Quest'anno il premio Nobel per la Chimica è andato a Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna. Le due scienziate hanno proseguito le ricerche su un sistema di editing del genoma che potrebbe dare una svolta agli studi su malattie un tempo ritenute impossibili da curare. La loro vittoria è entrata nella storia, perché è stata la prima volta che quel Nobel è andato a due donne. Questo è un segnale importante, che può essere d'incoraggiamento a tante altre giovani interessate a una carriera nella fisica o la chimica, settori ancora considerati "maschili". Da 22 anni la Fondazione L’Oréal in collaborazione con l’UNESCO porta avanti il programma For Women in Science, che si adopera per migliorare la rappresentanza delle donne nelle carriere scientifiche. Si inserisce in questo quadro il premio L’Oréal Italia Per le Donne e la Scienza, che prevede il conferimento di cinque borse di studio a ricercatrici under 35 nell’area delle Scienze della Vita e della Materia, comprese Ingegneria, Matematica e Informatica. E tra l'altro, proprio Charpentier e Doudna erano state insignite nel 2016 del premio, per quel progetto che oggi il Nobel ha definitivamente sancito come rivoluzionario.

Donne e scienza: esiste parità di genere?

In quei settori che per anni sono stati monopolizzati da figure maschili l'inserimento delle donne risulta ancora difficoltoso. Lo ha raccontato a Fanpage.it Lucie Biehler-Gomez, una delle vincitrici delle borse di studio L'Oréal col progetto Dai volti alla quotidianità: come sono cambiate le donne di Milano nel corso dei secoli?. Lo porterà avanti presso l'Università degli Studi di Milano.

Che contributo vuoi dare con la ricerca che porterai avanti grazie alla borsa di studio?

Spero che questa ricerca permetta una migliore comprensione della vita delle donne nel passato, della loro evoluzione e dei cambiamenti nel tempo in modo da avere, oggi, una base solida per la tutela universale dei diritti femminili.

A che punto siamo oggi con la parità di genere nel mondo scientifico?

È un problema ben lontano dall’essere risolto. Nel 21esimo secolo si potrebbe pensare che questioni come le pari opportunità siano ormai superate, eppure non lo sono. La scienza non dovrebbe essere influenzata da questioni sociali di questo tipo. Le donne sono tanto capaci quanto gli uomini e hanno il diritto di avere le stesse opportunità di successo. Siamo ancora molto lontani dall'uguaglianza di genere. Il Women’s Empowerment dipende anche fortemente dalla classe politica e dai legislatori: abbiamo bisogno di donne e uomini coraggiosi e di mentalità aperta, disposti a fare ciò che è giusto, partendo dai piccoli gesti di vita quotidiana, fino ad accertarsi che le nostre leggi siano in grado di trattare tutti allo stesso modo e con pari dignità.

Azioni concrete per supportare le donne nel mondo STEM

In questi due decenni il programma For Women in Science ha supportato e dato visibilità a oltre 3500 ricercatrici di 118 Paesi del mondo. Questa forma di finanziamento è un pilastro importante, perché non lascia sole le ricercatrici e le stimola ad andare avanti. Ma si può fare ancora di più. Ne è convinta anche Giuseppina Arbore, ricercatrice presso l'Ospedale San Raffaele di Milano e vincitrice della borsa di studio L'Oréal col progetto Tumore dell’esofago: il ruolo del sistema immunitario nella risposta alle terapie.

Cosa si può fare per supportare le donne?

A livello globale, non solo in Italia, si riscontra un percentuale di donne molto inferiore rispetto a quella degli uomini, è risaputo. Questo sia a livello di formazione universitaria che poi in ambito lavorativo. Tuttavia l'ambito delle Scienze della Vita e Biomediche riscontra più o meno una parità di genere, non c'è la stessa disparità che c'è per esempio nell'IT (Information Technology). Nel mio dipartimento praticamente la metà dei capi è donna quindi c'è una percentuale bilanciata anche a livelli più alti. Sicuramente sia a livello sociale che a livello statale occorre attuare delle politiche di sostegno più efficaci soprattutto per quanto riguarda la maternità, in modo tale da poter garantire alle donne di bilanciare efficientemente sia la vita lavorativa che quella familiare.

da sinistra: Giuseppina Arbore, Giulia Fredi, Lucie Biehler–Gomez
in foto: da sinistra: Giuseppina Arbore, Giulia Fredi, Lucie Biehler–Gomez

L'ostacolo più grande è la maternità

La maternità è ovviamente un nodo fondamentale in ciò che riguarda il rapporto delle donne con l'avanzamento della loro carriera. Ha dato la sua opinione a Fanpage.it Giulia Fredi, ospitata dall'Università di Trento per il progetto Poliesteri furanoati, i polimeri bioderivati che rivoluzioneranno il mondo del packaging e del tessile. La ricercatrice ha anche commentato in modo molto positivo la presenza femminile ai Nobel, che può certamente essere d'ispirazione.

La maternità è vista come un ostacolo per la prosecuzione della carriera?

Il fatto che le donne si debbano prendere i loro tempi per la maternità non pregiudica il loro operato in quanto professioniste. Una delle cose che si possono fare per favorire le ricercatrici e l'ingresso delle donne nell'ambito delle ricerca è una riforma gigantesca del pre-ruolo in Università. Oggi in Italia dopo il Dottorato di tre anni inizia un percorso di precariato lunghissimo, che può durare anche 8-10 anni. In media il Dottorato finisce tra i 28 e i 32 anni: questa è un'età critica sia per l'affermazione lavorativa che per i progetti personali. Il precariato in questa età colpisce di più le donne che gli uomini secondo me. In quanto donna e ricercatrice non voglio trovarmi a scegliere tra provare a fare carriera e provare a farmi una famiglia. L'uomo non deve scegliere mentre una donna deve assicurarsi che un figlio non penalizzi troppo la sua carriera.

I recenti premi Nobel assegnati a scienziate possono aiutare nella percezione che in mondo STEM non è per soli uomini?

Tutte e tre le vincitrici nel rilasciare le loro interviste hanno detto che sperano di essere di ispirazione. Penso sia importante che le bambine vedano e conoscano donne che hanno avuto successo nella scienza e nell'industria, che le sentano parlare, che sentano quello che hanno da dire, che identificano come role models: "Se ce l'ha fatta lei perché io no?". Così magari tra 50 anni quando si dirà "Sei un genio" non si dirà più "Sei un Einstein" ma "Sei una Charpentier!".