Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare di Carola Rackete, il capitano della Sea Watch finita al centro delle polemiche per aver portato in salvo oltre 40 migranti, non rispettando un divieto della polizia. Di recente a far discutere è stata tanto la questione politica, quanto piuttosto un suo gesto considerato scandaloso. La 31enne si è presentata in procura senza il reggiseno, attirando le critiche dei benpensanti, che non ci hanno pensato su due volte a puntare il dito contro quell'atteggiamento "oltraggioso". La cosa che viene da chiedersi è: perché ancora oggi si crede che una donna che rinuncia alla biancheria intima sia un cattivo esempio? Non sarebbe forse arrivato il momento di capire che le rappresentanti del sesso femminile possono vestirsi come vogliono esattamente come gli uomini?

Le proteste a sostegno di Carola Rackete senza reggiseno

Dopo che Carola Rackete è apparsa senza reggiseno in procura sono stati moltissimi quelli che si sono scagliati per l'ennesima volta contro di lei, definendola scandalosa per aver rinunciato alla biancheria intima per un appuntamento tanto formale. La questione, scoppiata dopo che allo sbarco a Lampedusa aveva ricevuto non pochi commenti sessisti, ha scatenato innumerevoli polemiche, facendo "esplodere" le donne che vogliono rivendicare la loro libertà di vestirsi come meglio credono. Per il 27 luglio è stata addirittura organizzata una manifestazione silenziosa, il #freenipplesday, con la quale si invitano le rappresentanti del sesso femminile a non indossare il reggiseno per sostenere Carola. A dispetto di quanto si potrebbe pensare, non è la solita iniziativa femminista contro la schiavitù del reggiseno, vuole essere un gesto simbolico nella speranza che finalmente si capisca che una donna è libera di lasciare intravedere i capezzoli dalla maglietta. In un gesto simile non c'è nulla di provocante, malizioso o scandaloso, è semplicemente una forma di libertà.

Non indossare il reggiseno è un diritto femminile

Carola Rackete senza reggiseno ha sconvolto l'opinione pubblica, arrivando quasi a oscurare la questione politica legata alla storia. Che si sia trattato di un caso o di una specifica manovra messa in atto per oscurare i veri problemi, non importa, l'unica cosa certa è che è inaccettabile che una donna venga offesa e definita scandalosa solo per aver rinunciato alla biancheria intima. La verità è che il capitano della Sea Watch non ha messo in mostra nessuna nudità, nessun dettaglio scabroso, si è semplicemente sentita libera di presentarsi in procura vestita come meglio credeva. Il caso che si è venuto a creare ha dimostrato che ancora oggi sono troppe le differenze tra uomini e donne, visto che le rappresentanti del sesso femminile sembrano essere costrette a indossare un reggiseno per non essere considerate un cattivo esempio dall'opinione pubblica. Ben vengano dunque le proteste, anche se il loro significato simbolico difficilmente verrà capito al 100% e se nella maggior parte dei casi verranno associate a delle ribellioni femministe alla schiavitù del reggiseno. In fondo, gli uomini possono realmente capire cosa significa passare un'intera giornata costrette nel proprio intimo? Probabilmente no. E' arrivato dunque il momento di alzare la voce per dire basta alle limitazioni, soprattutto quando si tratta di una prevaricazione sul corpo femminile.