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Opinioni
1 Febbraio 2021
17:39

Le donne perdono il lavoro a causa del Covid: sono 99mila, mentre gli uomini si fermano a duemila

I dati Istat confermano attraverso i numeri ciò che da tempo si denunciava: la crisi da Covid-19 la stanno pagando le donne. Nonostante il blocco dei licenziamenti, il lavoro femminile è fatto per lo più di partite iva e contratti deboli, che non hanno tutele. Così, su 444 mila persone rimaste senza lavoro, tra inattivi e disoccupati, 312 mila sono donne. Senza un piano di investimenti sull’occupazione femminile, l’intero Paese rischia di non ripartire.
A cura di Giulia Torlone
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L’occupazione in Italia, nel pieno della crisi da Covid, scende vertiginosamente. Dopo una leggera ripresa tra lo scorso luglio e novembre, continua la sua corsa verso il basso. Il dato allarmante è che questo segno negativo riguarda quasi interamente le donne. E a ben guardare, oltre ai numeri e alle percentuali, in un momento di fragilità dell'intero sistema-Paese, c’era purtroppo da aspettarselo che a pagare i danni della mancanza di tutele e politiche adeguate fossero proprio le donne.

La crisi da Covid, una catastrofe annunciata per le donne

La realtà fotografata dall’Istat è questa: in totale i lavoratori scendono di 101 mila unità, di cui duemila sono uomini. Questo significa che ben 99 mila sono le donne che hanno perso il lavoro o che risultano disoccupate. Una sproporzione enorme, che fotografa in maniera numerica ciò che si denuncia da tempo, ovvero che la crisi da Covid la stanno pagando le donne. Se le parole e i racconti non bastavano, i numeri ci aiutano a comprendere un’emergenza che sembra non avere un freno. Nel mese di dicembre si sono persi 79 mila posti di lavoro rispetto al mese precedente. In totale, tra disoccupati e inattivi, nel 2020 444mila persone sono rimaste senza lavoro: 312 mila sono donne. Sono contratti interrotti o non rinnovati.

Il lavoro femminile tra contratti precari e partite iva

Vi starete chiedendo perché, dato che i licenziamenti, per decreto, non sono possibili. La realtà è che sono tantissime le donne che lavorano con partita Iva o nei settori più fragili e meno tutelati come quello delle collaboratrici domestiche. I numeri, quindi, ci raccontano quello che da mesi era chiaro a tutti: la crisi sanitaria e sociale che il Covid ha portato con sé ha mostrato i nervi scoperti del nostro Paese: alle donne ricade completamente la cura della famiglia, sono quelle con meno tutele contrattuali, quelle che ricorrono maggiormente alla partita iva e al lavoro autonomo, che hanno sulle spalle la cura dei più anziani. Per tutti questi motivi, sono le prime a perdere il lavoro quando c’è da barcamenarsi con la vita privata. Lo perdono quando l’incertezza economica è tale che si salvano solo coloro che hanno contratti stabili o posizioni più alte nella piramide aziendale.

Il Recovery Fund, un'occasione persa

Se tanti non hanno mai preso sul serio le rivendicazioni che molte donne hanno fatto durante questi mesi, chissà se la realtà presentata dall’Istat li convinca meglio a mettere a fuoco il problema e le soluzioni. Senza un investimento per far ripartire l’occupazione femminile, l’Italia non riparte ora e non ripartirà a breve. Prima dell’arrivo del Covid, in Italia, lavorava meno della metà della popolazione femminile. Ora il numero scende ogni giorno di più. E questo pesa sul Pil e sulla salute sociale del Paese, se non basta parlare della legittima crescita di ogni donna. Il Recovery Fund poteva essere un mezzo perfetto per investire denaro e mettere in moto l’occupazione femminile, peccato che ci sia fermati a bonus e piccole somme invece di progettare un piano vasto, che permettesse di ripensare nella totalità il corretto accesso di ogni donna nel mondo del lavoro. Non c’è più tempo da perdere, la catastrofe era annunciata da tempo, solo non si è voluto vederla.

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Trent’anni, giornalista professionista, si occupa di politica e questioni di genere tra web, carta stampata e tv. Aquilana di nascita, ha studiato Italianistica a Firenze con una tesi sul rapporto tra gli intellettuali e il potere negli anni duemila. Da tre anni è a Roma, dedicando anima e cuore al giornalismo. Naturalmente polemica e amante delle cose complicate, osserva e scrive per capirci di più, o per porsi ancora più domande. Profondamente convinta che le donne cambieranno il mondo. 
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