Carola Rackete è la 31enne comandante della Sea Watch 3 che ha infranto il divieto di Matteo Salvini, decidendo di entrare in acque territoriali italiane in direzione del porto di Lampedusa, così da salvare decine di migranti bloccati a bordo. Dopo essere stata arrestata non appena sbarcata, nelle ultime ore si è deciso di liberarla poiché il reato di resistenza a nave da guerra non sussiste. Al di là dei possibili risvolti politi della vicenda, a far discutere sono le offese che la donna è stata costretta a subire non appena ha toccato terra. Alcuni dei presenti le hanno augurato di essere stuprata dalle persone che aveva portato in salvo, come se fosse quella sessuale l'unica e giusta punizione per il presunto reato. Di fronte delle parole tanto agghiacciati viene da chiedersi: se ci fosse stato un uomo al suo posto sarebbero state usate offese dello stesso genere? Probabilmente no, a dimostrazione del fatto che il sessismo è ancora oggi una realtà insita nel modo di pensare comune.

"Spero che ti violentino": i terribili insulti sessisti a Carola Rackete

Nel momento in cui la Sea Watch 3 è sbarcata a Lampedusa, per Carola Rackete ha avuto inizio un vero e proprio incubo. Non solo non è solo stata arrestata dalla Guardia di Finanza per non aver obbedito a un ordine di una nave militare, portando in salvo 43 migranti che, in sua assenza, avrebbero perso la vita visto che già da più di 15 giorni erano in mare senza ricevere alcun tipo di soccorso, è anche diventata vittima di insulti terribili e agghiaccianti. Innanzitutto i presenti al porto di Lampedusa l'hanno salutata con un dispregiativo "Ciao crucca", riferendosi alle sue origini tedesche, poi hanno continuato con "Zingara, cornuta, venduta, tossica". Il peggio, però, doveva ancora arrivare, Carola ha ricevuto delle imperdonabili offese sessiste che non possono fare a meno di sconvolgere la coscienza pubblica. Tra i presenti qualcuno ha urlato: “Spero che ti violentino questi negri, a quattro a quattro te lo devono infilare”. Subito dopo l'uomo che parlava ha poi esteso il macabro augurio di stupro anche alle mogli di tutti quelli che l'avevano aiutata. A testimoniare l'accaduto è stato Davide Faraone, deputato del Pd che era nel porto di Lampedusa quando la Sea Watch 3 è sbarcata. Ha postato il video su Twitter con la didascalia “Accolti dall’odio dei leghisti a Lampedusa” e quelle immagini hanno fatto il giro del web in pochissime ore. L'uomo che ha insultato la Rackete, un pizzaiolo siciliano di 23 anni, si è poi difeso dicendo semplicemente che era ubriaco e che, visto che qualche giorni prima due tunisini avevano molestato la fidanzata, provava anche molta rabbia nei confronti dei migranti. Si è poi scusato per gli insulti sessisti, sottolinenando il fatto che non è un leghista ma che vota per il M5S.

Gli insulti a Carola Rackete dimostrano che il sessismo è ancora una triste realtà

Nessuno meglio di una donna sa cosa significa combattere ogni giorno contro il sessismo e contro quelle piccole forme di discriminazione ormai diventate insite nel modo di pensare della società moderna. Secondo alcuni preconcetti culturali, le rappresentanti del sesso femminile sarebbero "inferiori" alla controparte maschile, sarebbero alla continua ricerca di protezione, sostegno e aiuto da parte degli uomini semplicemente perché nate donne (e in quanto tali deboli e gentili) ed è per questo che si ritrovano quotidianamente a dover affrontare continue piccole sfide per dimostrare il proprio valore. Nel momento in cui succede qualcosa che le fa finire al centro del mirino dell'opinione pubblica, però, che si abbia torto o ragione non importa, verranno sempre attaccate sul versante sessuale. Tra tante offese esistenti, quando ci si rivolge in modo aggressivo a una donna si farà sempre riferimento al suo essere una poco di buono, come se tutto, anche le sue capacità decisionali, fossero sempre legate al sesso a cui appartiene. E' proprio quanto successo a Carola Racket quando è sbarcata a Lampedusa. Piuttosto che essere definita una irresponsabile, una criminale o semplicemente una "stronza" per aver infranto il divieto di Matteo Salvini, la prima cosa che è venuta in mente ai presenti è stato augurarle di essere stuprata dai migranti che aveva portato in salvo, cosa che non sarebbe mai capitata se a guidare la Sea Watch 3 ci fosse stato un uomo. Tra le tante "colpe" di Carola ci sarebbe stata dunque anche quella di essere nata donna. A prescindere dall'ideale politico che si segue e dalla voglia di sostenere o meno l'operato della Rackete, nel 2019 non sarebbe forse arrivato il momento di offendere una donna per i suoi reali errori piuttosto che per il sesso a cui appartiene?

Definire Carola Rackete "capitana" è improprio e sessista

Al di là delle terribili offese ricevute da Carola Rackete quando è approdata a Lampedusa, nei suoi confronti si starebbero mettendo in atto delle forme di sessismo così "silenziose" da passare quasi inosservate. Essendo la donna al timone della Sea Watch 3, su tutti i giornali è stata spesso definita "capitana", dimenticando che letteralmente il termine ha un significato del tutto differente rispetto a quello che si vuole esprimere. Sul vocabolario Treccani sotto la voce "capitana" c'è la definizione "La moglie di un capitano; donna autoritaria", due cose che non corrispondono affatto al ruolo ricoperto da Carola ma che sottolineano solo la sua appartenenza al sesso femminile. Carola potrà essere anche stata a capo di una nave rompighiaccio nel Polo Nord, essere diventata secondo ufficiale della Ocean Diamond, aver guidato l'Arctic Sunrise di Greenpeace, aver lavorato al fianco della British Antartic Survey, aver studiato cinque lingue, essersi laureata in conservazione ambientale alla Edge Hill University nel Lancashire, agli occhi della sessista opinione pubblica sarà sempre e solo una donna prima di ogni altra cosa.