeggiamenti o ridimensionare drasticamente le loro aspettative, adeguandole al protocollo. Quelli che si prospettano, sono ancora mesi di forte indecisione, come lo sono stati quelli precedenti. Da un anno a questa parte tutti i lavoratori che hanno a che fare con l'organizzazione dei matrimoni sono di fatto senza occupazione, in balia di informazioni che latitano e aiuti poco concreti. Cira Lombardo, Wedding Planner and Event Creator, ha chiarito a Fanpage.it com'è la situazione.

Le istituzioni dove sono?

Cira Lombardo è nel settore wedding da oltre 15 anni, ma da 380 giorni per l'esattezza è ferma: "La situazione sta diventando davvero critica" ha ammesso a Fanpage.it, a cui ha spiegato quanto pur nutrendo stima e fiducia nelle istituzioni si sia sentita sempre più abbandonata di fatto, come se il suo fosse un mondo fantasma. Mancano informazioni, mancano rassicurazioni, manca aiuto concreto: "Abbiamo avuto un sostegno economico per chi ha dipendenti: nel mio caso i miei ragazzi percepiscono cassa integrazione al 45%. E poi abbiamo avuto l'anno scorso una percentuale sul fatturato di aprile. Praticamente, una sciocchezza". L'imprenditrice ammette che forse c ‘è stata una leggerezza, quando questa estate si è pensato che l'incubo fosse finito: "A giugno, luglio e agosto abbiamo avuto un po' di respiro, abbiamo ripreso e ci siamo illusi un po' tutti che fosse scomparso il virus. Ma a settembre mi è crollato il mondo addosso, quando si è chiuso di nuovo tutto". In quei tre mesi si sono svolti matrimoni, anche se notevolmente ridimensionati e nel rispetto di un protocollo rigido: un protocollo che invece a oggi latita e di cui ci sarebbe grande bisogno.

Cira Lombardo
in foto: Cira Lombardo

Il settore wedding chiede una data e un protocollo

Questa estate i matrimoni si sono svolti nel rispetto di un protocollo ben preciso che parlava di distanziamento, mascherine, numero massimo di invitati e che è rimasto in vigore fino a settembre. "Noi abbiamo bisogno di pianificazione: quando il 18 maggio è arrivato il protocollo per realizzare i matrimoni chi non aveva abbandonato il sogno è riuscito a preparare l'evento, ma chi aveva rinunciato e poi ha avuto il lasciapassare è rimasto spiazzato". Ma di questo protocollo non c'è nessuna traccia da qui ai prossimi mesi, come se non ci fosse alcuna intenzione di far ripartire il settore, l'unico di fatto escluso dai Dpcm e dalle riaperture (seppur temporanee) che hanno riguardato le altre attività commerciali. Da qui la sfiducia: "Tutti hanno avuto la chance di aprire in qualche modo, mentre per gli eventi non se ne parla, non c'è un protocollo assolutamente. Ma ora abbiamo una campagna vaccinazioni, si prevede il 100% da qui a settembre: il settore degli eventi ha bisogno ora di sapere quando e come potrà agire d'estate. Ma non ce lo possono dire a giugno, dobbiamo saperlo ora. Dateci una data, al 60% dell'Italia vaccinata fateci ripartire con un protocollo. Se non danno la data che cosa dobbiamo pensare: che non ci credono nemmeno loro a questa campagna che hanno presentato?".

La proposta: un coefficiente Covid

Il precedente protocollo, quello a cui ci si è attenuti questa estate, prevedeva un massimo di invitati pari a 30. Questa misura appare mal strutturata, perché non tiene conto delle diverse esigenze delle coppie. Ma in realtà, non tiene conto neppure di un elemento ben più pratico: la diversa grandezza degli spazi. La proposta, pensata dai wedding planner, è stata battezzata da Cira Lombardo come "coefficiente Covid": "In base allo spazio delle location, stabiliamo un coefficiente Covid e decidiamo quante persone possono festeggiare in quello spazio. Non può essere uguale per tutte le location: ci sono sale da 700 mq, è impensabile attivarle per matrimoni di 30 persone". E da vulcano di idee quale è, lei ha già pronta la soluzione anche in caso di ricevimenti che necessitano di più persone rispetto al numero massimo di invitati: "La mattina si festeggia con la famiglia in un modo e poi la sera si cambia allestimento e si festeggia con gli amici".

Cira Lombardo
in foto: Cira Lombardo

Le coppie non rinunciano al loro sogno

Cira è in contatto con tante aspiranti spose destabilizzate emotivamente, che non sanno cosa fare, che rassicura e spinge a portare avanti l'organizzazione: "Prepara tutto a piccoli passi, così appena ci sarà un protocollo e una data di inizio sarai pronta per festeggiare" dice loro. Lei in primis ci crede ancora: sta lavorando a matrimoni per il 2022 ma è ancora in gioco col 2021, con date a giugno e date salvagente ad agosto. La percezione che ha è che sia in Italia che all'estero sia il 2022 l'anno visto come quello della ripartenza e della rinascita. Le situazioni sono diverse: c'è chi fino a ora ha optato per un rito civile per poi spostare la festa più avanti, c'è chi magari ha deciso di accorpare matrimonio e battesimo insieme. Ma su una cosa è sicura: "Nessuno in questi 380 giorno ha detto: rinuncio a sposarmi". Purtroppo la pandemia ha stravolto tante situazioni e tante abitudini, un bagaglio di cui forse sarà difficile riappropriarsi quando l'incubo sarà finito. Basti pensare alla semplice stretta di mano quando si conosce una persona nuova o all'abbraccio con un amico: ci vorrà tempo per rendere nuovamente naturali gesti che fino a un anno fa erano del tutto spontanei, ma di cui abbiamo dovuto fare a meno. E abbiamo dovuto rinunciare anche a tanti aspetti della nostra quotidianità, molti dei quali possibili proprio grazie a quelle persone che con le loro diverse competenze ruotano attorno a un settore che ora ha assoluto bisogno di risposte.