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Meditazione dallo smartphone: i pro e contro (pochi) di praticare mindfulness con le app

Un italiano su tre dall’inizio del lockdown si è avvicinato alla meditazione utilizzando delle app sul proprio telefono. Quali sono i pro e i contro di praticare mindfulness senza un istruttore in carne e ossa ma con il proprio smartphone a fare da guida, lo abbiamo chiesto alla dottoressa Maria Beatrice Toro, psicologa e esperta di mindfulness.
Intervista a Dott.ssa Maria Beatrice Toro
Psicologa e psicoterapeuta, docente presso l’Università Sapienza di Roma
A cura di Francesca Parlato
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Gli italiani sono sempre più zen. Da quando è iniziata la pandemia infatti, secondo una ricerca condotta da YouGov e da Petit Bambou (una delle più note applicazioni di mindfulness in Europa) il 56% degli intervistati (un campione di circa 2000 persone) ha raccontato di aver iniziato a praticare proprio durante il lockdown di inizio anno. La maggior parte delle persone coinvolte nel sondaggio ha ammesso che il motivo per cui si è avvicinata a questa pratica ha a che fare con la voglia di rilassarsi e di ridurre lo stress (rispettivamente il 65% e il 61%), altri invece hanno iniziato con l'obiettivo di imparare a gestire le proprie emozioni (50%) e per migliorare la concentrazione (50%).

Mindfulness dallo smartphone: i pro

E sempre lo studio di YouGov ci dice che oggi un italiano su tre medita attraverso applicazioni mobili. I motivi? In primis ovviamente il fatto che le palestre e i centri chiusi, poi il fatto che non ci siano vincoli di orario, grazie alle app infatti si può meditare in qualsiasi momento lo si voglia, scegliendo anche la durata di ogni sessione, a seconda del tempo a disposizione. Così lo smartphone si trasforma: non più strumento di lavoro e di distrazione ma alleato per i momenti dedicati al proprio benessere. "La mindfulness, così come altre tecniche di autoregolazione emotiva, si prestano moltissimo a essere svolte tramite supporto. C'è una tradizione proprio di uso di file audio, un tempo cassette. Anche perché è difficile condursi da soli, è sempre utile avere una voce che dia le istruzioni, il rischio altrimenti è perdere il filo e distrarsi dalla pratica" ha spiegato a Fanpage.it Maria Beatrice Toro, psicologa, psicoterapeuta e autrice di numerose pubblicazione sulla Mindfulness. Gli altri vantaggi di praticare con le app sono legati al tempo: "Puoi meditare quando vuoi, per quanto tempo vuoi e su queste app sono caricati tantissimi protocolli differenti adatti a ogni esigenza e non bisogna neanche preoccuparsi della performance, avendo la possibilità di fare e rifare, non dobbiamo stare lì a chiederci se facciamo bene o facciamo male".

I contro della meditazione "da remoto"

I vantaggi sono innumerevoli, i contro sono praticamente azzerati. C'è solo una cosa che manca, alle app, come in molti ambiti della nostra vita in questo periodo, il confronto. "Più che quello con l'istruttore, manca il gruppo. La possibilità di condividere con altre persone quello che stai facendo. In sanscrito si chiama sangha, la compagnia della meditazione". Confrontarsi, ragionare sulla pratica appena svolta è un momento essenziale nella mindfulness: "Il contributo del gruppo è fondamentale e non averlo vuol dire comunque fare un'esperienza minore. E poi non bisogna dimenticare che la fase finale della meditazione mindfulness consiste in una sorta di intervista. Un momento di dialogo è quello che davvero manca a chi fa mindfulness tramite app o ascoltando file audio o video". E per chi si sta avvicinando ora alla pratica il consiglio è essere curiosi: "Provate, sperimentate, meditate a orari e in luoghi diversi perché ogni pratica vi tirerà fuori qualcosa di diverso. La meditazione ci aiuta a ritrovare lucidità e a contrastare la pandemic fatigue. Che la mindfulness fosse importante e facesse bene alla salute lo sapevamo già, ma oggi, a causa del Coronavirus sappiamo quanto veramente lo sia".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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