In occasione della Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio è importante riepilogare quali sono i numeri di questo dramma. Nel 2017, ultima rilevazione Istat, in Italia ci sono stati ben 3861 casi di suicidio tra uomini e donne. Numeri che seppur in calo (appena cinque anni prima, nel 2013 i suicidi erano stati 4180, circa il 10% in più) destano sicuramente preoccupazione e non devono far abbassare la guardia sul fronte della prevenzione. Ma c'è un dato particolarmente significativo che riguarda le donne: nel 2017 le donne che si sono tolte la vita sono state 853, mentre gli uomini 3008. Quale è il motivo alla base di questo gender gap? "C'è un dato altrettanto importante che ci fa capire qualcosa di più su questa differenza così significativa tra uomini e donne – ha spiegato a Fanpage.it il professor Giampaolo Perna, medico e psichiatra e responsabile del Centro di Medicina Personalizzata per i Disturbi d'Ansia e di Panico presso Humanitas San Pio X a Milano –  E cioè che le donne compiono più tentativi di suicidio rispetto agli uomini che invece riescono quasi sempre a raggiungere il loro scopo. Alla base di questi due dati c'è sicuramente il fatto che le donne sono maggiormente capaci di creare una rete sociale di sostegno, dai figli agli amici. Mentre l'uomo ha una maggiore tendenza all'isolamento e a chiudersi". Mostrare debolezze e fragilità è ancora un tabù per il mondo maschile. "L'uomo non ha un'intelligenza emotiva sviluppata come quella delle donne – continua lo psichiatra – Le donne hanno una migliore capacità relazionale e soprattutto comunicativa: se patiscono un disagio sono in grado di comunicarlo, di condividerlo e questo diventa a tutti gli effetti un fattore di protezione. Proprio in quest’ottica, il tentativo di suicidio nelle donne talvolta potrebbe essere più una modalità per comunicare una grave difficoltà e richiedere aiuto, senza quindi che vi sia una vera intenzionalità suicidaria. In questi casi è importante accogliere e ascoltare questo messaggio per aiutare le donne a superare il momento difficile".

Suicidio: un evento multifattoriale

Ciò che è importante ricordare è che non sempre dietro a un suicidio c'è soltanto la depressione. "Il gesto suicidario non nasce esclusivamente dalla malattia psichiatrica, non è quasi mai unifattoriale. Si può scegliere di togliersi la vita perché si soffre di una malattia fisica, a causa di un isolamento sociale, di una perdita di ruolo oppure di eventi nella vita che portano a una situazione di disperazione e di fallimento che sembra irreversibile. Per questo è importante avere una rete sociale forte, una rete che ci fornisca una protezione contro la disperazione". Gli ultimi dati divulgati durante il Convegno Internazionale sulle tematiche legate al suicidio di questi giorni, dicono che in Italia ci sono stati almeno 71 casi di suicidio causati dal Covid e 46 tentativi: "È troppo presto per commentare questi numeri, ma sicuramente quello che possiamo dire è che la paura della malattia, il senso di incertezza, la crisi economica hanno messo sotto pressione tantissime persone e ancor di più le persone che già si trovavano in difficoltà. E poi il distanziamento sociale imposto dalla pandemia non favorisce la creazione di quella rete che può proteggere e salvare la vita".

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