Kaja Kallas è entrata nella storia del suo Paese: è la prima premier donna dell'Estonia, che vanta in realtà un governo con una forte presenza femminile, dove è rispettata la parità di genere. Nel nord Europa non è una novità questo scenario, a differenza del sud. Basti guardare in casa nostra, al caso italiano, dove le posizioni al vertice (in politica e non) sono sempre a maggioranza maschile. La Kallas, leader del Partito riformista, si va dunque ad aggiungere alla tedesca Angela Merkel, alla finlandese Sanna Marin, alla danese Mette Frederiksen e alla lituana Ingrida Simonyté.

Per la prima volta nella storia estone un premier donna

Kaja Kallas arriva alla guida del Paese in un momento molto delicato e non solo per la pandemia. L'Estonia è reduce da uno scandalo di corruzione che ha costretto l'ex primo ministro Juri Ratas, in carica dal 2016, a presentare le sue dimissioni. È stato questo l'evento che ha portato la presidente della Repubblica Kersti Kaljulaid a chiedere a Kaja Kallas di formare un nuovo governo. Adesso è ufficialmente la prima donna a ricoprire il ruolo di primo ministro nel piccolo stato baltico. L'eurodeputata e avvocato specializzato in antitrust, è in un certo senso "figlia d'arte", cresciuta a pane e politica. Suo padre Siim Kallas, infatti, è stato a sua volta premier dell'Estonia dal 2010 al 2014.

Le donne alla guida dell'Estonia

In Estonia non c'è solo un premier donna. Oltre alla presidente Kersti Kaljulaid ci sono anche sei ministre in squadra, su un totale di 14. La foto di rito, dopo il giuramento di Kaja Kallas, fotografa proprio questa realtà molto paritaria, dove proprio i ruoli al vertice sono "al femminile". Sono donne, infatti, anche i ministri scelti per due settori considerati tradizionalmente quelli chiave: agli Esteri c'è Eva-Maria Liimets e alle Finanze Keit Pentus-Rosimannus. Tra gli obiettivi del governo c'è sicuramente tenere sotto controllo la pandemia. Parlando davanti al parlamento la neopremier ha promesso di "mantenere l'Estonia il più aperta possibile, affinché le persone possano andare a lavorare, i bambini possano andare a scuola e l'economia possa ripartire".