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Le coppie moderne scelgono il LAT e dicono no alla convivenza

Convivenza sì o convivenza no? Sempre più coppie scelgono la strada del LAT (Living apart together) cioè non convivere ma avere ciascuno la propria abitazione a cui fare ritorno dopo aver trascorso del tempo insieme. Ne parla anche la psicoterapeuta Lucy Beresford nel nuovo libro Happy Relationships.
A cura di Giusy Dente
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Vivere nella stessa abitazione col proprio partner può mettere a dura prova la relazione: non tutti sono disposti a condividere spazi e quotidianità, col rischio che sopraggiungano la noia e la monotonia. Per questo sempre più coppie stanno scegliendo di non vivere insieme. Il libro Happy Relationships di Lucy Beresford affronta proprio questo argomento: il modo in cui le coppie decidono di impostare la loro relazione dal punto di vista “pratico”, dunque come gestire il tempo insieme e se optare per un'eventuale convivenza. Questa scelta sembra non essere la preferita degli uomini e delle donne di oggi, che a quanto pare preferiscono stare insieme…ma non troppo. Ciò poggia su basi ben precise. Avere ciascuno la propria casa garantirebbe innanzitutto maggiore privacy e scongiurerebbe il rischio di sfociare in una relazione di coppia piatta. Mantenere i propri spazi individuali sarebbe un modo per far durare il rapporto e non spegnerlo, ma attenzione perché non è uno stile di vita che tutti possono mantenere. Trovare il giusto equilibrio tra condivisione e individualità non è facile. Infatti nel cosiddetto LAT (acronimo di Living apart together) ci sono sia pro che contro.

Pro e contro della convivenza

Lucy Beresford è scrittrice, giornalista e psicoterapeuta. Nel libro Happy Relationships illustra proprio la tendenza (sempre più diffusa tra le coppie di oggi) di stare insieme ma senza convivere. Per questa scelta si usa l'acronimo LAT, un'impostazione del rapporto che ha sia lati negativi che positivi. Da un lato la relazione resta stimolante e senza vincoli, perché ciascun componente della coppia mantiene la propria autonomia e indipendenza: si sta insieme quando se ne ha voglia, non perché si è obbligati a condividere un divano, una cucina, un letto. Questa fluidità ha benefici anche sulla sessualità, perché tiene vivo il desiderio. Dall'altro lato, però, ovviamente il LAT comporta spese maggiori: significa mantenere due case e non tutti possono affrontarlo. Invece è una scelta d'obbligo per chi vive storie a distanza. Da un lato dunque il brio di sentirsi senza obblighi e costrizioni, dall'altro la rinuncia alla condivisione della quotidianità, che per alcuni è fondamentale.

Realtà VS Film

«Stare insieme, ma separati, ti dà spazio per respirare» ha dichiarato Lucy Beresford a The Guardian, illustrando quanto il LAT sia oltre che sano anche decisamente più realistico degli scenari fiabeschi proposti spesso in film e sitcom, all'insegna della famiglia allargata, del "tutti insieme appassionatamente" o dell'idilliaca e romantica convivenza felice per una vita intera. La scelta è personale e ovviamente deve essere presa insieme, affinché risulti funzionale. Basti pensare alle tante coppie "scoppiate" durante il lockdown, a causa proprio di una convivenza forzata, elemento su cui ha deciso di puntare Enrico Vanzina nel suo nuovo film Lockdown all'italiana.

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