Anche sul versante dell’occupazione e dell’empowerment femminile mai come ora appare netta la differenza tra nord e sud. Parliamo in questo caso dell’Europa, dove è di ieri l’ufficializzazione che l’Estonia ha, per la prima volta nella sua storia politica, una premier donna. Questa, oltre a essere un’importante notizia di per sé, è la dimostrazione di un trend che vede protagonisti un gran numero di Paesi del Nord: in Norvegia, Lituania, Islanda, Danimarca, Finlandia e ora anche in Estonia, infatti, la politica è donna.

Kaja Kallas, la prima donna al Governo dell'Estonia

In piena pandemia da Coronavirus non c’è solo l’Italia ad avere la sua crisi di Governo. Lo abbiamo visto in Olanda, con lo scandalo che ha travolto il premier Mark Rutte, e in Estonia dove un altro scandalo ha costretto alle dimissioni il primo ministro Juri Ratas, in carica dal 2016. Al suo posto la presidente della Repubblica Kersti Kaljulaid ha chiamato Kaja Kallas, capo del partito riformista, chiedendole di formare un nuovo governo, diventando così di fatto la prima donna premier nella storia del piccolo stato baltico. Avvocato specializzato in antitrust, è figlia di di Siim Kallas, ex premier dell'Estonia dal 2010 a 2014. È stata eurodeputata ed è al timone dei riformisti dal 2017, quando nel Paese spiravano venti nazionalisti nell’ondata che ha travolto tutto l’Europa.

Le lunga tradizione delle donne al potere nel Nord Europa

Nei Paesi del Nord, avere una donna al potere sembra essere diventata la regola, a cui fa eccezione (per una dinamica che a noi appare unica, essendo abituati all’esatto contrario) solo la Lettonia e la Svezia, che hanno due uomini premier. Ma il fatto che le donne siano arrivate al vertice non è un caso, ma il frutto di politiche di genere che funzionano da anni nella maniera più inclusiva. Il Women, Peace and Security Index, l’indice della condizione delle donne nei vari Paesi del mondo, ha piazzato (nel biennio 2019-2020) nei primi posti la Norvegia, seguita dalla Svizzera, dalla Finlandia e dalla Danimarca. Su 167 Paesi, l’Italia è 28esima. Dicevamo, però, che donne e potere sono un binomio che non dovrebbe stupire. In Finlandia, infatti, il totale di donne deputate è passato dalle 19 del 1907 (il 9,5% del totale) alle 94 del 2019, un record assoluto che ha portato le deputate a occupare il 47 per cento dei seggi. Pensiamo che la prima donna a ricoprire il titolo di ministro risale al 1926-1927, quasi 20 anni prima dell’estensione del diritto di voto alle italiane.

La lunga strada da fare in Italia

Insomma: mentre la Finlandia aveva un ministro donna, nel nostro Paese le donne ancora non avevano la possibilità di recarsi alle urne. È un fatto, dunque, che nel lungo cammino di uguaglianza sociale e politica che le donne stanno compiendo, l’Italia è nettamente indietro. Lo è perché la storia politica del nostro Paese ha incluso le donne, tralasciando il ruolo di subalternità al capo che hanno spesso ricoperto, solo di recente. Deputate, senatrici, ministre: quanto siamo ancora poco abituati a riconoscere loro i propri meriti e capacità senza vederne un legame di convenienza con l’uomo di spicco del proprio partito? E quanto, altrettanto spesso, decine di donne sono state appositamente piazzate nei palazzi del potere per ingraziarsi stampa e pubblico in nome delle tanto agognate quote rosa? Questo è stato possibile perché la storia delle donne su un palcoscenico pubblico, in Italia, è storia recente. Non ha quelle salde radici nel passato come i Paesi del nord Europa. La strada da noi è ancora lunga, ma guardando a Nord abbiamo tutto da imparare.