“Signore, non siete perfette, ma non c’è dubbio: siete migliori di noi”. Una frase non banale se a dirla è l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. A margine di un evento tenuto a Singapore per conto della sua fondazione, Obama ha aggiunto: “Se ogni nazione della Terra venisse governata da donne, in due anni vivremmo tutti in un mondo migliore. Ci sarebbero miglioramenti significativi in ogni settore: dagli standard di vita al conseguimento degli obiettivi politici”.

Gli Stati Uniti nell’era Trump

Il tempismo è più che mai azzeccato, considerando che proprio gli Stati Uniti sembrano vivere un regresso dal punto di vista dell’immagine che danno di sé al mondo sulla questione di genere. Basta pensare al caso Weinstein, il produttore cinematografico definito “predatore sessuale” dalle presunte vittime, o a Donald Trump di cui si potrebbe scrivere un vero e proprio repertorio a base di misoginia. Qualche esempio? Queste tre frasi potrebbero rendere l’idea: "Le donne sono oggetti esteticamente piacevoli'" oppure “Ho visto donne manipolare gli uomini con una sola occhiata, o magari con un'altra parte del corpo" o ancora "Sapete, non ha molta importanza che cosa i media possano scrivere fintanto che avete con voi una giovane e splendida gnocca". E se il panorama che abbiamo davanti appare piuttosto desolato, è normale che la presa di posizione di Obama faccia clamore. Sappiamo che le quote rosa nella sua famiglia non mancano, una moglie e due figlie femmine, e una madre da sempre impegnata a far valere i propri diritti in un’America del passato poco incline ad accettare, per una donna bianca, un compagno keniano.

Dove il potere è donna

Nonostante i numeri non siano ancora da capogiro, qualcosa si muove. Se l’Italia è men che mai pronta per una premier donna, così come non lo sono stati gli Usa quando la scelta elettorale non è ricaduta su Hillary Clinton, nel mondo le donne iniziano a conquistare delle posizioni di potere in politica. L’ultima dal punto di vista temporale è Sanna Marin, eletta la scorsa settimana alla guida della Finlandia. Trentaquattro anni, astro nascente del Partito Social Democratico, figlia di due madri, ha il primato di essere la premier più giovane del mondo e ha portato con sé, in Parlamento, più ministre che ministri. Lo scorso ottobre, invece, è stato segnato dalla svolta politica dell’Eritrea: Sahle-Work Zewde è la prima donna in tutta l’Africa a diventare Presidente della Repubblica, aggiungendosi a un Governo formato per metà da donne.

Se prendiamo in rassegna gli ultimi anni troviamo anche Jacinda Ardern, chiamata dai suoi avversari con disprezzo “Pretty communist”, che si è subito definita senza giri di parole una femminista convinta. È nota per la sua sobrietà, anche nella gestione dell’attentato terroristico da parte di un suprematista bianco a Christchurch, che provocò la morte di 51 fedeli musulmani. In quell’occasione la Arden decise di non voler alimentare la propaganda e lo fece non nominando mai l’attentatore. Più vicine a casa nostra, invece, troviamo il Belgio di Sophie Wilmès, la Germania di Angela Merkel, l’Austria di Brigitte Bierlein, la Danimarca di Mette Frederiksen, l’Islanda di Katrín Jakobsdóttir e la Norvegia di Erna Solberg.

E l’Italia? Il Belpaese è ancora una volta lontano anni luce dall’essere simile agli esempi riportati. Anzi, se avere una presidente del Consiglio appare al momento una chimera, anche a guardare la formazione del Governo non andiamo poi molto lontano. Nell’attuale Esecutivo sono solamente sette le donne nominate ministro, su un totale di ventuno. Due in più rispetto al Conte I. Mentre a Singapore Obama ha tuonato: “Non a caso i problemi più gravi del mondo sono causati da uomini anziani attaccati al potere”, che ne dicono i nostri di provare a vedere se le donne riescono a fare almeno un po’ meglio di così?