La femminilità è ancora molto legata al concetto di maternità: è difficile liberarsi di questo binomio e per le donne che non desiderano realizzarsi come madri non è sempre facile spiegare il loro punto di vista. È uno stereotipo ancora diffuso, quello secondo cui la vetta più alta per una donna sia crearsi una famiglia, avere un marito devoto e dei figli belli, intelligenti ed educati. Posto che il modello “famiglia del Mulino Bianco” esiste solo negli spot delle merendine, ciascuna donna dovrebbe sentirsi libera di scegliere il proprio ideale di famiglia, che non necessariamente include pargoli al seguito per esempio. E l’istinto materno? Bellissimo certo, ma magari sopravvalutato e di certo non onnipresente. Non ha avuto figli, per esempio, Rita Levi Montalcini e questo non le ha impedito di essere una gran donna e di entrare nella storia. Rai 1 l'ha omaggiata con una fiction interpretata da Elena Sofia Ricci, che l'ha definita una donna «meravigliosamente imperfetta».

Rita Levi Montalcini, scienziata devota e donna rivoluzionaria

Ancora ci sono alcune riserve nei confronti delle donne che dimostrano una propensione non legata alla sfera familiare o che addirittura la escludono del tutto. Sarebbe forse ora di accettare serenamente il fatto che non tutte le donne possiedono il fatidico istinto materno, o meglio: non tutte le donne scelgono di dare precedenza alla famiglia e non tutte le donne vogliono figli. Che è ben diverso dal parlare di rinuncia. A volte, semplicemente, si sceglie consapevolmente di volersi dedicare ad altro, a qualcosa che si ritiene più importante e a cui si decide di voler dedicare la propria intera esistenza, senza interferenze. E senza vivere come rinuncia tutto il resto. Lo ha fatto, in tempi anche più difficili di questi, Rita Levi Montalcini. Siamo nel 2020 ed è ancora messa in discussione la figura femminile: la donna è quotidianamente oggetto di critiche e insulti quando non perfettamente allineata a un prototipo ideale. Ecco, pensate cosa doveva essere per una donna degli anni Trenta, in cui la cui massima aspirazione era trovare un buon marito e l’Università era una perdita di tempo, dire: io non solo voglio laurearmi in Medicina, ma un marito e dei figli non li contemplo minimamente.

Prima la scienza, poi tutto il resto

Rita Levi Montalcini di stereotipi ne ha abbattuti due: quello della donna che non poteva avere accesso alle facoltà mediche e quello della donna moglie e madre. L’interesse per le materie scientifiche e la passione per la medicina non le bastavano: lei voleva farne materia di vita, carriera professionale e mettersi al servizio del mondo. Suo padre, allineato alla visione patriarcale dell’epoca non voleva si iscrivesse all’Università. Ma come fare, per tenere in gabbia una mente così eccelsa e libera? Sin da ragazza le sue idee erano chiare: di accettare passivamente lo stereotipo dominante di donna non aveva alcuna intenzione. Sapeva di essere nata per la scienza, sapeva che un figlio o un marito non sarebbero mai stati conciliabili con la sua missione, che con consapevolezza aveva eletto a parte non intaccabile della sua vita. Un matrimonio e dei figli inevitabilmente lo avrebbero fatto, avrebbero intaccato la sua lucidità, la sua devozione, il suo tempo.

Una scelta consapevole è diversa da una rinuncia

La scelta della scienziata fa di lei una donna meno valida? Meno potente? La sua abnegazione alla scienza è arrivata in anni in cui l’emancipazione era ben lungi da arrivare, soprattutto considerato che per certi aspetti su questa questione siamo indietro ancora oggi. Figuriamoci allora. Quella della Montalcini è la scelta consapevole di una donna che serenamente sa a cosa si sente realmente devota, sa a cosa dedicare tutta sé stessa e lo fa al massimo della sua possibilità. La realizzazione scientifica non è mai stata una colpa e l’assenza di una famiglia non è mai stata una rinuncia. Una famiglia sarebbe stata solo un impedimento in ciò a cui lei sentiva di dover dare la precedenza, per onestà e rispetto verso sé stessa. L'aspetto rivoluzionario di questa figura sta proprio in questo: non ha accettato di adeguarsi a uno stereotipo, si è distinta senza fare nient’altro che essere fedele alla propria natura.